LA VALLE BREMBANA IN 100 SCHEDE

Iniziamo la pubblicazione delle 100 schede che illustrano gli aspetti artistici ed architettonici più significativi della Valle Brembana. Le schede fanno parte di una ricerca effettuata tempo fa dal nostro compianto presidente Felice Riceputi e dal socio Dario Franchi che ce la ha messe a disposizione.

ALGUA – Frazione Frerola, chiesa parrocchiale di San Giovanni Battista

Architettura: sec. XIX, con preesistenze dell’antica costruzione quattrocentesca sul fianco destro. L’edificio. La costruzione è del 1870 e presenta la caratteristica di un ampio portico sulla facciata. Solo sul fianco destro è possibile vedere qualche traccia dell’antica costruzione quattrocentesca.

I dipinti. La pala principale è la bella pala centrale del Battesimo di Gesù attribuita a F. Rizzo da Santa Croce, (1520 circa). I  Santacroce diedero vita ad una bottega di pittura che da Venezia inviò nel corso del ‘500 molti dipinti nei paesi della valle su commissione delle comunità locali o di bergamaschi emigrati a Venezia, ma ancora legati ai paesi di origine. La pala ha la struttura tipica del ’500: poche immagini, disposte in ordine simmetrico, con uno stuolo di angioletti disposti a semicerchio nella parte alta e tre angeli musicanti a sinistra; bella l’anatomia insistita di Gesù inginocchiato. Di valore anche la tela con Cristo risorto che mostra la ferita del costato di V. A. Orelli del sec. XVIII. All’altare della Madonna una bella ancona intagliata e dorata contiene il dipinto della Madonna del Carmelo e alcuni Santi tra i quali emerge San Carlo, opera di anonimo del 1623.

ALGUA – Frazione Frerola, Santella con Madonna e Santi

Giunti in località Frerola, una delle frazioni del comune di Algua, nelle vicinanze del cimitero passa un sentiero con bella vista sulla valle Serina e sul monte Alben. Qui si incontra una delle “tribuline” più antiche e meglio conservate della valle: è costruita su uno sperone roccioso, in solitaria evidenza a valle del sentiero. I dipinti. All’interno la cappelletta è coperta da una volta a botte interamente dipinta: sul fondo una lunetta con la Madonna in trono e San Giovanni Battista, San Giacomo, San Rocco e Sant’Antonio abate e l’offerente, in alto un Cristo Pantocratore, inserito in una grande mandorla, ai lati i quattro Padri della Chiesa (da sinistra: Gregorio, Girolamo, Ambrogio, Agostino) con i simboli dei quattro Evangelisti (aquila, leone, angelo e toro) con cartigli. L’autore è anonimo, probabilmente un pittore locale, che ha messo a frutto la conoscenza di artisti rinascimentali: si noti la prospettiva del trono e il naturalismo dei particolari; l’iconografia nel suo insieme mostra, d’altra parte, un forte legame con la tradizione medievale (staticità delle figure, fissità degli sguardi, frontalità della figura di Cristo), non dissimile dallo stile contemporaneo dei Baschenis di Averara o dei Marinoni di Albino.

ALGUA – Frazione Pagliaro, chiesa parrocchiale del Corpus Domini

Architettura: fine sec. XV, inizi sec. XVI; ampliamento di una chiesa più antica. Dipinti: affreschi metà-fine sec. XV, attribuiti a Maffiolo da Cazzano; affreschi su pilastri e absidiola di destra; affreschi strappati dalla facciata con forma di polittico gotico; varie tele dei sec. XVII e XVIII. Scultura: angeli che reggono i ceri, sec. XVII, crocifisso, sec. XVI; statua di Santa Maria Maddalena, sec. XVI; statua di San Rocco, sec. XVI. Arredo: armadio della sacrestia, sec. XVIII; stalli del coro, sec. XVIII; pulpito, sec. XVII; tabernacolo sec. XVIII; reliquiari in filigrana d’argento e altri arredi preziosi.

L’edificio. La chiesa, forse fondata nel sec. XIII, si presenta all’esterno come un edificio sobrio e privo di elementi decorativi, ad esclusione dell’affresco che è stato strappato e collocato all’interno nella parete destra. All’interno troviamo la caratteristica struttura ad aula unica con arconi trasversali gotici che reggono il soffitto costituito da travi a vista.

