LA VALLE BREMBANA IN 100 SCHEDE Santa Brigida

ANTICA CHIESA DI SANTA BRIGIDA (ORA SANTUARIO DELL’ADDOLORATA)

Architettura: ricostruita nel sec XV, ristrutturata nel sec. XVI. Dipinti: affreschi esterni e interni di Petrus de Asenelis, Cristoforo II Baschenis e altri, secoli XV –XVI- XVIII; tela di C. Ceresa, sec. XXVII.

L’importanza storica di questa chiesa è eccezionale: fu infatti la prima parrocchiale di tutta l’alta valle Brembana a partire dal sec. XII, dipendendo originariamente dalla pieve di Primaluna in Valsassina. Nel 1427 la valle fu occupata da Venezia, ma continuò a dipendere, nel religioso, dall’arcidiocesi di Milano. Venezia esonerò queste valli dall’obbligo del tributo annuo all’arcivescovo di Milano, purché l’equivalente fosse destinato all’abbellimento delle chiese.

L’edificio. Sorge poco fuori dal paese lungo la strada che porta a Cusio, vicino al cimitero, parzialmente nascosta alla vista dell’automobilista frettoloso. L’edificio risale al sec. XIII, ma è stato successivamente ricostruito nel ‘400, probabilmente a causa di una frana: la soprelevazione è evidente se si nota la posizione degli affreschi antichi del porticato. La struttura architettonica è quella tipica delle chiese di questo periodo: facciata a capanna, pianta ad aula senza colonne, murature rustiche. S’impone la presenza di un bel portico esterno con pilastri a sezione quadrata, collegati da un basso muretto e una deliziosa scaletta a semicerchio che permette di superare il dislivello su cui sorge la chiesa. Sulla facciata l’arco a sesto acuto di tipo gotico e il classico portale a tutto sesto testimoniano gli interventi di diversi periodi storici.

I dipinti. Nel 1967 sono stati scoperti alcuni affreschi nel portico che pur essendo lacunosi e sbiaditi a causa degli intonaci che li coprivano, costituiscono uno dei repertori più interessanti della valle, anche perché gli autori gravitavano nell’area milanese e quindi lo stile è vicino alla pittura tardogotica viscontea. I dipinti sono accostati uno vicino all’altro, senza un disegno generale, come accade per la pittura devozionale di tradizione medievale.

Descrizione dei dipinti.Partendo da sinistra sotto il portico, in una nicchia sotto un arco, vediamo una Deposizione, con un Sant’Antonio abate a sinistra e un’Annunciazione sopra: in essa ci colpiscono le esilissime strutture architettoniche che incorniciano la Vergine e l’angelo. Dopo un Sant’Ambrogio inserito in una mandorla, una Madonna con bambino (con gli stemmi del committente), un Cristo dolente con edifici di difficile lettura, s’impone la figura gigantesca di San Cristoforo con Gesù bambino, protettore dei viandanti, che viene spesso dipinto vicino all’ingresso delle chiese, come una sorta di monumentale custode. Segue un polittico con i Santi Paolo (spada), Margherita (drago), Caterina (ruota) e Giovanni Battista (abiti succinti, cartiglio): qui l’eleganza della linea flessuosa e dei colori delicati rivela chiaramente i forti legami dell’anonimo pittore con il gotico fiorito milanese. Seguono ancora un San Defendente, una Pietà e un San Giorgio che sta per uccidere il drago. All’estremità destra della parete si vedono stemmi cardinalizi e scritte che risalgono al ‘700, così come lo scheletro gigante con un lungo cartiglio. Si alternano strati antichi a strati più recenti e ovviamente sotto gli strati più recenti è probabile che esistano dipinti più antichi non scoperti. Anche i pilastri sono dipinti: si noti in particolare nel primo pilastro San Sigismondo, vestito con gli abiti regali e la corona, nel secondo pilastro Santa Margherita (che appare spesso in quanto protettrice delle partorienti), Cristo deriso e San Bernardino nel terzo pilastro. Nel primo pilastro è leggibile una scritta in latino che cita il nome del pittore Petrus de Asenelis, di cui si sa solo che era morto alla fine del 1444: è comunque la prima “firma” di un autore in valle Brembana.

