LA VALLE BREMBANA IN 100 SCHEDE Ornica

PARROCCHIALE DI SANT’AMBROGIO

Architettura: opera dell’arch. Antonio Bergio, 1722 con preesistenze quattrocentesche. Dipinti: affreschi di A. Baschenis in sacrestia; polittico nello stile di Cima da Conegliano, fine sec. XV; due tele di anonimo del sec. XVIII. Arredo: altare maggiore sec. XVII; altri arredi lignei, sec. XVIII

L’edificio. La chiesa attuale, che si trova nel centro storico del paese, è stata progettata dall’architetto svizzero Antonio Bergio, in luogo della preesistente chiesa quattrocentesca; dell’antica chiesa gotica si è conservata la parte absidale, adibita a sacrestia. A destra della facciata della chiesa si noti l’antico ossario, sulle cui pareti sono ancora leggibili soggetti macabri.

I dipinti. Due sono i gioielli di questa chiesa: uno è costituito dagli affreschi di Angelo Baschenis che dipinse la chiesa primitiva di cui si sono salvate le quattro vele che oggi coprono la sacrestia; questi dipinti sono una rara testimonianza del pittore brembano, che poi si trasferirà in Trentino e che qui firma e data il suo intervento (MCCCCLXXXV die XV novembris Angelus de Averaria pinxit una cum filio suo). Il soggetto rappresenta: la Madonna Assunta, Cristo Pantocratore, i quattro Padri della Chiesa (Girolamo e Gregorio Magno appaiati da una parte e Agostino e Ambrogio dall’altra) con i simboli degli Evangelisti; lo stato di conservazione è ottimo perché non sono mai stati intonacati successivamente, così come è avvenuto invece per quasi tutti gli affreschi prima del ‘500. I Padri della Chiesa sono rappresentati seduti, mentre scrivono, i troni su cui siedono si restringono verso l’alto per adattarsi alla forma del triangolo, gli abiti formano pesanti panneggi: è una pittura didattica che rielabora il linguaggio tardo gotico o addirittura bizantino in termini ripetitivi e popolari.

Gli affreschi diAngelo Baschenis

L’altro gioiello è lo splendido polittico di fine ‘400 di scuola veneta, che risulta composto di ben 14 scomparti, incorniciati da un’ancona intagliata e dorata, con cimasa curvilinea che ricorda il profilo di certe chiese veneziane; sul fondo dorato spiccano le figure con i vivaci colori del tardo gotico; in basso, sotto la belliniana Madonna con bambino, il vescovo Ambrogio in cattedra, patrono della parrocchiale, ma anche della diocesi di Milano da cui Ornica dipendeva, impugna con la mano destra il flagello come minaccia contro gli eretici. Interessanti anche le tele con il Battesimo di Cristo e il Noli me tangere, dipinte da ignoto nel 1727.

Il polittico di Sant’Ambrogio

L’arredo. L’altare maggiore, in legno intagliato e dorato, è opera tra ‘500 e ‘600; il pulpito, gli stalli del coro, i confessionali e un armadio della sacrestia sono del ‘700, forse della bottega dei Rovelli di Cusio.

SANTUARIO DELLA MADONNA DEL FRASSINO

Architettura: sec. XVII. Dipinti: icona bizantina del sec. XVIII; dipinti con storie del Vangelo di scuola locale, sec. XVI.

Il Santuario della Madonna del Frassino è stato costruito per ricordare l’evento miracoloso di un viandante derubato, picchiato e legato ad un albero di frassino. Il malcapitato, in fin di vita, invocò la Madonna, che gli apparve e lo salvò. In seguito si fece quindi promotore della costruzione di una cappella nel luogo del miracolo, che nel sec. XVII assunse l’aspetto attuale.

L’edificio. Si trova in fondo al paese, in un piacevole contesto naturale, sul sentiero che conduce verso i passi che portano in Valtellina. Esternamente ha il caratteristico aspetto prebarocco assai sobrio e privo di decorazioni, al contrario l’interno appare decorato con ori e stucchi di gusto tardo barocco, lo spazio è ad aula coperto da volte e illuminato da finestre; una trabeazione sporgente percorre tutte le pareti.

I dipinti, la scultura e l’arredo. Sull’altare maggiore fa bella vista di sé un’icona bizantina molto raffinata; nel presbiterio una serie di storie del Vangelo di scuola bergamasca del sec. XVI.C’è anche un dipinto con Cristo e angioletti, di scuola veneta del primo ‘500: tutte opere precedenti l’attuale edificio del Santuario. Da notare anche l’effigie plastica della Madonna del Frassino di ambito fantoniano. Sul lato destro della navata si nota un bel pulpito della fine del Seicento, opera d’intaglio ed intarsio dei Rovelli di Cusio

L’interno del santuario della Madonna del Frassino con la statua della Vergine

LA VALLE BREMBANA IN 100 SCHEDE Oltre il Colle

PARROCCHIALE DI SAN BARTOLOMEO

Architettura: secoli XVIII e XIX. Pittura: opere di V.A. Orelli e E. Scuri del sec. XIX nella parrocchiale. Affresco di V.A. Orelli a Grimoldo, 1803.

L’edificio della parrocchiale. La chiesa di Oltre il Colle sorge su un poggio in bella posizione ed è dedicata a San Bartolomeo. Come per molte chiese della bergamasca, presenta una forte impronta settecentesca e interventi successivi dell’’800 e del ’900, come il porticato a tre lati che avvolge la facciata, ampliamento degli anni 1935-37 di Luigi Angelini.

