ELEGANZA DISCRETA DI UNA VALLE 2021 – Concorso di fotografia “Marco Fusco”

Il Centro Storico Culturale Valle Brembana “Felice Riceputi”, per ricordare la figura di Marco Fusco nativo di Piazza Brembana e amante della Val Brembana, ha indetto, anche per il 2021, il concorso fotografico dal titolo Eleganza discreta di una Valle – Concorso di Fotografia Marco Fusco.

Con questa iniziativa il Centro Storico Culturale si propone di contribuire a far conoscere e valorizzare aspetti non usuali della Valle Brembana: elementi di particolare rilevanza ambientale e bellezza formale, squarci di vita, relazioni sociali e momenti di operosità.

L’organizzazione del concorso è curata dal Centro Storico Culturale in collaborazione con Fotografi Brembani.
I partecipanti potranno inviare le loro opere dal 10 febbraio al 20 aprile 2021.

Il concorso assegnerà premi per un valore complessivo di 1.500,00 euro.  

Saranno premiati gli autori delle prime cinque opere classificate. Al vincitore andrà un premio del valore di 700 euro; agli altri quattro classificati andranno, nell’ordine, premi del valore di 350, 200, 150 e 100 euro.

La premiazione si terrà a Piazza Brembana il 5 giugno 2021.

LO STABILIMENTO EX-SASA DI SAN PELLEGRINO

LO STABILIMENTO EX-SASA DI SAN PELLEGRINO. UNA PAGINA DI ARCHEOLOGIA INDUSTRIALE

È in fase di stampa il nuovo libro realizzato dal Centro Storico Culturale, con il concorso del Comune di San Plelegrno Terme, dedicato allo stabilimento ex SASA.

L’occasione per questa iniziativa è legata all’allestimento di una mostra fotografica dedicata allo stabilimento SASA negli anni del secondo dopoguerra, che ha consentito di aprire uno squarcio sulla storia di questa fabbrica, dismessa da sessant’anni e ormai quasi dimenticata.

Il contributo fondamentale alla ricostruzione della vicenda proviene dalla ricerca didattica Un passato da scoprire in una fabbrica da demolire, realizzata nel 1988 da una classe del Liceo Scientifico di Zogno in occasione della riqualificazione dell’area su cui sorgeva la fabbrica, ormai in preda al degrado.

Il testo, le immagini e i documenti della ricerca sono pubblicati pressoché integralmente, fornendo una panoramica completa e dettagliata delle vicende che accompagnarono lo stabilimento dalla sua nascita, nel 1874, come setificio, alla successiva trasformazione in iutificio, ai vari passaggi di proprietà, fino alla chiusura nel 1961. Una storia importante, perché ci lavorarono migliaia di persone, in gran parte donne, in condizioni spesso difficili, fornendo un contributo non trascurabile all’economia locale.

La pubblicazione, promossa dal Centro Storico Culturale Valle Brembana “Felice Riceputi” e sostenuta dalla partecipazione del Comune di San Pellegrino Terme, intende contribuire a riscoprire questo aspetto di storia economica e sociale alla quale sono legate le vite di tante famiglie di tutta la Valle Brembana.

LA VALLE BREMBANA IN 100 SCHEDE Isola di Fondra

LA PARROCCHIALE DI SAN LORENZO A FONDRA

Architettura: prima metà del sec. XVIII. Dipinti: tela di B. Tisi detto il Garofalo, 1541; tela con Madonna e Santi del Ceresa, 1656.Scultura: ancona con sei statue, 1545. Arredo: banco presbiteriale e stalli del coro, secoli XVII e XVIII.

L’edificio. La parrocchiale dedicata a San Lorenzo ci appare oggi come fu ricostruita nella prima metà del ‘700. Essa domina l’abitato nella sponda opposta del Brembo rispetto alla strada provinciale ed è accessibile a piedi con una scalinata. L’accesso alla chiesa è asimmetrico e caratteristico, così come originale è la collocazione del portico, che copre in parte la facciata dell’edificio.

