Nell’anno 2026 ricorrono tre anniversari importanti per la storia della viabilità brembana, tutti collegati con la ferrovia di fondovalle.
Saranno 120 anni dall’arrivo del primo treno in Valle: il 12 luglio 1906 a San Pellegrino Terme e il successivo 6 ottobre San Giovanni Bianco, che divenne il capolinea della Ferrovia Valle Brembana, lunga 30 km.
Saranno 100 anni dal prolungamento della linea fino a Piazza Brembana, costruita nella prima metà degli anni Venti e inaugurata ufficialmente il 31 luglio 1926.
Saranno anche 60 anni dalla chiusura definitiva della ferrovia, nel 1966, motivata da problemi di sicurezza seguiti all’abbassamento della volta della galleria Morla di Ponteranica.
La coincidenza di questi tre anniversari ha indotto il Centro Storico Culturale Valle Brembana “Felice Riceputi” a proporre la presente pubblicazione che delinea in modo rigoroso e documentato la storia della ferrovia, dai suoi fastosi inizi, al triste e infausto tramonto.
Il testo dell’opera e il suo corredo fotografico costituivano il lungo saggio di apertura del volume Il sogno brembano, scritto dal compianto prof. Felice Riceputi, allora presidente del Centro Storico.
Questa riedizione integrale del saggio, sotto forma di monografia, risponde a due finalità: rinnovare il ricordo di Riceputi, prematuramente scomparso nel 2009 e mettere a disposizione degli appassionati di storia della Valle Brembana, e in particolare dei più giovani, che non hanno avuto modo di leggere Il sogno brembano, di conoscere almeno questa parte fondamentale di quel volume esaurito da tempo.

In realtà c’è anche una terza finalità, forse più difficile da raggiungere: richiamare l’attenzione sull’attuale situazione viaria brembana e indurre a riflettere su decisioni sconsiderate che sono state attuate senza tener conto dei reali bisogni della Valle Brembana o addirittura in nome di interessi diversi da quelli della comunità.
Gli anni della ferrovia, a parte il primissimo periodo, sono stati tutt’altro che fortunati. Presto arrivò la Grande guerra e tra i viaggiatori stipati sulle carrozze c’erano i nostri giovani che andavano a combattere e a morire in una guerra tremenda e lontana. Poi ci fu la speranza della rinascita, coincisa con il prolungamento della linea fino a Piazza Brembana; vennero quindi gli anni del fascismo e di nuovo la guerra. E infine, quando sarebbe dovuta diventare il motore dei riflessi brembani del “miracolo economico”, la ferrovia, non sostenuta dai necessari interventi di rinnovamento e rilancio, si avviò verso un inesorabile declino.
Nei 60 anni che sono seguiti alla sua chiusura abbiamo assistito al tumultuoso accrescersi del traffico che ha sconvolto la viabilità della Valle e ha suscitato l’unanime rimpianto degli anni in cui il nostro trenino, ancorché lento, garantiva l’arrivo a destinazione nei tempi previsti.
L’auspicio è che gli interventi e i progetti in corso lungo il vecchio sedime possano contribuire a risolvere almeno in parte i problemi e a ridare slancio al futuro della Valle.