Affreschi del portico eseguiti da Pietro de Asenelis

All’interno della chiesa, sulla parete destra in una grande nicchia, troviamo un bel ciclo di affreschi della seconda metà del ‘400 attribuiti ad Cristoforo II Baschenis, per le analogie con quelli firmati dallo stesso pittore nella parrocchiale di Ornica. Qui si narrano episodi della vita di San Nicola da Tolentino, santo particolarmente venerato per le sue doti di guaritore; a differenza degli affreschi esterni i colori sono intensi e le figure leggibili per non essere state intonacate nei secoli successivi. Il ciclo di San Nicola è sovrastato da un grande arco di sostegno dove sono dipinti un Cristo Pantocratore e i quattro padri della Chiesa con gotici cartigli: San Gregorio, San Girolamo, Sant’Agostino e Sant’Ambrogio. Sotto, la Crocifissione e quindi i riquadri con le storie di San Nicola con didascalie a caratteri gotici: la madre di Nicola prega per avere un figlio, l’angelo annuncia ai genitori la futura nascita di Nicola; nel sott’arco di sinistra: annuncio ai genitori del favore di Dio, vestizione di San Nicola, apparizione di Sant’Agostino; nel sott’arco di destra: predicazione di San Nicola, celebrazione della Messa, tentazioni di San Nicola e resurrezione di un defunto. Le storie hanno la semplicità e il candore della pittura popolare, sembrano quasi dei fumetti dipinti; il gusto narrativo e descrittivo riscatta le finalità didattiche in una dimensione di fiaba: si veda ad esempio, nel riquadro con l’annuncio ai genitori, con quanta grazia il pittore ha rappresentato il letto e l’angelo annunciante. All’interno della chiesa si noti anche una bella tela di Carlo Ceresa, raffigurante la Madonna con bambino, San Carlo e San Giovanni Battista: l’impostazione a piramide è tradizionale, ma particolarmente espressivi sono i visi dei Santi e della Madonna, veri ritratti d’epoca.

La tela di Carlo Ceresa
PARROCCHIALE DI SANTA BRIGIDA

Architettura: prima metà sec. XX. Dipinti: B. Bianchini, sec. XVII. Scultura: due ancone lignee, sec. XVII Arredi: arredi lignei, sec. XVII.

L’edificio. L’edificio è moderno e presenta i caratteri dell’eclettismo novecentesco.

I dipinti. Tra i dipinti una pala, unica nel bergamasco, del pittore fiorentino Bartolomeo Bianchini del 1673, proveniente dall’oratorio di San Rocco nella frazione Caprile; rappresenta la Madonna incoronata con il Santi Giovanni Battista, Rocco, Domenico e Sebastiano: composizione assai dinamica, tutta giocata su andamenti curvi e diagonali, con squarci di realismo (San Sebastiano) e di eleganza toscana (San Rocco).

La scultura. Provenienti dalla vecchia chiesa e adattate alla nuova collocazione sono due ancone lignee: una in legno dorato con le statue di San Pietro, San Giovanni Battista e Dio benedicente, l’altra costituita da un trittico ligneo con le statue dei Santi Carlo, Gottardo e Nicola da Tolentino.

L’arredo. Dalla primitiva parrocchiale proviene il secentesco pulpito intarsiato e intagliato con colonnine tortili, figure di angeli, santi in un tripudio di dorature su fondi rossi e blu; un grande armadio da sagrestia, firmato dai Rovelli di Cusio e datato 1689, e una cattedra con immagini intagliate di cariatidi e l’immagine di San Lorenzo, intarsiata nello schienale.

In anni recenti sono state realizzate dallo scultore Elio Bianco alcune opere che sono un riuscito inserimento moderno in un contesto antico: l’altare conciliare, l’ambone, il battistero con la fonte battesimale sono un bell’esempio di creatività contemporanea in ambito religioso. Tra gli arredi preziosi un ostensorio in stile gotico d’argento sbalzato e cesellato, prodotto tra la fine del ‘400 e gli inizi del ‘500. L’organo è un Bossi del 1858.