I dipinti. All’interno la chiesa conserva una rarità per la provincia bergamasca: di tratta di un’opera del pittore ferrarese Benvenuto Tisi, detto il Garofalo, donato da un tal Giorgio Michetti, residente a Venezia. In questa Annunciazione, già su tavola poi trasportata su tela con un restauro, cogliamo i tratti di una dimensione aulica, ideale, che fa di questa Madonna una dolcissima nobildonna, così diversa dai nostrani Cavagna o Ceresa. Una pala di quest’ultimo nella chiesa di Fondra è la Madonna in gloria con i Santi Nicolò da Tolentino, Rocco, Sebastiano e Carlo Borromeo che, pur convenzionale nell’impaginazione simmetrica, raggiunge effetti di affascinante realismo secentesco nello scapigliato San Rocco, nell’ascetico San Carlo e nel patetismo insistito di San Sebastiano.

L’Annunciazione, di Benvenuto Tisi detto il Garofalo

La scultura e l’arredo. Un altro pezzo di valore presente in questa chiesa è un’ancona lignea con sei sculture policrome più la cimasa con una Pietà: la cornice è classica con le sue colonne ad altorilievo e il suo andamento orizzontale, le statue sono statiche e bloccate nella loro fissità ed hanno il fascino un po’ ingenuo dell’arte popolare. Bello l’arredo ligneo del ‘600 e ‘700, in particolare i pannelli con intarsi eseguiti nel 1734 da G.B. Caniana. Si segnala anche l’interessante organo, recentemente restaurato, opera unica del Taramelli, probabile allievo dei Bossi, datata 1789.

L’ancona lignea con sei sculture della parrocchiale di Fondra
FRAZIONE TRABUCHELLO, PARROCCHIALE DI SANTA MARGHERITA

Dipinti: tele dei secoli XVI e XVII. Archeologia: tombe altomedievali. La primitiva chiesa quattrocentesca è stata sostituita da strutture più recenti, frutto di rimaneggiamenti dal ‘600 in poi, fino all’eclettica facciata novecentesca.

I dipinti. All’interno sono conservate cinque tele anonime a forma di lunetta, eseguite tra ‘500 e ‘600: esse rappresentano la Madonna col Bambino e figure di Santi. Nel contesto di un’esuberante decorazione barocca si trova la pala della Madonna del Rosario, con i 15 misteri, la Madonna che allatta il Bambino, San Domenico e Santa Caterina da Siena e un bel paesaggio al centro, opera del pittore Benedetto Adolfi (1668). La tela con la gloria di Santa Margherita, protettrice delle partorienti, è forse opera di Giuseppe Ceresa, figlio del più famoso Carlo. Un anonimo Angelo Custode tra i Santi Antonio abate e Antonio da Padova è opera della fine del ‘600.

La parrochiale di Trabuchello in festa

L’arredo. Bello il bancale del presbiterio, intarsiato e intagliato con figure di cariatidi tra ‘600 e ‘700. Tra gli arredi preziosi un insieme di cartegloria del ‘600 e una croce del ‘400 assai raffinata.L’organo è un Bossi del 1880.

Archeologia. Recentemente sotto il pavimento della chiesa sono venute alla luce i resti di una necropoli altomedievale consistenti in una struttura muraria e in sei tombe (una di un bambino), disposte secondo l’asse dell’antica chiesa, dalla caratteristica forma “antropoide”, che si restringe in corrispondenza della testa e delle gambe. Il ritrovamento è probabilmente relativo ad uno stanziamento in età tardoantica (sec V-X), in posizione strategica lungo la valle, già nota in età romana per le sue miniere di ferro e rame.

QUADERNI BREMBANI 19

È in fase di completamento la consegna ai Soci delle copie del nostro Annuario QUADERNI BREMBANI 19, unitamente alla tessera per il 2021. Chi non è socio e desidera avere una copia dell’Annuario la può trovare nelle principali edicole e cartolerie della Valle Brembana e presso le librerie Legami e Arnoldi di Bergamo.

Purtroppo la pandemia, assieme ad altre cause, ha portato via ben nove soci, ai quali abbiamo dedicato un affettuoso ricordo nell’apposita sezione dei “Commiati”. E proprio alla pandemia, con l’eco dei tragici mesi di forzata chiusura, abbiamo dedicato un’altra sezione, dal titolo “Tempo di pandemia”, con le testimonianze di alcuni soci attivi in vari settori e significativi testi poetici.

L’edizione di quest’anno contiene in tutto una sessantina di contributi che ci propongono informazioni inedite su diversi aspetti della Valle Brembana ed espressioni di creatività poetica.