I dipinti e l’arredo della parrocchiale. L’interno è ricco di decorazioni e di marmi variegati. Nelle volte affreschi diVincenzo Angelo Orelli dei primi dell’’800: si segnala in particolare la luminosa Gloria di San Domenico. Nell’atrio un notevole dipintodi Enrico Scuri del 1872, il Transito di San Giuseppe, opera intensa, ricca di pathos, neoclassica nei modi ma con ricordi settecenteschi. Sono presenti altre opere prevalentemente del ‘900, pitture e sculture di mano artigianale e, da segnalare, arredi, pianete, croci, calici, merletti che costituiscono un pregevole patrimonio con pezzi che vanno dal ‘500 al ’700. L’organo è stato costruito da Carlo Bossi nel 1804 ed è tra i più integri ed eleganti che si conoscono.

La parrocchiale di Oltre il Colle
Enrico Scuri, pala del Transito di San Giuseppe nella parrocchiale di Oltre il Colle
CHIESETTA DELLA NATIVITÀ DI MARIA

Si visiti anche la piccola e graziosa chiesetta in contrada Grimoldo, in cima a una scalinata, con eleganti affreschi settecenteschi sulla facciata. Sorge, con successivi rifacimenti, su una cappella medievale dedicata alla Santa Croce e alla Natività di Maria. L’interno, assai luminoso, presenta tipici stucchi del ‘700 e due affreschi di Vincenzo Angelo Orelli (1803) graziosi per la ricchezza di notazioni domestiche.

Oltre il Colle, chiesa di Grimoldo, affresco della Natività di Maria di V.A.Orelli
PARROCCHIALE DI SANTA MARIA MADDALENA A ZAMBLA BASSA

Architettura: sec. XVIII. Dipinti: tele di G.P. Cavagna, inizi sec. XVII; due ancone lignee del sec. XVII

L’edificio. La parrocchiale di Zambla bassa, consacrata nella prima metà del ‘700, ha forme semplici e austere, con un basso portico che corre lungo il lato sinistro e gira nella parte posteriore lungo l’abside.

I dipinti e l’arredo. All’interno, segnato da rimaneggiamenti novecenteschi, troviamo sull’altar maggiore, un bel dipinto di Gian Paolo Cavagna che rappresenta Maria Maddalena in gloria: un volo di angeli sorregge la santa in un intenso contrasto chiaroscurale, con un movimento ascensionale che coinvolge i gesti, i panneggi e l’intera composizione; in basso un suggestivo paesaggio montano. Sul primo altare di destra un’ancona lignea del ‘700 racchiude un bel polittico con Madonna e i Santi Carlo e Francesco nel registro superiore, opera della bottega del Lavagna (quelli in basso sono moderni); di fronte una pala ottocentesca del Rosario, inserita in una sfarzosa ancona secentesca. Anche qui arredi pregevoli: una croce astile e un calice del ‘600 lavorati a cesello e a sbalzo; croci, candelieri, cartegloria e lampade del ‘700 in rame argentato. L’organo è un Serassi del 1799.

La parrocchiale di Zambla bassa
PARROCCHIALE DELL’IMMACOLATA CONCEZIONE A ZAMBLA ALTA

Si dedichi anche una visita alla parrocchiale di Zambla alta, in splendida posizione, edificata ai primi del ‘700 e dedicata all’Immacolata Concezione di Maria. Di forme semplici e sobrie, ha un altar maggiore barocco di marmo con la Vergine scolpita sul paliotto e un Crocifisso del ‘600, valorizzato nella sua cromia originale da un recente restauro.

Il paliotto dell’altare maggiiore della parrocchiale di Zambla alta
PARROCCHIALE DELLA SS. TRINITÀ A ZORZONE

Architettura: sec. XVIII. Dipinti e arredi: secoli XVII e XVIII

L’edificio. La parrocchiale di Zorzone, dedicata alla SS. Trinità, risale al 1700 e sorge su un precedente sacro edificio del ‘600. Di struttura armoniosa ed elegante, è stata eretta su disegno di Gian Battista Caniana, con alta facciata in doppio ordine e mantiene tuttora le sue forme originali autentiche. Anche l’interno conserva integralmente la sobria grazia del progetto originario.

I dipinti e l’arredo. L’altar maggiore, della fine del ‘700, ha i modi del primo neoclassicismo, è ricco di marmi colorati con una fine “medaglia” a rilievo sul paliotto; il coro è ornato con un buon dipinto di ignoto, raffigurante la SS. Trinità, opera del ‘700. Si veda anche nella Sagrestia una Madonna della Cintura, opera interessante per lo stile pittorico e per la vivacità compositiva di Antonio Festi (1628): rappresenta la Madonna che offre la cintura ai Santi Stefano, Antonio abate, Nicola da Copertino, Santo Vescovo e Santa in abito da monaca. Sono presenti anche arredi preziosi di qualità come croci d’argento, reliquiari, carteglorie, lampade ed abiti ecclesiastici dal ‘600 in poi.

La parrocchiale di Zorzone

LA VALLE BREMBANA IN 100 SCHEDE Olmo al Brembo

PARROCCHIALE DI SANT’ANTONIO ABATE

Architettura: edificio moderno con preesistenze settecentesche. Dipinti: Madonna del Rosario di G.P. Cavagna, 1617; pala di Sant’Anna e Maria bambina, sec. XVII; Madonna con Bambino e San Carlo Borromeo, sec. XVII; affresco strappato dei secoli XV-XVI e tela di V.A. Orelli del sec. XVIII in sacrestia.

