LA VALLE BREMBANA IN 100 SCHEDE Vedeseta

PARROCCHIALE DI SANT’ANTONIO ABATE

Architettura: fine sec. XVIII inizi XIX sec. Pittura: tele varie in chiesa e in sacrestia, dal XVI al XIX sec.: San Carlo, Madonna Assunta, Madonna di Loreto, Crocifissione. Sono presenti due strappi di affresco (San Sebastiano e Madonna con Bambino), di fattura semplice ma suggestiva, datati agli inizi del Quattrocento e provenienti dalla veccia chiesa e di Sant’Antonio demolita agli inizi Ottocento. Nella cappella di destra, dedicata alla Madonna, attorno alla statua inseriti in una lastra di marmo color grigio cenere 15 piccoli tondi con i misteri del Rosario opera del pittore Antonio Morali da San Giovanni Bianco. Nella tazza ovale della volta un grande affresco rappresentata la Chiesa e il Concilio Vaticano II, ed è del 1965, opera del pittore valdimagnino Agostino Manini. Arredo: coro ligneo settecentesco proveniente, così come uno dei due confessionali lignei, dalla chiesa di San Bartolomeo, antica prima chiesa parrocchiale di Vedeseta, ora in territorio di Taleggio; pila in marmo nero del 1711, dono dei valtaleggini attivi a Roma; paramenti in sacrestia. L’organo è dell’anno 1878 e fu “provvisto dalla Ditta Locatelli Saverio fabbricatore d’organi in Bergamo”.

L’edificio. La chiesa, con la notevole torre campanaria del 1912 alta 50 m, si staglia sull’abitato ma non lo soffoca e è stata costruita tra 1798 e 1803, con grandi lavori di palificazione che a distanza di tempo la mantengono dal punto di vista statico, perfetta. Sorge poco lontano dalla precedente, di origine quattrocentesca – che si trovava sull’area dell’attuale cineoratorio e era in cattive condizioni e troppo piccola per i bisogni della crescente popolazione (10 m X 5 circa) – e ha una, insolita e curiosa, forma a ellisse, quasi delle braccia aperte ad accogliere chi entra. Le prime celebrazioni pare già nel 1803 ma, ancora grandemente spoglia, venne benedetta e officiata nell’anno 1810. La facciata è di stile lineare, neoclassico, mai completata, ma abbellita pochi decenni fa di un portale interessante disegnato dall’architetto Cassinelli con interventi dello scultore Gregorio Cividini e dell’artista Franco Bianchetti. Nel corso dell’Ottocento, subirà diverse modifiche, come la formazione delle due cappelle laterali, dedicate l’una alla Madonna e l’altra a San Rocco (ora Sant’Antonio abate e, anche, Sacro Cuore), delle nicchie per ospitare le statue dei santi, della sacrestia, dell’organo, e nel secolo scorso, della porta di accesso al nuovo campanile costruito nel 1912. In contemporanea, lentamente ma progressivamente, si arricchirà, – soprattutto con il parroco don Artusi (1875-1922) – di quadri, statue, arredi, suppellettili. In parte provenienti anche dalle altre chiesette, soprattutto da San Bartolomeo, dalla vecchia chiesa di Sant’Antonio che nel 1567 era subentrata nelle funzioni parrocchiali a San Bartolomeo e dall’oratorio di San Giovanni Battista.Merita una visita la campestre chiesa di San Bartolomeo, la prima chiesa parrocchiale di Vedeseta, ora in territorio comunale di Taleggio.

La parrocchiale di Vedeseta
CHIESA DI SAN BARTOLOMEO

Chiesa, roccolo, ossario (sec. XVIII) e cippo confinario

Posta in alto sul dorso del costone d’Olda, in posizione centrale rispetto alla Valle, ma lontana da ogni centro abitato e, un tempo, da ogni casa, è la località San Bartolomeo con la sua chiesa, legata a Vedeseta e soprattutto alla sua parrocchia (che tutt’oggi è proprietaria dell’edificio e della piccola area del “sagrato”) ma da tempo passata in territorio di Taleggio. Ciò come risultato di un annoso contenzioso confinario tra le due comunità che dal 1428 hanno fatto scelte contrapposte restando una (Vedeseta) schierata con Milano e l’altra avendo optato per la Serenissima, nuova padrona di tanto territorio bergamasco. San Bartolomeo è luogo eminentemente religioso, legato in particolare al culto dei morti, isolato e solo da qualche decennio raggiungibile in macchina e con la novità, nei pressi, di un piccolo villaggio di seconde case. L’area costituisce un insieme suggestivo per il contesto naturale e per la contemporanea presenza dell’edificio religioso, di un ossario settecentesco, per i resti di una casa conventuale sempre settecentesca e di un antico roccolo con annessa santella, con affresco del 1734 del pittore della Valle Imagna Francesco Quarenghi, purtroppo quasi perduto. Da ricordare che gli abitanti della valle – ma un tempo anche dai paesi e dalle vallate circonvicine – tradizionalmente, nel giorno di Pasquetta, vengono a celebrare la festività con un pranzo al sacco su questi prati e chiamano la festa “Sanburtolamè” o, anche, ai “mörcc”.

L’edificio. La chiesa è un rifacimento novecentesco della precedente chiesa quattrocentesca (con aggiunte settecentesche) che risultava pericolante; tuttavia la struttura e l’aspetto esterno non risultano molto diversi dalla chiesa precedente. La presenza sul colle di un edificio religioso dedicato a San Bartolomeo è testimoniata già alla fine del XIII sec. Da prima della metà del 1400 sono certe le sue funzioni parrocchiali per la comunità di Vedeseta, trasferite poi, nel 1567, alla chiesa di Sant’Antonio, in paese, per maggiore comodità della popolazione. Nel passato la chiesa fu arricchita di arredi e suppellettili grazie a parroci benemeriti e anche per opera della colonia degli emigrati valtaleggini a Roma, dove in molti erano andati a cercare fortuna esercitando per lo più il mestiere dell’oste. La chiesa, che è stata oggetto all’esterno di diversi recenti interventi di manutenzione, presenta una facciata di gusto neoclassico con campanile settecentesco e un portico sul lato sinistro e un piacevole spazio sia davanti che intorno, mentre l’interno della chiesa è in stato di degrado e la sua stabilità minacciata dalla fragilità del terreno su cui sorge. Sul muro di contenimento dietro l’abside è murato un cippo confinario con data del 1760, epoca dell’ultima delimitazione di confine tra Milano e Venezia.

Il cippo confinario

L’ossario. Nel ‘700 vicino alla chiesa fu costruito una piccola cappella con funzione di ossario per riporvi le ossa dei molti morti sepolti nel cimitero che si trovava nell’area attorno alla chiesa stessa; dalla grata della cappella oggi restaurata si vedono le antiche ossa e i segni delle grazie ricevute.

L’ossario