Vanno inoltre segnalati i testi legati a iniziative che hanno caratterizzato l’attività del Centro Storico nel corrente anno: la mostra delle antiche fotografie di Andrea Milesi e la carrellata delle opere vincitrici e segnalate del concorso “Eleganza discreta di una Valle. Concorso di fotografia Marco Fusco”, che è stato accolto favorevolmente e che riproporremo anche l’anno prossimo.

Non manca lo Scaffale brembano, che raccoglie anche quest’anno brevi recensioni dei libri di argomento locale, oltre ad alcune interessanti tesi di laurea.

Questo il Sommario degli articoli che vi sono pubblicati…

LA VALLE BREMBANA IN 100 SCHEDE Foppolo

CHIESA PARROCCHIALE DI SANTA MARIA ASSUNTA

Architettura: sec. XVIII. Dipinti: pala del Cifrondi, sec. XVIII. Scultura: Deposizione del sec. XV e sculture lignee del sec. XVII.

L’edificio. La parrocchia di Maria Assunta ha origini cinquecentesche e forse anche più antiche. L’attuale assetto, necessitato, dice la tradizione, da una valanga distruttrice, è prevalentemente settecentesco. Abbellimenti, come stucchi e dorature, e restauri del ‘900 non hanno modificato la semplice e sobria struttura. E’ una piccola chiesa con tre altari: il maggiore è dedicato a San Maria Assunta; gli altri due, rispettivamente a Sant’Antonio abate ed alla Madonna del Rosario.

I dipinti, le sculture, gli arredi. Sopra la porta d’ingresso una pala con gloria di San Pietro attribuita ad Antonio Cifrondi, di discreta fattura. Anche le sculture lignee del ‘600, una statua dell’Assunta dipinta d’oro e due Santi, unitamente alla tribuna sono di buona mano artigianale. Un discorso a parte va fatto per il gruppo ligneo dell’altare di destra che rappresenta una notevole Deposizione di scuola tedesca del ‘400: si tratta di un’opera estranea alle tradizioni locali, pervenuta alla chiesa con una donazione in età moderna. Il gruppo di figure astanti sopra il corpo inarcato di Cristo è mosso da un comune sentimento di dolore trattenuto in una composta rassegnazione; le figure sono appiattite e bidimensionali, secondo il gusto tipicamente gotico. Anche in questa chiesa non mancano, come in molte chiese della bergamasca, arredi di interesse storico e artistico: reliquiari, croci, vasi portapalma, pianete e merletti,  custoditi nella sacrestia.

Deposizione di scuola tedesca del ‘400
FRAZIONE TEGGE, CASA D’ABITAZIONE

L’edificio. La casa del dipinto segnalato si trova su un sentiero che porta al passo di Tartano e poi in Valtellina; è uno delle più interessanti testimonianze figurative di fede e di cultura popolare della valle. Si trova sulla facciata di una casa in parte rovinata da interventi moderni, che hanno cancellato parzialmente la data, che però qualcuno ha riscritto in alto.

L’affresco. La conservazione del dipinto è dovuta alla sporgenza del tetto che lo ha protetto parzialmente dalle intemperie. L’affresco presenta due scene: a sinistra la Madonna di Loreto tra San Carlo e San Rocco, a destra Sant’Antonio abate, una decorazione vegetale con un uccellino che becca un grappolo d’uva e un angioletto. L’insieme presenta i caratteri tipici della pittura ingenua degli ex voto, che muta di poco i caratteri stilistici nel corso dei secoli. La Madonna sembra un’icona tardo bizantina, interpretata in chiave popolare, i Santi rappresentati testimoniano anche qui la presenza della peste: San Rocco con la piaga della malattia, San Carlo morto da appena 50 anni e già così importante da essere rappresentato con Santi di tradizione secolare. Da segnalare la scritta tra le due immagini: 1635 O TU CHE PASSI P QUESTA VIA SALUTERAI LA VER.NE MARIA P. AMOR DI DIO GUARDATEVI FRATELLI DAL BIASTEMARE ET DAL PARLARE DISONESTO ALTRAMENTRE EGLI VI…M DOMINICO DE SACTI F. F… DIVOTIO..ANNO 163…

Madonna di Loreto tra San Carlo e San Rocco, a destra Sant’Antonio abate

DALLA LAGUNA AI MONTI: Veronese e la sua bottega a Dossena

Realizzato in occasione del restauro di due opere veronesiane della chiesa parrocchiale di Dossena (Decollazione di san Giovanni Battista e San Rocco tra i santi Vito e Modesto) il volume contiene lo studio artistico della prof.ssa Orietta Pinessi e la relazione del restauro eseguito da Antonio Zaccaria, oltre a un saggio sulla chiesa, curato da Tarcisio Bottani.