L’edificio. È stato costruito inglobando la chiesa settecentesca, che aveva una posizione ortogonale rispetto a quella attuale; è così possibile vedere ancora l’antica facciata, decorata con nicchie e cornici in stile rococò, a sinistra della facciata moderna, in corrispondenza dell’ingresso laterale nella cappella battesimale.

I dipinti. Le opere più belle sono quelle che provengono dalla chiesa antica: la tela della Madonna del Rosario, datata 1617 e firmata da Gian Paolo Cavagna, con i Santi Domenico e Caterina da Siena, di gusto ancora cinquecentesco per il rigido schema piramidale, la tela con San Carlo in preghiera davanti alla Madonna con Bambino (nella prima cappella a destra), dipinta in seguito alla visita apostolica dell’arcivescovo del 1575 e, nel secondo altare a sinistra, la seicentesca tela con Sant’Anna che istruisce Maria bambina, di incerta attribuzione, capolavoro di grazia domestica, inserita in un pregevole altare settecentesco, ricco di marmi colorati e intarsiati. In sacrestia sono collocati altri dipinti tra i quali si segnala un affresco strappato con San Rocco e San Sebastiano (secoli XV-XVI) e una bella tela di Vincenzo Angelo Orelli, con Cristo che cade sotto la croce.

La scultura e gli arredi. Sull’altare maggiore le quattro statue degli Evangelisti sono opera moderna dello scultore Elia Ajolfi. Si noti il confessionale settecentesco, esuberante di figure intagliate e, tra gli oggetti preziosi, alcuni calici d’argento, una croce astile d’argento sbalzato e candelieri in rame argentato.

La chiesa parrocchiale di Olmo al Brembo
CHIESA DI SAN ROCCO

Architettura: sec. XVII. Dipinti: tela di F. Ronzelli, 1630

L’edificio. Al centro del paese, attraversato il ponte sul Brembo in direzione di Averara, si noti l’oratorio di San Rocco, ricostruito dopo la terribile peste del 1630, che causò a Olmo 98 morti su 178 abitanti. La chiesetta presenta una curiosa facciata a salienti con campanile a vela, una finestra a forma di conchiglia di gusto rococò, in basso due finestre e il portale con cornici mistilinee; tracce di decorazioni architettoniche dipinte nella parte alta.

I dipinti. All’interno si trova una pala datata e firmata da Fabio Ronzelli che rappresenta in alto la Madonna con Bambino stretto in fasce e, in basso, San Sebastiano e San Rocco, i due Santi protettori dal morbo; l’opera è di modesta fattura, ma presenta un elemento iconografico assai interessante: tra i due Santi il pittore ha dipinto un’immagine d’epoca di Olmo al Brembo, in cui sono riconoscibili alcuni edifici e il corso del torrente. Assai bella l’ancona che contiene la tela, costituita da colonne corinzie scanalate, avvolte in parte da decorazione vegetale, da una trabeazione con volute e da un timpano spezzato.

Olmo al Brembo, chiesa di San Rocco
FRAZIONE CUGNO INFERIORE, PALAZZO GUERINONI E LA CHIESA DI SAN PIETRO MARTIRE

Architettura: palazzo e oratorio secoli XVII-XVIII. Dipinti: affreschi sec. XVII e XVIII

Cugno è una località che si trova alla confluenza della valle Stabina (la valle di Cassiglio, Ornica e Valtorta) con il fiume Brembo ed è facilmente raggiungibile attraverso il ponte che, ad Olmo, collega la strada provinciale con Cassiglio. Subito dopo il ponte, sulla sinistra, venendo da Olmo, attira l’attenzione la facciata affrescata di palazzo Guarinoni, che presenta il portale e le finestre incorniciate con finte decorazioni architettoniche settecentesche, caratteristiche del tardo barocco; sopra il portale una graziosa Annunciazione. Nel borgo si ritrovano altri affreschi anonimi e la chiesetta di San Pietro Martire.

L’edificio. L’oratorio è stato costruito nel ‘600 e presenta la tradizionale facciata con tetto a capanna, finestra centrale a lunetta e portale fiancheggiato da due grandi finestre simmetriche. Sulla sinistra la sacrestia presenta due finestrelle ad arco acuto, di gusto gotico, anche se costruite nel ‘700. L’interno ha una navata coperta con travi e il presbiterio con volta.

I dipinti e l’arredo. Sulla facciata sono ancora visibili rappresentazioni di anfore con mazzi di fiori; sotto una di queste la data 1680. Sulla volta del presbiterio l’affresco di una colomba, simbolo dello Spirito Santo, sulla parete della navata un affresco votivo con la Madonna, il Bambino Gesù, San Giuseppe e Sant’Antonio da Padova, proveniente da una casa privata. Nel presbiterio: Crocifisso settecentesco. La pala d’altare con il Martirio di San Pietro Martire è opera recente (1970): interessante esempio di persistenza di gusto tradizionale in età moderna.

Olmo al Brembo, frazione Cugno inferiore, chiesa di San Pietro Martire
LOCALITÀ CIGADOLA, CHIESA DI SANT’ANTONIO DA PADOVA

Borgo storico.