I dipinti. La parte più interessante di questa chiesa è la cappella a destra dell’ingresso, affrescata in anni precedenti al rifacimento dell’edificio avvenuto nella seconda metà del ‘400; la maggior parte degli episodi raffigurati riguarda le storie di Cristo: il linguaggio usato è popolare con accentuazioni quasi caricaturali nei soggetti come la Strage degli innocenti o la Passione; è uno stile ancora legato alla tradizione medievale in quanto a semplificazione, gusto narrativo e patetico. Siamo lontani dalle novità prospettiche del moderno Rinascimento, le scene sono da gustare nei particolari, nell’espressività dei visi e nella descrizione dei costumi. Bella la volta a costoloni con i Padri della Chiesa. Gli affreschi sono attribuiti a Maffiolo da Cazzano, esponente di un linguaggio popolare, che traduce in termini locali la tradizione della pittura trecentesca. Altro dipinto da notare è lo strappo di un polittico già dipinto sulla facciata e portato all’interno della chiesa per motivi di conservazione. Altri affreschi gustosi sono visibili nell’abside destra e sui pilastri della parete sinistra: si noti, elegantissimo, il San Liberale in abiti tipicamente cortesi, forse dello stesso Maffiolo. Tra le numerose tele presenti, tutte opere tra ‘600 e ‘700, una Madonna con Sant’Antonio da Padova e Santo Vescovo, incastonata in una bella cornice di stucchi sulla parete sinistra.

ALGUA – Frazione Rigosa, Santuario della Beata Vergine del Perello

Architettura: seconda metà e fine del sec. XV, sec. XVI, ultimo ampliamento negli anni ’30 e ’40 del XX secolo. Dipinti: affreschi della fine del ‘400 e del primo ‘500; tele del sec. XVI e XVII. Arredo: altare di marmo nero 1666.

L’edificio. Il santuario, che è costituito da tre chiese sovrapposte, sorge in mezzo al bosco, immerso nel verde, sulle pendici del monte Perello ed è uno dei più antichi della bergamasca. Il 2 luglio 1413 la Vergine apparve a Ruggero, contadino del luogo, per chiedere la costruzione di una chiesa dedicata alla Visitazione. A conferma di questa sua volontà la Vergine si mostrò altre volte facendo germogliare un ramoscello di ulivo dal tronco rinsecchito di un faggio. Sul luogo delle apparizioni la devozione popolare faceva sorgere, nella seconda metà del ‘400, la prima chiesa: di questo edificio più antico si conservano tracce di affreschi tardo-quattrocenteschi, tra questi si segnala una scena della Crocifissione. Dopo pochi decenni l’afflusso dei pellegrini necessitava di un ampliamento e una seconda chiesa fu costruita in modo che la prima, quella del miracolo, vi fosse contenuta. Ancora poco tempo dopo, a ridosso del secondo intervento, fu costruita la terza chiesa.

I dipinti. Le pareti del nuovo edificio furono ricoperte di affreschi: nell’abside l’Incoronazione della Vergine e, sotto, la Visitazione. Sulle pareti laterali un ciclo con le storie di San Giovanni Battista e varie “Madonne del latte”. Gli affreschi con le apparizioni della Vergine sono attributi ad Angelo Gregis, pittore locale. Lo stile di questi dipinti è a volte sapiente, più spesso ingenuo e autentico. Sulle pareti della terza chiesa si segnalano alcune tele: un’Ultima Cena del sec. XVI, un transito di San Giuseppe del sec. XVII, e, opera di Carlo Ceresa, un ex voto con un uomo caduto da cavallo.

L’arredo. L’altare di marmo nero, con la data incisa del 1666 è opera di Andrea Manni, scultore di Gazzaniga. L’ultimo ampliamento risale al 1939/45 e nello stesso periodo un altare maggiore in legno ha sostituito quello seicentesco in marmo. Anche il campanile, costruito alla fine del ‘400, fu rialzato una volta nel 1597 e una seconda volta nel 1930.