LA VALLE BREMBANA IN 100 SCHEDE Sedrina

PARROCCHIALE DI SAN GIACOMO MAGGIORE

Architettura: progetto di M. Codussi (?), fine sec. XV inizi XVI. Dipinti: frammenti di affreschi del sec. XV; pala di L. Lotto, 1542; pala di G. Silvio, 1542; Madonna del Rosario di L. Borzone, 1626.

L’edificio. Caratteristica eccezionale per le chiese della valle è quella del mantenimento della struttura della chiesa costruita tra ‘400 e ‘500, mentre la maggior parte delle chiese della valle sono state rifatte nel ‘700; altro unicum appartenente alla chiesa è l’avere una facciata con terminazione curvilinea, assai bella e molto simile ad alcune famose chiese veneziane, come la chiesa di San Michele in Isola o San Zaccaria. L’originalità è spiegata per il fatto che il progettista della facciata è probabilmente Mauro Codussi, architetto originario di Lenna che diventò il più importante architetto veneziano nel periodo d’oro della fine del ‘400; la facciata è elegante e armoniosa nella sua sobrietà, costruita su una limpida geometria di linee verticali e curve. L’interno è ad aula suddivisa da arconi gotici che sostengono il tetto; originariamente si vedevano le travi, ma nel 1898 venne applicata una controsoffittatura decorata con un gusto neogotico.

I dipinti. Il ciclo di affreschi che decorano le pareti e l’arco trionfale sono della fine dell’‘800 e appartengono a quel gusto “purista” che imita la pittura del ‘400 italiano. Ai lati dell’altare di Sant’Antonio abate, sulla destra si notano i resti degli affreschi quattrocenteschi della chiesa più antica, di cui questa cappella costituiva l’antico presbiterio: una Madonna con Bambino su un gotico trono e un frammento della Crocifissione con un barbuto San Giacomo Maggiore, in veste di pellegrino; nella stessa cappella una tela con l’Angelo Custode, bella copia secentesca di un dipinto di Giuseppe Nuvolone. Nella cappella del Rosario, a sinistra, è collocata una rara pala del ritrattista genovese Luciano Borzone, inviata da Genova nel 1626 da emigranti sedrinesi: si notino il movimento e la luce, con la bella invenzione dello stendardo con i misteri del Rosario, portata da angioletti barocchi. I dipinti più belli della chiesa, collocati negli altari a lato di quello principale, sono costituiti da due pale cinquecentesche: a sinistra il Cristo morto sorretto da angeli di Gianpietro Silvio (1582), opera degna del maestro Tiziano per lo splendore degli abiti degli angeli che spiccano sulla scura vegetazione in controluce; l’espressione patetica e un po’ rustica degli angeli e la potente resa anatomica del corpo di Cristo indicano anche gli influssi del realismo lombardo; l’altra pala, sulla destra, è opera di uno dei più grandi pittori del ‘500:

La pala di Lorenzo Lotto a Sedrina. A destra del presbiterio, sopra l’altare di Maria Assunta si trova la tela di Lorenzo Lotto, unica opera in valle del grande pittore, dipinta nel 1542, come si può leggere nel dipinto in basso a destra; essa rappresenta la Madonna con il Bambino in gloria con i Santi Giovanni Battista, Francesco, Girolamo e Giuseppe e costituisce una testimonianza della produzione tarda del pittore, che ha inviato la pala direttamente da Venezia, in seguito ad una committenza di mercanti di vino di Sedrina, legati alla confraternita di Santa Maria. Erano quindi già passati 20 anni da quando Lotto si era trasferito da Bergamo, avendo lasciato una traccia indelebile della sua arte, al punto che i bergamaschi si rivolgevano a lui per procurare opere prestigiose da inviare alla chiesa del paese degli avi. La pala è interessante da un punto di vista iconografico perché nello sfondo ci mostra uno squarcio di campagna del ‘500 con il vecchio ponte sul Brembo e la parrocchiale di Sedrina, un chiaro omaggio dei devoti sedrinesi alla loro patria. Ma c’è anche un interesse di carattere formale e stilistico, là dove Lotto abbandona definitivamente la forma del polittico così cara ai fedeli delle valli bergamasche fino a ‘500; inoltre tratteggia la Madonna con i caratteri di una giovane popolana che stringe la simbolica mela e pone i Santi in esibite posizioni devozionali, che nella loro chiarezza didattica sembrano anticipare i tratti della pittura della Controriforma. Da ricordare che la pala del Lotto fu rubata nel 1974, quando fu privata del telaio e avvolta nella tovaglia che copriva l’altare (!); fortunatamente fu poi recuperata dalla Guardia di Finanza, restaurata e ricollocata sull’altare nel 1975.