Architettura: sec. XVIII. Dipinti: pala del sec. XVIII

Prendendo il sentiero che parte da Olmo, subito dopo l’Albergo della Salute, segnalato da un cartello come un tratto della “via del ferro”, si giunge alla località Cigadola dopo circa 40 minuti di cammino. Nel borgo si respira un’atmosfera d’altri tempi tra edifici e portali in pietra, prati e tracce di affreschi ormai perduti. Qui, proprio sul sentiero, in bella posizione isolata, ma posta tra i due nuclei dell’abitato, si trova la piccola chiesa di Sant’Antonio da Padova, oggetto fino al secolo scorso di una lunga controversia di appartenenza tra la parrocchia di Olmo e quella di Piazzatorre.

L’edificio. La facciata si presenta nella tradizionale forma a capanna con portale affiancato da due finestre e una finestra a lunetta nella parte superiore; sulla sinistra l’edificio della sacrestia.

Il dipinto. L’interno ha una mensa sostenuta da un tronco di ciliegio e un’interessante pala di anonimo del ‘700, che rappresenta la Madonna incoronata da angioletti, Sant’Antonio da Padova con Gesù Bambino e San Domenico: la tela è di evidente gusto barocco nella cornice sagomata con linee curve, nell’afflato devozionale dei Santi e nella gestualità mossa delle figure. Nell’attigua sacrestia si trovano mobili, parti lignee dell’altare e del tabernacolo del ‘700.

Olmo al Brembo, località Cigadola, chiesa di S. Antonio da Padova
LOCALITÀ MALPASSO, CHIESA DI SAN FRANCESCO

Borgo storico

Architettura: chiesa del sec. XVIII. Dipinti: pala del sec. XVIII

Il borgo di Malpasso, a pochi minuti da Olmo al Brembo, è sorto nei pressi dell’antico sentiero, che prima della costruzione della strada Priula (1592), portava verso Mezzoldo e il passo San Marco; oggi è attraversato dalla strada provinciale. E’ uno degli insediamenti più belli della valle con edifici in pietra, archi e finestre che segnalano secoli di storia dal Medio evo fino al secolo scorso; è ancora visibile un affresco con L’incoronazione della Madonna da parte di Cristo e Dio Padre in via Tasso 7 (località Aiali).

L’edificio. La chiesa di San Francesco si affaccia sulla strada provinciale, a monte della contrada di Malpasso; è di fondazione antica (1517), ma è stata ricostruita nel ‘700 nella forma attuale, con facciata a capanna, portale affiancato da due finestre rettangolari e con una terza finestra sopra il portale.

I dipinti. Sulla facciata è dipinta una meridiana all’interno di una bella cornice barocca, dove appare la data 1752 e la scritta: VEDI L’OMBRA IN PASSAR QUANTO SIA BREVE – DALL’OMBRA IMPARA CHE MORIR SI DEVE. L’interno è assai luminoso, coperto con volta a botte e ci offre una pala d’altare con la Madonna, il Bambin Gesù, San Giovanni Battista, San Francesco, un arido paesaggio montano, il ritratto del committente con lo stemma della famiglia (braccio che regge una mazza della famiglia Mazzoleni) e le iniziali ZM. Nella piccola sacrestia vi sono mobili e un reliquiario del ‘700.

Olmo al Brembo, località Malpasso, chiesa di S.Francesco, pala d’altare

LA VALLE BREMBANA IN 100 SCHEDE Moio de’ Calvi

PARROCCHIALE DI SAN MATTIA

Architettura: fine sec. XVII e sec. XVIII. Dipinti: tela di Francesco Cappella, sec. XVIII. Arredo:coro, pulpito, altare maggiore e armadi della sacrestia, secoli XVII e XVIII.

L’edificio. La chiesa parrocchiale di Moio dei Calvi, dedicata a San Mattia Apostolo, risale, per la prima costruzione, alla fine del ‘400, mentre deve l’attuale aspetto al rifacimento avvenuto alle fine del ‘600. L’esterno si presenta sobrio, slanciato, con i fianchi segnati da alti contrafforti, portale a sesto acuto e campanile, di forme romaniche, rialzato nel ‘700. L’interno invece sorprende per la bellezza e la ricchezza degli stucchi ariosi, che movimentano lo spazio del presbiterio, e degli intagli settecenteschi, opera di sapiente mano artigianale locale.

I dipinti. È interessante anche il patrimonio dei dipinti: sul presbiterio tele di scuola veneta del ‘600 e ‘700, tutte con Madonne e Santi di buona fattura. Ricordiamo in particolare l’eccellente tela settecentesca di Francesco Cappella, dedicata a San Luigi Gonzaga, dal tocco abile ed elegante.

La pala di Francesco Cappella

L’arredo. Ricca la collezione degli arredi: croci, calici e ostensori dal ‘500 al ‘700, messali del ‘600 e del ‘700. L’organo proviene dalla celebre bottega organaria Bossi, probabilmente di fine ‘700. Si segnalano anche il coro, il pulpito fastosamente decorato e gli armadi della sacrestia. L’altar maggiore ha pregevoli tarsie marmoree e un elegante tabernacolo di fine ‘700, con graziose figure a rilievo.

Interno della parrocchiale

LA VALLE BREMBANA IN 100 SCHEDE Mezzoldo

CHIESA PARROCCHIALE DI SAN GIOVANNI BATTISTA

Architettura: secoli XVII e XVIII. Dipinti: pala di Lattanzio da Rimini, 1505; pala con Sant’Antonio da Padova del Ceresa; varie tele secentesche; affreschi di G. Carnelli, fine sec. XIX. Arredi lignei: pulpito, confessionale, armadio della sacrestia, banco da parati, stalli del coro e fonte battesimale di A. Rovelli e bottega, 1692.