Promosso dalla Parrocchia, il restauro, coordinato da Barbara Mazzoleni, si è avvalso del sostegno di alcuni enti ed istituzioni, e in particolare del Centro Storico Culturale, che ha coperto i costi di edizione del volume.

Lo studio artistico della prof.ssa Pinessi ha consentito di appurare la paternità delle due tele, che risalgono alla seconda metà del Cinquecento. Quella di San Rocco è di mano del pittore Luigi Benfatto, noto col nome veneto di Alvise dal Friso (Verona, 1551 – Venezia, 1611), nipote e allievo di Paolo Veronese, nella cui casa dimorò lungamente. La pala della decollazione del Battista è stata invece confermata al Veronese, con probabile intervento del fratello Benedetto per il completamento di parti accessorie.

LA VALLE BREMBANA IN 100 SCHEDE Dossena

CHIESA PARROCCHIALE DI SAN GIOVANNI BATTISTA

Architettura: sec. XVIII con preesistenze del sec. XVI. Dipinti: due polittici di Francesco Rizzo da Santa Croce, prima metà sec. XVI; Decollazione del Battista di Paolo Veronese, seconda metà del sec. XVI; tele di Paolo Fiammingo (1594), Nicolas Renier e figlia (1635), C. Ceresa (metà sec. XVII), G. Segala (inizi sec. XVIII).

La chiesa di Dossena è al centro del paese, in posizione dominante, con un bel sagrato antistante; è una eccezionale testimonianza dell’importanza di questo paese nei secoli passati, quando, prima della costruzione della via Priula, costituiva una tappa obbligata della via Mercatorum. Da questa chiesa arcipresbiterale dipendevano tutte le chiese della valle, i cui abitanti dovevano venire qua per battezzare i loro figli (di qui la dedicazione a San Giovanni Battista). Le numerose opere d’arte ancora presenti nella chiesa testimoniano l’attaccamento e la devozione dei suoi abitanti, che, attraverso varie confraternite o privatamente, commissionavano i dipinti da Venezia.

L’edificio . La costruzione attuale risale agli inizi del ‘700, quando si intervenne, con ampliamenti proseguiti nel corso dell’800, fino a raggiungere l’aspetto attuale. Delle primitive chiese medievali non è rimasta traccia, mentre nel restauro degli anni ’70 si è cercato di recuperare sulla facciata e sul fianco segni dell’antica chiesa cinquecentesca, quali parti di muratura a bugnato rustico, una piccola finestra con capitello a sinistra e la semiarcata che fiancheggia il portale maggiore. A sinistra della facciata un edificio porticato, il Portico dei Morti, così chiamato per essere stato l’antico cimitero: è una ricostruzione del ‘600 che presenta una linearità e una leggerezza ancora rinascimentali. L’interno ha la caratteristica struttura barocca ad aula unica con cupola, ampio presbiterio e profonde cappelle laterali.

I dipinti. Si può affermare, senza ombra di dubbio, che la chiesa di Dossena è la più ricca di opere d’arte di tutta la valle. Nella cappella maggiore troviamo un polittico attribuito a Francesco Rizzo di Bernardo, pittore originario di Santa Croce e attivo nella provincia bergamasca nella prima metà del ‘500; purtroppo la tavola centrale con il Battesimo di Cristo è deturpata da una caduta di colore dovuta al movimento delle tavole lignee sottostanti; l’opera, pur manifestando i caratteri tipici delle botteghe locali (ingenuità e adesione all’iconografia della tradizione), è considerata una delle più belle uscite dalla bottega di Santa Croce per la delicatezza dell’incarnato di Cristo, la nobiltà del suo viso e di quello del Battista. Nella stessa cappella si trova la tela con Lo sbarco di Sant’Orsola a Colonia, opera già attribuita addirittura a Rubens, ma oggi attribuita al fiammingo noto in Italia col nome di Paolo Fiammingo, che ha lavorato a Venezia nella bottega del Tintoretto: in questo episodio che, precede il Martirio della Santa, le figure procedono ondeggiando come in una deliziosa fiaba. Seguono altri due dipinti con l’Ultima cena e l’Orazione nell’orto, attribuiti anch’essi ad un fiammingo, Nicolas Renier o (cosa assai rara) alla figlia Clorinda: le parti più notevoli sono i ritratti dei committenti, quasi “fotografie” d’epoca per l’acuto realismo dei visi. Le altre tele della cappella sono opere secentesche di Antonio Ridolfi.

