LA VALLE BREMBANA IN 100 SCHEDE Taleggio

FRAZIONE SOTTOCHIESA, PARROCCHIALE DI SAN GIOVANNI BATTISTA

Architettura: ricostruita nel 1736, con restauri nei secoli XIX e XX. Dipinti: pala di A. Vicentino, 1581; tela con San Carlo Borromeo, seconda metà sec. XVII; due tele di Gian Giacomo e Rosaria Salvioni, 1731.

L’edificio. La chiesa quattrocentesca fu abbattuta nel 1731 e pochi anni dopo fu costruito l’attuale edificio; a sinistra della facciata un’antica torre di gusto romanico, forse torre campanaria o forse testimonianza dell’epoca delle lotte fra ghibellini e guelfi, divampate anche qui, con i secondi che a Taleggio facevano riferimento alla famiglia dei Bellaviti (Pizzino) e dei Salvioni (Sottochiesa).

I dipinti. La famiglia locale dei Salvioni è stata, tra l’altro, la committente di molte opere che ornano la chiesa fin dai tempi più antichi. Il dipinto più importante è la pala di Andrea Vicentino, con la Vergine e i Santi Francesco, Rocco e Cecilia: si tratta di un’opera di gusto aulico, lontana dal realismo dei pittori bergamaschi; i costumi e il dinamismo compositivo del dipinto ricordano le caratteristiche dei grandi veneziani come Tintoretto o Veronese. Sia questa pala che quella con i Misteri del Rosario sono incorniciate da ancone lignee seicentesche di grande eleganza. Due opere settecentesche sono state prodotte a Roma da Rosalba e Gian Giacomo Salvioni: un dolcissimo Battesimo di Gesù (presso il battistero) e un languido San Sebastiano (parete destra della chiesa). Si segnalano anche una grande tela con San Carlo Borromeo, dono seicentesco di Felice Salvioni.

Gli arredi. Molte gli arredi preziosi per lo più donati dalla famiglia dei Salvioni: un calice in rame dorato e sbalzato del ‘500, un reliquiario sempre del ‘500 per una reliquia del legno della Santa Croce, una croce astile in rame sbalzato e dorato del ‘700, una “pace” d’argento del 1708. Diversi i paramenti ecclesiastici preziosi: un insieme di tessuto rosso con ricami a fogliami in filo d’oro e d’argento del ‘700 e un piviale con pianeta di color oro con motivi naturali e architettonici. L’organo è un Bossi del 1810.

La parrocchiale di Sottochiesa
FRAZIONE PEGHERA, PARROCCHIALE DI SAN GIACOMO MAGGIORE

Architettura: sec. XIX. Dipinti: polittico di Jacopo Palma il Vecchio, inizi sec. XVI. L’edificio: si tratta di una costruzione ottocentesca in stile neoclassico.

I dipinti. Sul coro di questa chiesa si trova uno dei dipinti più belli della valle: si tratta del polittico di San Giacomo di Jacopo Negretti detto Palma il Vecchio, che insieme ai polittici di Serina dello stesso autore, costituisce ciò che resta in valle del grande allievo di Giovanni Bellini. Si tratta di sette tavole, composte entro cornice di legno non originaria, con Padre Eterno in alto, Sant’Ambrogio, Cristo sorretto da un angelo e Sant’Antonio abate al centro, San Sebastiano, San Giacomo e San Rocco nella parte inferiore. La presenza dei tre Santi guaritori, di Sant’Ambrogio con flagello in mano e di una Pietà suggerisce il tema del dolore e della malattia, che affliggeva anche queste valli nei primi decenni del ‘500. Il tradizionale schema del polittico, caro ai committenti della valle, ma considerato superato a Venezia, è qui unificato dallo stupendo paesaggio veneto, sicuramente dipinto dal serinese Palma in ricordo della terra d’origine; i colori sono vivaci (si noti il contrasto tra le tinte fredde e chiare dello sfondo su cui risalta il rosso degli abiti), i volti espressivi, la gestualità sicura. Il polittico nel primo decennio di questo secolo, è stato oggetto di un meticoloso lavoro di restauro presso l’Opificio delle pietre dure di Firenze.

L’arredo. Tra gli arredi preziosi un campanello in bronzo del ‘500, un reliquiario in lamina d’argento sbalzato del ‘700 e una serie di paramenti dello stesso secolo in seta intessuta con fili d’oro e d’argento. Da segnalare, addossato alla parete interna della facciata di destra, un rustico fonte battesimale, già presente al momento della visita di San Carlo Borromeo (1566), arcivescovo di Milano.

Il polittico di Palma il Vecchio
FRAZIONE PIZZINO, SANTUARIO DI SALZANA

Architettura: costruita nel 1466. Dipinti: pala di F. Bonetti e Lucano da Imola, 1534

L’edificio. Il Santuario venne costruito nel 1466 a ricordo di un’enorme frana che, il 27 novembre del 1359, dopo numerosi giorni di forti precipitazioni, inghiottì letteralmente le abitazioni della frazione Salzana, provocando la scomparsa di decine di famiglie. Nel 1466 una seconda calamità distrusse quel poco che i superstiti erano riusciti a ricostruire; si decise così di edificare il Santuario dedicato alla Madonna, in ricordo di una piccola edicola contenente una statua lignea policroma raffigurante una Madonna con Bambino miracolosamente scampata al disastro. Nel corso dei secoli il Santuario è stato luogo di grande devozione popolare. Ancora oggi forte è la suggestione esercitata da questo luogo, immerso nella solitudine e nel silenzio, che è stato segnalato tra i primi in una graduatoria regionale dei “luoghi del cuore”. Il Santuario si può raggiungere da un sentiero che scende da Pizzino, oppure salendo da Sottochiesa. L’architettura presenta la tradizionale facciata a capanna e un bel prato che funge da sagrato, sulla sinistra una fontana con stemma araldico rompe il silenzio.

I dipinti. All’interno del Santuario fa bella vista di sé una preziosa pala del 1534 dedicata a Santa Maria Assunta con gli Apostoli, ispirata dalla più famosa opera eseguita da Lorenzo Lotto, che si trova nella parrocchiale di Celana di Caprino Bergamasco e che precede questa di soli sette anni. Il dipinto è firmato da Francesco Bonetti e Lucano da Imola, autori che conoscevano Lotto, avendo fatto da intermediari e avendo collaborato con lui per le tarsie lignee di Santa Maria Maggiore a Bergamo. La tavola, notevole per le dimensioni e la qualità pittorica, è di gusto manierista per l’agitarsi delle figure e la netta giustapposizione tra la parte alta e la parte bassa del dipinto.

Il santuario di Salzana