L’edificio. La chiesa ci appare improvvisamente, quasi nascosta, dopo una serie di tornanti prima dell’ingresso nel paese di Mezzoldo, in posizione isolata. La struttura dell’edificio è secentesca, ma il portico che la fiancheggia, così come avviene in molte chiese della valle, è precedente (inizi del ‘500), se è contemporaneo all’affresco votivo raffigurante la Madonna con Gesù Bambino, dipinto sulla parete sinistra; nel sagrato è stata collocata una antica acquasantiera. L’interno, secondo la tipica pianta barocca, è a navata unica con cappelle laterali.

La parrocchiale di Mezzoldo

I dipinti. Nel presbiterio luccicante di marmi e di tarsie barocche collocate tra ‘600 e ‘700 fa mostra di sé la pala di San Giovanni tra San Pietro e San Giovanni Evangelista, con la cimasa che rappresenta Cristo in pietà tra la Madonna e San Giovanni Evangelista: la tavola ci è giunta in pessimo stato di conservazione, ma è stata recuperata con un difficile restauro nel 1981. Assieme alla pala di San Martino della parrocchiale di Piazza Brembana è una rara testimonianza del pittore Lattanzio da Rimini, allievo di Giovanni Bellini a Venezia; per la data in cui è stata fatta (1505) è un’opera pienamente moderna, in cui il pittore ha abbandonato il fondo oro e il decorativismo gotico per mostrarci un paesaggio in prospettiva e, nelle figure, un naturalismo esaltato da una luce forte e limpida; molto bella la Pietà della cimasa i cui colori vivaci sono esaltati dal marmo nero dell’ancona. Tra i dipinti delle cappelle laterali un Sant’Antonio da Padova di Carlo Ceresa, con un’iconografia convenzionale riscattata dal naturalismo del volto del Santo e tre pale di pittori anonimi del ‘600, tutte costruite sullo schema piramidale tipico del secolo e incastonate in cornici marmoree.

L’arredo. Notevoli per l’alta qualità degli intagli e degli intarsi i mobili della sagrestia, il pulpito, il confessionale, il coro: sono tra le produzioni più alte della bottega dei Rovelli di Cusio; si ammiri anche il fonte battesimale in marmo nero sormontato da un prezioso ottagono intarsiato.

La pala di Lattanzio da Rimini

LA VALLE BREMBANA IN 100 SCHEDE Lenna

CHIESA DI SAN ROCCO

Architettura: sec. XVI con interventi successivi. Dipinti: affresco 1524; tele anonime dei secoli XVII e XVIII.

L’edificio. La chiesa parrocchiale di Lenna è la chiesa di San Martino di Piazza Brembana. Tuttavia a Lenna ci sono due oratori antichi: uno è quello di Santa Lucia, l’altro è quello di San Rocco; questo si trova al centro del paese sulla strada che va verso la località Cultura e Cantone Santa Maria. La facciata è tripartita da due lesene e culmina in un timpano e due acroteri a forma di piramide di gusto classico; la parte bassa presenta la tipologia consueta degli oratori con portale affiancato da due finestre, mentre nella parte superiore una finestra rettangolare e due nicchie laterali danno equilibrio all’insieme. Il campanile ricorda la costruzione primitiva. L’interno, ad aula, è sostenuto da archi trasversali e travature a vista.

I dipinti. Di grande effetto è l’affresco del presbiterio, inserito in una forma arcuata, che rappresenta la Madonna in trono incoronata dagli Angeli, a sinistra San Sebastiano e San Giovanni Battista, a destra San Giuseppe e San Rocco: il dipinto è di buona qualità e presenta raffinatezze tipiche di un Rinascimento avanzato (il trono, le stoffe, gli angeli musicanti). Nell’oratorio è visibile sulla parete sinistra una curiosa tela del ’600 o ‘700 che rappresenta il trasporto della Santa Casa di Loreto con i Santi Rocco, Francesco e Sebastiano; sul lato opposto, vicino all’ingresso, una tela settecentesca vicina ai modi di Antonio Cifrondi, con un soggetto macabro costituito da San Rocco e gli appestati.

Affresco della chiesa di San Rocco
ORATORIO DI SANTA LUCIA

Architettura: ricostruzione moderna. Dipinti: tela con Madonna e Santi di C. Ceresa, metà sec. XVII.

L’edificio. Vale la pena di visitare questo oratorio per l’opera del Carlo Ceresa qui conservata. La chiesetta è oggetto di particolare culto in occasione della festa di Santa Lucia, quando qui si ritrovano fedeli provenienti da tutta la valle. L’edificio ha subito la sorte di uno spostamento dalla sede originaria in occasione della costruzione della moderna sede stradale. E’ quindi costruzione recente che riprende lo stile neogotico della parrocchiale di San Martino di Piazza Brembana e, in generale, le forme delle chiese tardo-medievali.