Il polittico attribuito a Francesco Rizzo con il battesimo di Cristo e i santi Caterina, Margherita, Paolo e Pietro

Nella parete della controfacciata segnaliamo San Zaccaria e Santa Elisabetta del Ceresa, probabilmente autore anche del San Francesco d’Assisi e San Carlo Borromeo, collocati nella cappella del Battistero: sono evidenti i tratti caratteristici del pittore brembano per le belle figure plastiche che emergono dal fondo neutro e per gli effetti di luce metafisica. Nella cappella del Rosario, la seconda a sinistra, è esposta l’opera più antica della chiesa: un polittico del 1515 attribuito a Francesco Rizzo di Bernardo da Santa Croce, con bella cornice originale, nove tavole e una scultura con la Madonna del Rosario aggiunta nel ‘600: un bel pezzo di pittura di bottega con tratti popolari (il profeta e la sibilla a fianco di Dio Padre sembrano delle caricature). Alle pareti della cappella 15 quadretti in cuoio dei Misteri del Rosario, inviati nel 1599 da due dossenesi emigrati a Venezia.

   Il polittico attribuito a Francesco Rizzo di Bernardo con al centro la scultura della Madonna del Rosario;
in alto Profeta, Padre eterno e Sibilla; sotto San Giovanni Evangelista e San Marco;
   in basso San Rocco e Sant’Antonio abate; nella predella gruppo di apostoli

Nella cappella di San Giuseppe da vedere il San Giovanni Evangelista con donatori di Giovanni Segala per l’originalità del taglio compositivo, in cui i committenti padre e figlio sembrano colti in un’istantanea del 1707. Altra sorpresa nella cappella dell’Addolorata, la terza a sinistra, la Madonna de los Remedios, copia di una tavola ritenuta miracolosa conservata nella cattedrale di Siviglia in Spagna e donata nel 1642 da un emigrato. Nella cappella di San Rocco un altro quadro di grande valore: San Rocco tra i santi Vito e Modesto, del 1575, recentemente attribuita a Luigi Benfatto, parente del Veronese; la tela è ricca di valori cromatici tipici della pittura veneziana del tardo ‘500, specialmente nella bella figura di San Rocco. L’opera più importante della chiesa si trova nella cappella di San Giovanni Battista: si tratta della Decollazione del Santo, concordemente attribuita a Paolo Veronese e giunta a Dossena nel 1575; qui sono presenti tutti i caratteri dello stile di uno dei più grandi pittori del ‘500: la bianca architettura palladiana che si staglia sul cielo azzurro, lo scorcio del banchetto profano sotto il porticato, i movimenti già manieristi delle figure in primo piano. L’arredo. Si noti la fonte battesimale del 1570. L’organo è un Bossi del 1849.

Decollazione di San Giovanni Battista di Paolo Veronese

LA VALLE BREMBANA IN 100 SCHEDE Cusio

PARROCCHIALE DI SANTA MARGHERITA

Architettura: sec. XVIII-XX. Dipinti: polittico di A. Previtali, 1517; tela di Pietro Damini da Castelfranco, sec. XVII; Battesimo di Gesù ritenuto di scuola del Ceresa, sec. XVII. Arredo: molte suppellettili in legno della bottega dei Rovelli, secoli XVII-XVIII.

L’edificio. La chiesa si trova al centro del paese, lungo la strada che porta al monte Avaro. Come molte parrocchie dell’alta valle fu legata per secoli alla diocesi di Milano. Fu ricostruita nel 1750 e ampliata, nel presbiterio e nel transetto, nel sec. XX. La facciata ha una bella finestra del ‘700 coperta dalle falde sporgenti del tetto.

