LA VALLE BREMBANA IN 100 SCHEDE Camerata Cornello

Tra le 100 schede che illustrano gli aspetti artistici ed architettonici più significativi della Valle Brembana è la volta adesso di CAMERATA CORNELLO e delle sue frazioni Cornello e Bretto. Le schede fanno parte di una ricerca effettuata tempo fa da Felice Riceputi e Dario Franchi e messa a nostra disposizione.

PARROCCHIALE DI SANTA MARIA ASSUNTA

Architettura: sec. XVIII. Dipinti: tele di C. Ceresa e di F. Zucco, sec. XVII; affreschi del sec. XVIII

L’edificio. La chiesa attuale fu consacrata nel 1737 sulle rovine di un’antica chiesa quattrocentesca. Agli inizi del ‘900 l’edificio fu prolungato di una campata e fu rifatta la facciata. L’interno presenta la tipica decorazione barocca, rinnovata a metà del ‘900.

I dipinti. L’interno presenta affreschi settecenteschi di autore ignoto con soggetti legati all’esaltazione della Vergine. Coerenti con la decorazione due tele sagomate sulle pareti con lo Sposalizio e la Morte della Madonna del ‘700; ai lati della pala centrale, con l’Assunzione di Maria (sempre del ‘700), due tele di Carlo Ceresa: un Sant’Antonio da Padova, proclamato in quegli anni (1652) protettore del territorio bergamasco e qui rappresentato con la tonaca e la toppa dei frati Cappuccini; l’altra opera del Ceresa è un Angelo custode che accompagna un bambino eseguito per “DEVOTIONE DELLE DONNE DI QUESTO COMUNE”, come è scritto sotto il piede della figura principale: l’immagine dell’Angelo è dolcissima e assai raffinata nell’accostamento dei bianchi e dei rosa. Il dipinto all’altare della Madonna del Rosario è una Madonna con San Domenico e Santa Caterina (1610), opera di uno dei più noti pittori bergamaschi del ‘600: Francesco Zucco, autore più vicino all’iconografia statica delle pale cinquecentesche, che attratto dal dinamismo barocco.

L’arredo. Bello il coro e il banco da parati eseguito tra il ‘600 e il ‘700. L’organo è stato costruito dalla ditta Giudici e Sgritta (allievi del Serassi) nel 1856. Ricca la dotazione di arredi e paramenti sacri tra cui un calice d’argento cesellato del 1620.

Carlo Ceresa, L’Angelo custode
FRAZIONE CORNELLO DEI TASSO, CHIESA DEI SANTI CORNELIO E CIPRIANO

Architettura: sec. XII-XIII; campanile sec. XV. Dipinti: affreschi sec. XV- XVII; tela della Crocifissione sec. XVII

L’edificio. Piccola chiesa di grande suggestione per il contesto intatto del borgo che, a sua volta, è immerso nel verde dei prati e dei boschi circostanti. La semplicità dell’insieme esalta il gusto rustico del romanico locale; il portale a sesto acuto e l’alto campanile testimoniano interventi più tardivi di stile gotico. L’interno ci mostra il tipico ambiente ad aula unica con arconi gotici che sostengono il tetto.

I dipinti. Le pareti della chiesa erano ricoperte interamente di affreschi, frutto della devozione popolare e nobiliare che poteva contare sulla famiglia dei Tasso. Ora le pareti bianche degli intonaci restaurati ci restituiscono solo una parte lacunosa degli originali (non bisogna dimenticare che tutti i dipinti murali restaurati si trovavano sotto strati di intonaci più recenti). Tuttavia alcuni affreschi sono ancora molto belli: il cosiddetto Polittico della Madonna dietro l’altare maggiore è un dipinto murale che imita le più costose pale con cornice lignea; la struttura architettonica imponente inquadra al centro la Madonna con angeli musicanti, ai lati i due Santi vescovi cui è dedicata la chiesa, sopra San Pietro e San Paolo e al centro una Pietà di Cristo sorretto da angeli (l’autore forse è un Baschenis d’Averara). Sulla sinistra della parete d’ingresso, sulla controfacciata, è visibile una gustosa rappresentazione di Sant’Eligio, protettore dei maniscalchi, collocato nella sua bottega in cui sono stati posti, in bella vista, i ferri del mestiere; a lato è raffigurata Santa Caterina d’Alessendria, protettrice dei corrieri postali. Tra gli altri dipinti, in una sorta di galleria di due secoli e più di pittura, sulla parete sinistra, una Crocifissione secentesca con bella cornice architettonica di gusto classico e immagini di forte risalto plastico.

Affreschi con la raffigurazione di Sant’Eligio e, a fianco, Santa Caterina d’Alessandria
FRAZIONE BRETTO, CHIESA DI SAN LUDOVICO

Architettura: fine sec. XV. Dipinti: affreschi inizio sec. XVI attribuiti ai Baschenis; affreschi del sec. XVII. La chiesetta è dedicata di San Ludovico d’Angiò, vescovo di Tolosa ed è stata di proprietà della famiglia Tasso del Bretto fino alla fine del ‘700.

L’edificio. La chiesa è raggiungibile con un sentiero dal Borgo del Bretto o da una strada carrabile da Camerata Cornello. Sorge isolata su un ripido pendio, che è stato spianato per ottenere uno spazio piano adatto a ospitare la chiesa: in realtà l’edificio è quasi nascosto dal ripido declivio del terreno; l’irregolarità della pianta, la semplicità dei volumi e dei materiali ne fanno un gioiello di architettura rustica, di gusto ancora medievale. Ha una facciata a capanna, un portale a sesto acuto e una finestra a lunetta, che testimonia interventi più tardi. L’interno è a navata unica, separata da un arco trionfale dal presbiterio coperto da volta a botte.

I dipinti. Il gruppo dei dipinti più antichi comprende un San Defendente in abiti quattrocenteschi con un offerente nella parete nord della navata; una Madonna che allatta con offerente, nella parete nord del presbiterio e San Vincenzo Ferrer e Sant’Antonio abate in cattedra nella parete opposta; Cristo Pantocratore con i simboli degli Evangelisti sulla volta del presbiterio. Recentemente, dietro la pala sull’altare sono state scoperte altre figure affrescate: una Trinità, una Madonna in trono, San Ludovico da Tolosa, un Cristo con la Maddalena e un altro santo non ancora identificato; sul lato destro del presbiterio, invece, una Madonna che allatta il Bambino, San Sebastiano, San Bartolomeo e un offerente. In questa occasione si è scoperta anche una scritta che non lascia dubbi sul committente: «Guariscus quondam Boni De Tasis f. f. pro testamento suo hoc opus», che significa «quest’opera venne fatta realizzare, a suo testamento, da Guarisco, figlio di Bono Tasso» quindi segue la data 1504. I dipinti più antichi della chiesa, forse opera di un pittore della famiglia dei Baschenis di Averara, sono tipici di una pittura devozionale che riproduce schemi secolari, derivati da canoni di tradizione bizantino-romanica: frontalità, gestualità rigida, schematizzazione delle forme naturali. Il Cristo Pantocratore incombe dall’alto della volta a botte, con una fissità ancora bizantina, il leone di San Marco e gli angeli che sgambettano parlano una sorta di dialetto figurativo. I dipinti più tardi sono di gusto barocco e si può supporre che appartengano al periodo dell’ampliamento della chiesa nel sec. XVII.

Affreschi della parete di fondo del presbiterio (1504)