Il dipinto. Il dipinto di Carlo Ceresa qui ospitato è uno dei più belli: ci presenta una Madonna con bambino al centro e due Sante ai lati, tra cui, a sinistra, Santa Lucia; la Madonna, diversamente dal solito, ha un bel viso ideale, forse in un periodo in cui il Ceresa è stato influenzato dal classicismo di Guido Reni. Le due Sante sembrano invece ritratte dal vero, nei modi tipici del pittore di San Giovanni Bianco: colpisce in particolare il profilo di Santa Lucia, la cui estasi mistica si stampa su un viso con la bocca semiaperta, il naso pronunciato e il collo con il leggero rigonfiamento del pomo d’Adamo; in mano la palma del martirio con i due occhi infilati; belli i gialli e i rossi sul verde scuro dell’abito.

Carlo Ceresa, Madonna col Bambino e Sante

LA VALLE BREMBANA IN 100 SCHEDE Isola di Fondra

LA PARROCCHIALE DI SAN LORENZO A FONDRA

Architettura: prima metà del sec. XVIII. Dipinti: tela di B. Tisi detto il Garofalo, 1541; tela con Madonna e Santi del Ceresa, 1656.Scultura: ancona con sei statue, 1545. Arredo: banco presbiteriale e stalli del coro, secoli XVII e XVIII.

L’edificio. La parrocchiale dedicata a San Lorenzo ci appare oggi come fu ricostruita nella prima metà del ‘700. Essa domina l’abitato nella sponda opposta del Brembo rispetto alla strada provinciale ed è accessibile a piedi con una scalinata. L’accesso alla chiesa è asimmetrico e caratteristico, così come originale è la collocazione del portico, che copre in parte la facciata dell’edificio.

I dipinti. All’interno la chiesa conserva una rarità per la provincia bergamasca: di tratta di un’opera del pittore ferrarese Benvenuto Tisi, detto il Garofalo, donato da un tal Giorgio Michetti, residente a Venezia. In questa Annunciazione, già su tavola poi trasportata su tela con un restauro, cogliamo i tratti di una dimensione aulica, ideale, che fa di questa Madonna una dolcissima nobildonna, così diversa dai nostrani Cavagna o Ceresa. Una pala di quest’ultimo nella chiesa di Fondra è la Madonna in gloria con i Santi Nicolò da Tolentino, Rocco, Sebastiano e Carlo Borromeo che, pur convenzionale nell’impaginazione simmetrica, raggiunge effetti di affascinante realismo secentesco nello scapigliato San Rocco, nell’ascetico San Carlo e nel patetismo insistito di San Sebastiano.

L’Annunciazione, di Benvenuto Tisi detto il Garofalo

La scultura e l’arredo. Un altro pezzo di valore presente in questa chiesa è un’ancona lignea con sei sculture policrome più la cimasa con una Pietà: la cornice è classica con le sue colonne ad altorilievo e il suo andamento orizzontale, le statue sono statiche e bloccate nella loro fissità ed hanno il fascino un po’ ingenuo dell’arte popolare. Bello l’arredo ligneo del ‘600 e ‘700, in particolare i pannelli con intarsi eseguiti nel 1734 da G.B. Caniana. Si segnala anche l’interessante organo, recentemente restaurato, opera unica del Taramelli, probabile allievo dei Bossi, datata 1789.

L’ancona lignea con sei sculture della parrocchiale di Fondra
FRAZIONE TRABUCHELLO, PARROCCHIALE DI SANTA MARGHERITA

Dipinti: tele dei secoli XVI e XVII. Archeologia: tombe altomedievali. La primitiva chiesa quattrocentesca è stata sostituita da strutture più recenti, frutto di rimaneggiamenti dal ‘600 in poi, fino all’eclettica facciata novecentesca.

I dipinti. All’interno sono conservate cinque tele anonime a forma di lunetta, eseguite tra ‘500 e ‘600: esse rappresentano la Madonna col Bambino e figure di Santi. Nel contesto di un’esuberante decorazione barocca si trova la pala della Madonna del Rosario, con i 15 misteri, la Madonna che allatta il Bambino, San Domenico e Santa Caterina da Siena e un bel paesaggio al centro, opera del pittore Benedetto Adolfi (1668). La tela con la gloria di Santa Margherita, protettrice delle partorienti, è forse opera di Giuseppe Ceresa, figlio del più famoso Carlo. Un anonimo Angelo Custode tra i Santi Antonio abate e Antonio da Padova è opera della fine del ‘600.

La parrochiale di Trabuchello in festa

L’arredo. Bello il bancale del presbiterio, intarsiato e intagliato con figure di cariatidi tra ‘600 e ‘700. Tra gli arredi preziosi un insieme di cartegloria del ‘600 e una croce del ‘400 assai raffinata.L’organo è un Bossi del 1880.

Archeologia. Recentemente sotto il pavimento della chiesa sono venute alla luce i resti di una necropoli altomedievale consistenti in una struttura muraria e in sei tombe (una di un bambino), disposte secondo l’asse dell’antica chiesa, dalla caratteristica forma “antropoide”, che si restringe in corrispondenza della testa e delle gambe. Il ritrovamento è probabilmente relativo ad uno stanziamento in età tardoantica (sec V-X), in posizione strategica lungo la valle, già nota in età romana per le sue miniere di ferro e rame.

LA VALLE BREMBANA IN 100 SCHEDE Foppolo

CHIESA PARROCCHIALE DI SANTA MARIA ASSUNTA

Architettura: sec. XVIII. Dipinti: pala del Cifrondi, sec. XVIII. Scultura: Deposizione del sec. XV e sculture lignee del sec. XVII.