I dipinti. Sembra incredibile che nell’ultimo paese della valle siano custodite alcune perle del patrimonio pittorico della provincia: tra gli altri emerge il Polittico di Andrea Previtali, uno dei più importanti artisti del ‘500 a Bergamo, con 5 tavole che rappresentano la Pietà e i Santi Giovanni Battista, Margherita, Ambrogio e Lorenzo; nell’ordine inferiore del polittico una scultura lignea più tarda. L’associazione di pittura e scultura nello stesso polittico, l’uso delle tavole piuttosto che della tela è segno che la committenza ha voluto mantenere un forte legame con la tradizione. Le tavole del Previtali sono state inserite nel ‘600 in un’ancona lignea molto bella e completate con la cimasa. Tra i Santi si noti la presenza di Ambrogio, patrono della diocesi di Milano, che mostra il flagello contro gli eretici (siamo ai primi del ‘500 agli inizi della Riforma protestante). Di particolare interesse iconografico il raro soggetto di Cristo irato, supplicato dalla Madonna e dai Santi Francesco e Domenico di Pietro Damini da Castelfranco, mentre piuttosto convenzionale è il Battesimo di scuola del Ceresa. Le sei storie di Giuseppe sulla volta sono affreschi del sec. XVIII.Una tela con Santa Maria Maddalena è firmata da Gian Antonio Baschenis.

L’arredo. Siamo a Cusio, la terra della bottega dei Rovelli, che hanno dato vita ad una bottega artistica di produzione di mobili e arredi di pregio; nella chiesa troviamo un bel ciborio dorato, gli stalli, l’ambone, il confessionale e molti armadi e cassettoni prodotti tra ‘600 e ‘700. Alcuni inserimenti contemporanei (altare, tabernacolo, lampada e seggio) ad opera dello scultore Elio Bianco mostrano, sia nella forma che nei materiali, come sia possibile inserire elementi di alta qualità estetica in un contesto antico. Tra i tessuti ecclesiastici una rarità: un paramento del ‘600 con piviale, stola e velo omerale in raso ricamato con filo d’oro di manifattura cinese, come si vede dal particolare soggetto dei draghi. L’organo è un Bossi del 1840.

Polittico di Santa Margherita di Andrea Previtali
ORATORIO DI SAN GIOVANNI BATTISTA

Architettura: sec. XVI. Dipinti: affreschi di Cristoforo Baschenis il Giovane, 1583

L’edificio. Questa cappella è raggiungibile in 20 minuti con un sentiero che parte dalla parte alta del paese di Cusio, perciò sorge isolata in affascinante posizione panoramica. L’edificio è assai semplice, privo di qualsiasi decorazione all’esterno, con pianta ad aula e presbiterio a volte costolonate.

Gli affreschi. L’interesse del visitatore va agli affreschi interni, opera di Cristoforo Baschenis il Giovane (1560-1620), figlio di un fratello del più famoso Cristoforo il Vecchio, che gli fece da maestro. Cristoforo il Giovane risiedeva stabilmente nella frazione Colla di Santa Brigida. In questo oratorio ha dipinto le Storie della vita di San Giovanni Battista e Santi. Sull’arco trionfale è dipinta l’Annunciazione, sulla volta domina Dio Padre, dal volto familiare per la calvizie e la barba incolta; nella parte inferiore, in una struttura a costoloni dipinti a forma di ombrello, volano angioletti con strumenti del martirio, la cui festosità richiama le decorazioni profane di gusto prebarocco. Sulle pareti sono incorniciate le storie di San Giovanni: l’Annuncio a Zaccaria, la Visitazione, la Nascita del Battista, il Battesimo di Cristo, la Decollazione. Nelle quattro cornici arcuate d’angolo sono dipinte Santa Maria Maddalena, Santa Margherita, protettrice delle partorienti, San Francesco e Sant’Antonio. La qualità della pittura è modesta per l’impaccio e la fissità dei personaggi, per i colori limitati e il drappeggio, che fa sembrare di legno le figure, tuttavia l’insieme è vivace e gustoso per il gusto ingenuo e popolare e per il naturalismo di certi particolari, come l’ambiente domestico nella Nascita di Giovanni.

Affreschio di Cristoforo III Baschenis il Vecchio nella chiesa di San Giovanni Battista

LA VALLE BREMBANA IN 100 SCHEDE Cornalba

La pubblicazione delle 100 schede dedicate agli edifici religiosi della Valle Brembana Prosegue con CORNALBA. Le schede furono realizzate nella secoda metà del primo decennio di questo secolo da Felice Riceputi e Dario Franchi, nel contesto di una più ampia ricerca sulla Valle.

