LA CHIESA PARROCCHIALE DI SAN GIOVANNI BATTISTA
Architettura: 1921. Dipinti: Carlo Ceresa, Madonna del Rosario, metà sec XVII; Giulia Lama, Crocifissione, prima metà sec. XVIII; tele del presbiterio con Nascita, Predicazione e Decollazione del Battista, sec. XVII. Arredi: reliquiari a ostensorio, a urna e a busto; nella sacrestia armadio del sec. XVII.
L’edificio. La chiesa sorge in bella posizione elevata al centro del paese, poco sopra la strada principale. L’edificio all’interno presenta, oltre ad una serie di decorazioni moderne, alcuni dipinti e manufatti storici provenienti dalla parrocchiale antica.
I dipinti. Sopra il primo altare a destra è visibile una Madonna del Rosario di Carlo Ceresa, il pittore brembano più conosciuto e apprezzato in ambito nazionale; si tratta di un soggetto tipico dell’iconografia religiosa secentesca che rappresenta la Madonna e Gesù Bambino nell’atto di mostrare il rosario a San Domenico e Santa Caterina, inginocchiati in posizione adorante, mentre gruppi di angioletti barocchi si affollano ridenti e compiaciuti. La parte più originale dell’opera è costituita dai visi dei Santi e della Madonna che sono efficaci ritratti di gusto realistico e pietistico, tipici del periodo; fa da contorno alla scena centrale una cornice dipinta con rappresentazioni in miniatura dei Misteri del Rosario. Un altro dipinto da vedere è una Crocifissione attribuita alla poco nota, ma assai interessante, pittrice Giulia Lama, donna colta appartenete ai circoli intellettuali veneziani, studiosa di matematica, filosofia ed esperta di ricamo. Qui il tema della Crocifissione è improntato a un forte chiaroscuro di lontana matrice caravaggesca, le figure sono molto drammatiche per le posizioni diagonali e scorciate, il nudo di Cristo è plastico e molto efficace. Altre tele interessanti sono collocate nel presbiterio dietro l’altare: si riferiscono a episodi della vita del Santo cui è dedicata la chiesa e cioè la Nascita, la Predicazione e la Decapitazione di San Giovanni Battista. Qui i soggetti sono trattati in modo leggero: prevale la descrizione dei bei costumi, delle pose eleganti e perfino la macabra esposizione della testa del Battista sembra un pretesto per esibire la ricchezza e lo sfarzo dell’abito femminile e la pittoresca tracotanza del boia.
Le reliquie. Nel secondo altare a destra sono in bella esibizione alcune reliquie di Santi in reliquiari di varia forma, tra i quali alcuni pittoreschi busti dipinti.
Arredo. Ancora uno sguardo merita nella sacrestia un armadio del ’600, opera dei Rovelli di Cusio, notevole per la presenza di intagli e intarsi.

La parrocchiale di San Giovanni Battista 
C. Ceresa, Madonna del Rosario
L’ANTICA CHIESA PARROCCHIALE DI SAN GIOVANNI BATTISTA
Architettura: metà del sec. XV. Dipinti: affreschi dal sec. XV al sec. XVIII. Arredo: stucchi del sec. XVIII, altare del sec. XVII proveniente da Bergamo.
L’edificio. Questa piccola chiesa fu la parrocchiale di Carona fino al 1921, quando fu sostituita dalla nuova parrocchiale. L’edificio sorge in bella posizione all’inizio del paese ed ha le dimensioni che corrispondevano a quelle di una piccola comunità. Oggi, dopo il moderno restauro, essa ci appare in tutta la sua sobria eleganza, sottolineata dal prevalere dell’intonaco bianco. L’edificio ha una pianta a tre navate, visibili dalla facciata per il profilo più alto della navata centrale; il basso campanile, di gusto ancora romanico, presenta spigoli in pietra. Sul portale in pietra della parete destra è incisa la data 1578. All’interno la chiesa è divisa da lisce e bianche colonne, la navata centrale è coperta da volte a botte con alte finestre settecentesche da cui piove una cascata di luce.
Gli stucchi. Siamo subito colpiti dall’eleganza e dalla bellezza degli stucchi barocchi: l’alta e sporgente trabeazione che percorre le pareti ci offre un repertorio di intrecci vegetali, ovuli, dentelli, ove traspaiono, grazie al restauro, i fondi azzurri e rosa tipici del ‘700; l’esuberanza degli stucchi raggiunge il suo apice con gli angioletti in fondo alla navata destra.
Gli affreschi. Su fondo bianco delle pareti rimangono solo alcuni frammenti di affreschi dei tanti che ricoprivano le pareti della chiesa: nella navata destra un San Fermo con la palma del martirio e una curiosa apparizione di Dio Padre con la Madonna in primo piano, mentre un angelo è relegato in secondo piano; belli anche gli affreschi barocchi a finte decorazioni architettoniche sulla volta del presbiterio. L’altare maggiore, dalla forma di capitello, è frutto di un riutilizzo: proviene dalla chiesa dello Spasimo di Bergamo, quando questa fu soppressa in età napoleonica.

LA CAPPELLA DI SAN ROCCO
Architettura: 1636. Dipinti: affresco dell’Annunciazione, 1636; tela con la Vergine, San Rocco e San Sebastiano, sec. XVII; tela con Ecce Homo, sec. XVII. Arredo: paliotto d’altare, sec. XVIII.
L’edificio. La cappella è situata nella parte superiore del paese, in posizione defilata e non visibile da lontano; per raggiungerla occorre percorrere la strada che costeggia il Brembo dalla centrale elettrica verso il lago e deviare a sinistra; qui tra antiche case in pietra ci appare preceduta da un piccolo spiazzo a prato: l’impatto è assai gradevole per la dimensione domestica del contesto. La facciata è dominata da un elegante portale architravato in pietra scura, che comprende la porta con chiavistello originale, due panche e due finestre simmetriche e una grande finestra a lunettone.
dipinti. Sopra, protetto dalla tettoia sporgente, un affresco con una rusticaAnnunciazione, in cui i tratti della Madonna e dell’angelo sembrano cogliere fisionomie di paese; al centro l’iscrizione dedicatoria di Cristoforo e Marcantonio Migliorini, cognome tuttora frequente a Carona. All’interno l’altare è ornato da un bel paliotto barocco con decorazioni vegetali che incorniciano la Vergine con Gesù bambino, San Sebastiano e San Rocco con il cane. Alle pareti due tele di un certo interesse: ancora la Vergine, Gesù Bambino e i Santi Rocco e Sebastiano, opera di un pittore anonimo del ‘600 legato a un’iconografia statica e tradizionale, l’altra con Cristo e i suoi torturatori, uno dei quali gli porge una canna a mo’ di scettro; anche qui il pittore è anonimo, ma siamo di fronte a un linguaggio più moderno, decisamente secentesco, fatto di pose dinamiche, anatomie forzate e forti contrasti di luci e ombre.

