PARROCCHIALE DI SANTA MARIA ANNUNCIATA
Architettura: su progetto di G.B. Caniana, sec. XVIII. Dipinti: la pala del Redentore di Palma il Vecchio, inizi sec. XVI. Arredo: organo Serassi, sec. XVIII; cantorie, pulpito, altare maggiore dei Caniana.
L’edificio. Nel cuore del centro storico di Serina, in cima a una bella scalinata, sorge la parrocchiale dedicata a Santa Maria Annunciata realizzata nel ’700 su disegno di Gian Battista Caniana, con alta facciata a due ordini; l’ultimo intervento sulla scalinata antistante risale agli anni ’20 del secolo scorso. La chiesa è stata costruita su un tempio più antico del XV secolo, di cui si conservano tracce nel protiro e nel portale. Il campanile quattrocentesco è stato rialzato nell’800. All’interno troviamo un’elegante cupola ellissoidale e un interessante patrimonio di dipinti, arredi e paramenti sacri. Stucchi e decorazioni settecentesche dei luganesi Eugenio e Muzio Camuzio conferiscono solennità ed eleganza alla chiesa.
I dipinti. Sull’altare del Redentore, il terzo a sinistra, il Cristo risorgente di Jacopo Palma il Vecchio, grande pittore cinquecentesco serinese; un importante restauro del 1981 ha parzialmente ripristinato questa tavola nelle sue misure originarie eliminando le aggiunte e le ridipinture del sec. XVIII: bellissima la figura del Cristo risorto, che per vivacità cromatica ed espressiva mostra la derivazione dai modelli veneziani; la pala era parte di un polittico a 5 scomparti. Una vivace tela secentesca di Maffeo Verona, nel primo altare a destra, ci presenta il movimentato ed emozionante martirio di Sant’Orsola e delle sue compagne; sotto, un frammento dell’antico affresco dell’altare. Opere del ‘700 sono, nel secondo altare a sinistra, l’Immacolata attribuita a Pietro Gualdi e, ai lati dello stesso altare, i medaglioni di Francesco Cappella detto il Daggiù. Da notare anche, nel coro e nella controfacciata, gli affreschi di Giovan Battista Rodriguez, dipinti con mano sicura ed elegante, rappresentanti l’Adorazione dei pastori e dei magi e Storie della vita di Gesù e di Maria. Molti altri dipinti si trovano in sacrestia.

L’arredo. I pregevoli intagli del coro e dell’altare maggiore sono stati attribuiti a Giovan Battista Caniana. Sempre alla famiglia dei Caniana appartengono i progetti del pulpito e delle cantorie. L’organo è un capolavoro di Giuseppe Serassi della fine del ’700: ha circa duemila canne e presenta rare particolarità sonore e costruttive. Si noti l’interessante tarsia marmorea del terzo altare a destra, detto dei Morti, che rappresenta tre teschi con le insegne del papa, del re e del sacerdote.
PARROCCHIALE DELL’ANNUNCIATA, PINACOTECA DELLA SACRESTIA
Dipinti: opere di Palma il Vecchio, Antonio Palma, Andrea Previtali, Francesco Rizzo da Santa Croce (sec. XVI) e Carlo Ceresa (sec. XVII)
Oltre ai dipinti presenti nella chiesa occorre segnalare che la sacrestia è una vera pinacoteca che raccoglie opere che sono una splendida testimonianza di devozione religiosa e del livello artistico raggiunto dai pittori che, partiti da questa valle in cerca di lavoro, sono diventati protagonisti della scena artistica di Venezia, come allievi e continuatori dell’opera del grande Giambellino e Tiziano.
In questa sacrestia vogliamo segnalare innanzitutto il polittico della Purificazione di Maria di Jacopo Negretti, detto Palma il Vecchio nato a Serina nel 1480. Il polittico rappresenta al centro la Presentazione di Maria al tempio con ai lati San Giovanni Evangelista e San Francesco, nell’ordine superiore al centro San Giuseppe con ai lati Sant’Apollonia e Sant’Alberto carmelitano; tra le figure più belle quella di Sant’Apollonia, protettrice dal mal di denti, che tiene in mano una tenaglia con un dente strappato durante la tortura e la parte centrale della biondissima Madonna bambina dietro la quale fanno capolino i genitori che con trepidazione porgono le offerte di rito al sacerdote; è una scena di grande sincerità, quasi un fotografia di devozione popolare, degna della sensibilità di Lorenzo Lotto, che in quegli anni era presente a Bergamo.