PARROCCHIALE DI SAN PIETRO APOSTOLO

Architettura: secoli XVII-XIX. Dipinti: resti di un polittico del sec. XV; tela di San Francesco alla Verna del Ceresa, sec. XVII; nella sacrestia tela della SS. Trinità e Santi, sec. XVII. Arredo: cantorie e pulpiti dei Caniana, sec. XVIII; vari manufatti di oreficeria dal sec. XVI al sec. XVIII.

L’edificio. La chiesa è al centro del paese, ben visibile dalla strada e priva di sagrato. Dell’antico edificio non resta traccia; quello attuale risale al 1744, mentre l’arioso portico esterno fu aggiunto nel 1885.

La parrocchiale di San Pietro apostolo

I dipinti. Come molte chiese del ‘700 la facciata è dipinta con finte decorazioni architettoniche, ben visibili sopra il portico. All’interno sono custodite alcune opere di un certo interesse: nel presbiterio, incastonate nel coro sulla destra, tre tavolette, probabilmente ciò che resta di un polittico del ‘400 che è stato smembrato; per lo stile plastico che le caratterizza sono il prodotto della bottega veneziana dei Vivarini (antagonista a quella più moderna dei Bellini) oppure del trevigliese Butinone. Una tela che rappresenta San Francesco alla Verna, nella controfacciata, è opera di Carlo Ceresa. Nella sacrestia è esposta una bella tela del ‘600 attribuita alla bottega di Palma il Giovane: una SS.ma Trinità con Dio Padre e Cristo crocifisso sostenuto da uno stuolo di angeli barocchi e quattro Santi, tra cui Pietro e Paolo. Le tele che, dietro l’altare, rappresentano episodi della vita di San Pietro e quelle che ornano le cantorie sono opere settecentesche del pittore Giovanni Carrobio, forse autore anche della Vergine Immacolata che fa da pala all’altare fantoniano.

L’arredo. Le cantorie e gli amboni con decorazioni ad altorilievo sono opere dei Caniana (‘700).

Nella dotazione degli arredi preziosi una croce e un calice d’argento del ‘5-‘600 e una “pace” d’argento sbalzato del ’600 (è una tavoletta decorata, baciata nel corso della messa). L’organo è un Serassi del 1794, restaurato agli inizi del ‘900.

San Francesco alla Verna, di Carlo Ceresa

LA VALLE BREMBANA IN 100 SCHEDE Cassiglio

Prosegue con CASSIGLIO la pubblicazione delle 100 schede dedicate agli edifici religiosi della Valle Brembana. Le schede furono realizzate nella secoda metà del primo decennio di questo secolo da Felice Riceputi e Dario Franchi, nel contesto di una più ampia ricerca sulla Valle.

CHIESA PARROCCHIALE DI SAN BARTOLOMEO

L’edificio. A Cassiglio una chiesa antica fu consacrata dall’arcivescovo di Milano nel 1468; l’edificio attuale è frutto di ampliamenti e ristrutturazioni dal sec. XVII al sec. XIX.

I dipinti. L’edificio non avrebbe particolari motivi di interesse se nel 1985, durante alcuni lavori di restauro, non fossero venuti alla luce alcuni affreschi di una Danza macabra, databile a metà ‘500, forse dipinta da un membro della famiglia Baschenis; si tratta di due file di personaggi che rappresentano nella fascia superiore il papa, l’imperatore, nobili, cardinali e monaci, mentre nella fascia inferiore sono rappresentate figure diversificate per professione ed età: la morte non guarda in faccia a nessuno e, specialmente durante le morie causate dalla peste, questo messaggio veniva spesso ripetuto. Probabilmente questo antico affresco ispirò il pittore che due secoli dopo dipingerà, sulla vicina Casa Milesi lo stesso tema, ma con accenti più giocosi: la Serenata macabra. All’interno della chiesa alcune tele anonime dei secoli XVI e XVIII.

Arredo. Si notino gli arredi lignei: il banco del presbiterio intagliato e intarsiato, un armadio, un cassettone e un inginocchiatoio di gusto barocco. Tra gli oggetti preziosi, una croce astile e una “pace” d’argento sbalzato dei secoli XVI-XVII. L’organo è un Serassi del 1794.

Interno della parrocchiale di Cassiglio
La Danza macabra raffigurata sull’esterno della chiesa
La Serenata macabra di Casa Milesi