L’edificio. La parrocchia di Maria Assunta ha origini cinquecentesche e forse anche più antiche. L’attuale assetto, necessitato, dice la tradizione, da una valanga distruttrice, è prevalentemente settecentesco. Abbellimenti, come stucchi e dorature, e restauri del ‘900 non hanno modificato la semplice e sobria struttura. E’ una piccola chiesa con tre altari: il maggiore è dedicato a San Maria Assunta; gli altri due, rispettivamente a Sant’Antonio abate ed alla Madonna del Rosario.

I dipinti, le sculture, gli arredi. Sopra la porta d’ingresso una pala con gloria di San Pietro attribuita ad Antonio Cifrondi, di discreta fattura. Anche le sculture lignee del ‘600, una statua dell’Assunta dipinta d’oro e due Santi, unitamente alla tribuna sono di buona mano artigianale. Un discorso a parte va fatto per il gruppo ligneo dell’altare di destra che rappresenta una notevole Deposizione di scuola tedesca del ‘400: si tratta di un’opera estranea alle tradizioni locali, pervenuta alla chiesa con una donazione in età moderna. Il gruppo di figure astanti sopra il corpo inarcato di Cristo è mosso da un comune sentimento di dolore trattenuto in una composta rassegnazione; le figure sono appiattite e bidimensionali, secondo il gusto tipicamente gotico. Anche in questa chiesa non mancano, come in molte chiese della bergamasca, arredi di interesse storico e artistico: reliquiari, croci, vasi portapalma, pianete e merletti,  custoditi nella sacrestia.

Deposizione di scuola tedesca del ‘400
FRAZIONE TEGGE, CASA D’ABITAZIONE

L’edificio. La casa del dipinto segnalato si trova su un sentiero che porta al passo di Tartano e poi in Valtellina; è uno delle più interessanti testimonianze figurative di fede e di cultura popolare della valle. Si trova sulla facciata di una casa in parte rovinata da interventi moderni, che hanno cancellato parzialmente la data, che però qualcuno ha riscritto in alto.

L’affresco. La conservazione del dipinto è dovuta alla sporgenza del tetto che lo ha protetto parzialmente dalle intemperie. L’affresco presenta due scene: a sinistra la Madonna di Loreto tra San Carlo e San Rocco, a destra Sant’Antonio abate, una decorazione vegetale con un uccellino che becca un grappolo d’uva e un angioletto. L’insieme presenta i caratteri tipici della pittura ingenua degli ex voto, che muta di poco i caratteri stilistici nel corso dei secoli. La Madonna sembra un’icona tardo bizantina, interpretata in chiave popolare, i Santi rappresentati testimoniano anche qui la presenza della peste: San Rocco con la piaga della malattia, San Carlo morto da appena 50 anni e già così importante da essere rappresentato con Santi di tradizione secolare. Da segnalare la scritta tra le due immagini: 1635 O TU CHE PASSI P QUESTA VIA SALUTERAI LA VER.NE MARIA P. AMOR DI DIO GUARDATEVI FRATELLI DAL BIASTEMARE ET DAL PARLARE DISONESTO ALTRAMENTRE EGLI VI…M DOMINICO DE SACTI F. F… DIVOTIO..ANNO 163…

Madonna di Loreto tra San Carlo e San Rocco, a destra Sant’Antonio abate

DALLA LAGUNA AI MONTI: Veronese e la sua bottega a Dossena

Realizzato in occasione del restauro di due opere veronesiane della chiesa parrocchiale di Dossena (Decollazione di san Giovanni Battista e San Rocco tra i santi Vito e Modesto) il volume contiene lo studio artistico della prof.ssa Orietta Pinessi e la relazione del restauro eseguito da Antonio Zaccaria, oltre a un saggio sulla chiesa, curato da Tarcisio Bottani.

Promosso dalla Parrocchia, il restauro, coordinato da Barbara Mazzoleni, si è avvalso del sostegno di alcuni enti ed istituzioni, e in particolare del Centro Storico Culturale, che ha coperto i costi di edizione del volume.

Lo studio artistico della prof.ssa Pinessi ha consentito di appurare la paternità delle due tele, che risalgono alla seconda metà del Cinquecento. Quella di San Rocco è di mano del pittore Luigi Benfatto, noto col nome veneto di Alvise dal Friso (Verona, 1551 – Venezia, 1611), nipote e allievo di Paolo Veronese, nella cui casa dimorò lungamente. La pala della decollazione del Battista è stata invece confermata al Veronese, con probabile intervento del fratello Benedetto per il completamento di parti accessorie.

LA VALLE BREMBANA IN 100 SCHEDE Dossena

CHIESA PARROCCHIALE DI SAN GIOVANNI BATTISTA

Architettura: sec. XVIII con preesistenze del sec. XVI. Dipinti: due polittici di Francesco Rizzo da Santa Croce, prima metà sec. XVI; Decollazione del Battista di Paolo Veronese, seconda metà del sec. XVI; tele di Paolo Fiammingo (1594), Nicolas Renier e figlia (1635), C. Ceresa (metà sec. XVII), G. Segala (inizi sec. XVIII).

La chiesa di Dossena è al centro del paese, in posizione dominante, con un bel sagrato antistante; è una eccezionale testimonianza dell’importanza di questo paese nei secoli passati, quando, prima della costruzione della via Priula, costituiva una tappa obbligata della via Mercatorum. Da questa chiesa arcipresbiterale dipendevano tutte le chiese della valle, i cui abitanti dovevano venire qua per battezzare i loro figli (di qui la dedicazione a San Giovanni Battista). Le numerose opere d’arte ancora presenti nella chiesa testimoniano l’attaccamento e la devozione dei suoi abitanti, che, attraverso varie confraternite o privatamente, commissionavano i dipinti da Venezia.