La seconda opera che vogliamo segnalare è uno straordinario stendardo dipinto a tempera dal pittore Antonio Negretti detto Antonio Palma, padre di Palma il Giovane; le opere ascritte a questo pittore sono assai rare e questa è firmata e datata (1565): la figura di Cristo morto è assai bella, degna del pennello di Tiziano!
Un altro polittico conservato nella sacrestia è la Pietà con San Pietro e San Giovanni Battista di Francesco Rizzo di Bernardo da Santa Croce (primi del ‘500): qui le figure sono più legnose e i colori lontani dalla vivacità di Palma e presentano i caratteri della pittura di bottega. Provenienti da altri polittici smembrati, ecco le tavole con i Santi Agostino e Pietro Martire, con il caratteristico attributo iconografico del coltello piantato in testa, attribuite ad Andrea Previtali.
Si noti anche un bello stendardo dipinto su due lati dal pittore bergamasco Pietro Donzelli, che lo ha firmato e datato (1599); da una parte è raffigurato un Santo che porta la croce, forse Sant’Andrea, dall’altra una famiglia, vestita con i tipici costumi del ‘600, che adora l’Eucaristia.
Infine segnaliamo sei dipinti di Santi attribuiti a Carlo Ceresa, tra i quali spiccano Sant’Agostino e Santa Monica, figure assai intense e bloccate in una luce metafisica, tipica di certo realismo secentesco di alto livello, che somiglia non poco alla pittura spagnola di Zurbaran.

MONASTERO DELLA SS.MA TRINITÀ
Architettura: sec. XVII.Dipinti: Crocifisso di Palma il Giovane, inizi sec. XVI; Madonna e Santi di C. Ceresa, sec. XVII; Madonna e Santi di G. Carobbio, prima metà sec. XVIII.
L’edificio. Nel cuore del centro storico di Serina, percorrendo via Palma il Vecchio troviamo l’ampia e severa costruzione del monastero, nato per le monache Domenicane di clausura nella seconda metà del XVII secolo. L’opera è stata compiuta per l’iniziativa di un devoto benefattore, il serinese Giovan Pietro Tiraboschi Bombello, che se ne fece promotore e finanziatore a favore delle giovani di Serina e della Valle che avessero offerto al servizio di Dio la loro verginità. All’interno troviamo ampi spazi, in parte modificati nel tempo rispetto al progetto originario e, di particolare interesse, due chiostri porticati, di cui uno ampio, suggestivo con un fontanino il cui scroscio leggero suona nel silenzio. La seicentesca chiesa, cui si accede sia dal convento che dalla strada per una breve scaletta e un bel portale, è dedicata alla SS. Trinità; a unica navata, a croce latina, piccola e armoniosa, possiede alcuni pregevoli dipinti.