L’edificio . La costruzione attuale risale agli inizi del ‘700, quando si intervenne, con ampliamenti proseguiti nel corso dell’800, fino a raggiungere l’aspetto attuale. Delle primitive chiese medievali non è rimasta traccia, mentre nel restauro degli anni ’70 si è cercato di recuperare sulla facciata e sul fianco segni dell’antica chiesa cinquecentesca, quali parti di muratura a bugnato rustico, una piccola finestra con capitello a sinistra e la semiarcata che fiancheggia il portale maggiore. A sinistra della facciata un edificio porticato, il Portico dei Morti, così chiamato per essere stato l’antico cimitero: è una ricostruzione del ‘600 che presenta una linearità e una leggerezza ancora rinascimentali. L’interno ha la caratteristica struttura barocca ad aula unica con cupola, ampio presbiterio e profonde cappelle laterali.

I dipinti. Si può affermare, senza ombra di dubbio, che la chiesa di Dossena è la più ricca di opere d’arte di tutta la valle. Nella cappella maggiore troviamo un polittico attribuito a Francesco Rizzo di Bernardo, pittore originario di Santa Croce e attivo nella provincia bergamasca nella prima metà del ‘500; purtroppo la tavola centrale con il Battesimo di Cristo è deturpata da una caduta di colore dovuta al movimento delle tavole lignee sottostanti; l’opera, pur manifestando i caratteri tipici delle botteghe locali (ingenuità e adesione all’iconografia della tradizione), è considerata una delle più belle uscite dalla bottega di Santa Croce per la delicatezza dell’incarnato di Cristo, la nobiltà del suo viso e di quello del Battista. Nella stessa cappella si trova la tela con Lo sbarco di Sant’Orsola a Colonia, opera già attribuita addirittura a Rubens, ma oggi attribuita al fiammingo noto in Italia col nome di Paolo Fiammingo, che ha lavorato a Venezia nella bottega del Tintoretto: in questo episodio che, precede il Martirio della Santa, le figure procedono ondeggiando come in una deliziosa fiaba. Seguono altri due dipinti con l’Ultima cena e l’Orazione nell’orto, attribuiti anch’essi ad un fiammingo, Nicolas Renier o (cosa assai rara) alla figlia Clorinda: le parti più notevoli sono i ritratti dei committenti, quasi “fotografie” d’epoca per l’acuto realismo dei visi. Le altre tele della cappella sono opere secentesche di Antonio Ridolfi.

Il polittico attribuito a Francesco Rizzo con il battesimo di Cristo e i santi Caterina, Margherita, Paolo e Pietro

Nella parete della controfacciata segnaliamo San Zaccaria e Santa Elisabetta del Ceresa, probabilmente autore anche del San Francesco d’Assisi e San Carlo Borromeo, collocati nella cappella del Battistero: sono evidenti i tratti caratteristici del pittore brembano per le belle figure plastiche che emergono dal fondo neutro e per gli effetti di luce metafisica. Nella cappella del Rosario, la seconda a sinistra, è esposta l’opera più antica della chiesa: un polittico del 1515 attribuito a Francesco Rizzo di Bernardo da Santa Croce, con bella cornice originale, nove tavole e una scultura con la Madonna del Rosario aggiunta nel ‘600: un bel pezzo di pittura di bottega con tratti popolari (il profeta e la sibilla a fianco di Dio Padre sembrano delle caricature). Alle pareti della cappella 15 quadretti in cuoio dei Misteri del Rosario, inviati nel 1599 da due dossenesi emigrati a Venezia.

   Il polittico attribuito a Francesco Rizzo di Bernardo con al centro la scultura della Madonna del Rosario;
in alto Profeta, Padre eterno e Sibilla; sotto San Giovanni Evangelista e San Marco;
   in basso San Rocco e Sant’Antonio abate; nella predella gruppo di apostoli

Nella cappella di San Giuseppe da vedere il San Giovanni Evangelista con donatori di Giovanni Segala per l’originalità del taglio compositivo, in cui i committenti padre e figlio sembrano colti in un’istantanea del 1707. Altra sorpresa nella cappella dell’Addolorata, la terza a sinistra, la Madonna de los Remedios, copia di una tavola ritenuta miracolosa conservata nella cattedrale di Siviglia in Spagna e donata nel 1642 da un emigrato. Nella cappella di San Rocco un altro quadro di grande valore: San Rocco tra i santi Vito e Modesto, del 1575, recentemente attribuita a Luigi Benfatto, parente del Veronese; la tela è ricca di valori cromatici tipici della pittura veneziana del tardo ‘500, specialmente nella bella figura di San Rocco. L’opera più importante della chiesa si trova nella cappella di San Giovanni Battista: si tratta della Decollazione del Santo, concordemente attribuita a Paolo Veronese e giunta a Dossena nel 1575; qui sono presenti tutti i caratteri dello stile di uno dei più grandi pittori del ‘500: la bianca architettura palladiana che si staglia sul cielo azzurro, lo scorcio del banchetto profano sotto il porticato, i movimenti già manieristi delle figure in primo piano. L’arredo. Si noti la fonte battesimale del 1570. L’organo è un Bossi del 1849.

Decollazione di San Giovanni Battista di Paolo Veronese