I dipinti. Sull’altare maggiore la SS. Trinità, opera di grande intensità di Palma il Giovane (1544-1628), a forte contrasto chiaroscurale con un drammatico Cristo crocifisso che si staglia livido sulle tenebre. Ai lati due angeli addolorati e sopra la croce il Padre austero mostra il Figlio sul quale vola lo Spirito Santo. Lungo la navata da una parte la cappella della Madonna del Rosario, con una tela di Carlo Ceresa (1609-1679) raffigurante la Madonna, San Domenico e Santa Teresa e di fronte, dall’altra parte, la cappella di San Carlo con un dipinto di Giovanni Carobbio di Nembro (1691-1752) che rappresenta la Madonna con San Carlo e San Francesco.
L’arredo. Stucchi di varie epoche, a partire dal ‘600 e ‘700, decorano la chiesa mentre la parte della navata vicina all’ingresso è sovrastata dal coretto delle monache che possono assistere alle funzioni senza essere viste.
CHIESA DI SAN ROCCO
Architettura: sec. XV, con interventi successivi. Dipinti: tracce di affreschi del sec. XV; tela di Palma il Giovane fine sec. XVI.
In contrada Bosco, quasi all’entrata del paese venendo da Bergamo, sulla destra della strada, troviamo la piccola chiesa di San Rocco che risale al 1400 e che ha subito nel tempo vari rimaneggiamenti.
L’edificio. Si entra da un portale gotico di pietra locale in uno spazio semplice a due campate, scandite da un arco a sesto acuto e travi del tetto a vista, la pianta è rettangolare e l’abside è quadrata. Fuori sul lato sud un porticato piccolo e accogliente.
I dipinti. All’interno, sulla sinistra, tracce di antichi affreschi che risalgono al periodo della costruzione dell’edificio: per quanto sciupati, hanno un loro fascino arcaico, in particolare una Madonna di piccole dimensioni con due monaci dimostra un’accurata fattura. Sull’altare maggiore notevole la bella opera giovanile di Palma il Giovane (1544-1628) con i santi Francesco, Rocco e Sebastiano ai piedi della Madonna in gloria. La presenza nella tela dei Santi Rocco, a cui la chiesa è dedicata, e Sebastiano ci ricorda le varie pestilenze che affliggevano spesso le nostre contrade e la devozione popolare che ha sempre tributato a questi due Santi il riconoscimento di grandi capacità taumaturgiche. I colori e la composizione del dipinto, condotti con abile mano da maestro, rivelano la formazione tizianesca del giovane Palma. Di buona fattura artigianale i due piccoli altari laterali disposti simmetricamente con baldacchino e leggere colonne in pietra. Sempre nel presbiterio sulla porta da cui si sale al campanile è collocata una tavola devozionale con Cristo al Sepolcro. Lungo la navata sinistra un altare con pregevoli tarsie marmoree incornicia un affresco con la Madonna del Monte Carmelo, di fronte un altro altare in legno con i Santi Gottardo, Giacomo maggiore e Alberto carmelitano. Si tratta di opere di artisti anonimi ma meritevoli di adeguato riconoscimento. L’insieme rivela la stratificazione storica delle diverse epoche delle opere e degli interventi.

CONTRADA CARRERA, CHIESA DI SANT’ANTONIO DA PADOVA E SAN TOMASO D’AQUINO
Architettura: secoli XVI-XVII. Dipinti: affresco del sec. XV e varie tele anonime del sec. XVIII
La chiesa fu fondata nel 1403 dai fratelli Alberto e Geraldo Carrara con dedica a Sant’Antonio da Padova e San Tomaso d’Aquino, teologo fondamentale della dottrina cristiana; l’inconsueta dedicazione è dovuta al fatto che i committenti erano parenti di Gherardo Carrara, professore di teologia alla Sorbona di Parigi.
L’edificio. La chiesa si trova a monte dell’abitato di Serina, in fondo al paese, nella direzione di Oltre il Colle venendo da Bergamo. La costruzione si presenta con i caratteri tipici delle chiese e degli oratori tra ‘500 e ‘600: pianta rettangolare con abside quadrata, facciata a capanna, portale architravato affiancato da due finestrelle, apertura a lunetta nella parte superiore della facciata. Il restauro degli anni ’90 ha recuperato parti di mura intonacate e parte in bugnato.
I dipinti. L’ancona dell’altare maggiore, collocato nella parete destra della chiesa, racchiude una tela che raffigura la Madonna con bambino, Sant’Antonio da Padova, Sant’Antonio abate e San Tommaso d’Aquino, copia settecentesca di un originale di Palma. Anche il paliotto dell’altare, che riproduce gli stessi Santi, è opera del ‘700. Sulle pareti della chiesa ci sono quattro tele dello stesso secolo e dello stesso anonimo autore, che raffigurano donne protagoniste di episodi celebri del Vecchio testamento, partendo da destra: Dalila che tagliò i capelli a Sansone, Gioele che piantò un picchetto nella testa di Sisara, Ester che impedì il massacro del popolo ebreo e Agar, cacciata da Abramo ed aiutata da un angelo. Nei lavori di restauro è venuto alla luce un affresco quattrocentesco con la Crocifissione.

CONTRADA CASTELLO, CHIESA DI SANTA MARGHERITA
Architettura: sec. XVIII. Dipinto: affresco inizi sec. XV.
L’edificio. L’edificio sorge nel centro di Serina, lungo la via principale, e si nota per la facciata barocca, caratterizzata da quattro alte lesene, con due nicchie che racchiudono le statue di Santa Margherita, protettrice delle partorienti, e di Sant’Agata, protettrice di balie e nutrici.
La fondazione della chiesa risale al sec. XIV, pertanto è la più antica di Serina. L’edificio attuale però risale al 1740, così come appare dalle sue forme barocche.
Il dipinto. Degli antichi affreschi che un tempo ornavano le pareti della chiesa è rimasto solo quello dell’altare maggiore che rappresenta Maria che prega davanti a Gesù Bambino, posato in una gotica “mandorla” sul suo grembo. E’ un’immagine tipica della cultura figurativa tra fine ‘400 e inizi del ‘500, opera di un pittore locale, che traduce in modi semplici e ripetitivi le novità della moderna età rinascimentale, quali la stoffa dello sfondo e l’abito drappeggiato della Madonna. Gesù porta una collana di corallo, cui erano attribuite proprietà curative e contro il malocchio.
L’immagine antica è inserita di una movimentata cornice tardo barocca costituita da stucchi bianchi e azzurri con figure di angeli ed elementi vegetali.

FRAZIONE LEPRENO, PARROCCHIALE DI SAN GIACOMO MAGGIORE E SANT’ALESSANDRO
Architettura: fine sec. XVI, con restauri e ampliamenti successivi fino al sec. XX. Dipinti: copia del trittico di Francesco di Santa Croce; due tavole, forse di Palma il Vecchio, sec. XVI; Crocifissione anonima del sec. XVII. Arredo: antica fonte battesimale
L’edificio. La chiesa di Lepreno è una delle più antiche della valle, essendo stata costituita fin dal 1190 dal vescovo Lanfranco; da essa dipendevano tutte le altre chiese della val Serina fino al ‘400. L’edificio, che mostra un aspetto ottocentesco, sorge al centro del borgo in posizione tranquilla e appartata.
I dipinti. L’opera più prestigiosa che si trovava nella chiesa era un trittico di Francesco di Simone di Santa Croce, dipinto su tavola nel 1506. Incredibilmente nell’800 l’originale fu sostituito da una copia del pittore G. Rillosi, poiché gli abitanti di Lepreno, che avevano affidato l’opera al pittore per un restauro, ritennero la copia da lui eseguita più bella dell’originale! Oggi il trittico si trova alla Pinacoteca Carrara, ma in questa chiesa si può comunque ammirare la copia con San Giovanni Battista, San Giacomo con il cappello e la conchiglia da pellegrino e il bellissimo Sant’Alessandro con la luccicante armatura e il rosso stendardo; sullo sfondo un paesaggio che ricorda i monti e i paesi della valle. Due le tele originali degne di nota: una Crocifissione di ignoto pittore, ricca di effetti plastici e luministici nella figura di Cristo e una Madonna del cardellino del ‘700, opera del bresciano A. Paglia.
L’arredo. All’ingresso sulla destra una nicchia conserva la più antica fonte battesimale della valle Serina. All’inizio della navata sinistra troneggia un’imponente costruzione con rilievi e dorature barocche che sostiene la statua di San Giacomo. Tra i numerosi oggetti preziosi dal ‘700 al ‘900 è conservata una croce astile, argentata e dorata, con figure e rilievi della fine del ‘400.

