Costa Serina

PARROCCHIALE DI SAN LORENZO E SANT’AMBROGIO

Architettura: sec. XVIII; dipinti: tre tavolette rinascimentali e un’ancona, sec. XVIII; affreschi della chiesa più antica, sec. XV.

L’edificio. La chiesa parrocchiale intitolata ai Santi Lorenzo e Ambrogio è alta e ben visibile nel paesaggio di Costa Serina. L’attuale costruzione è opera tardo settecentesca e venne fatta sorgere su un più antico edificio di culto di epoca medievale. La facciata, a due ordini, presenta un porticato classicheggiante ampio e luminoso. L’interno ha ricevuto recenti ripuliture e restauri, durante i quali sono venuti alla luce, in corrispondenza del primo altare a destra nella navata, affreschi di buona fattura risalenti al sec. XV, appartenenti alla prima chiesa posta in quel luogo; testimonianze della chiesa antica sono alcuni portali e acquasantiere.

L’arredo e i dipinti. L’altare maggiore è un pregevole esempio di artigianato settecentesco con eleganti tarsie marmoree. Tra le opere di valore storico e artistico segnaliamo tre belle piccole tavole rinascimentali collocate in un tabernacolo intagliato con la rappresentazione dell’Ecce Homo e angeli adoranti, mentre nell’area del presbiterio le opere affrescate e gli stucchi sono tutti dell’800. Si veda anche la sagrestia dove in un’ancona rustica è collocata una tela con i Santi Giovanni Battista e Antonio da Padova, firmata da tale Claudio Spina (1640). Belli i mobili ottocenteschi della sacrestia. Ancora arredi e paramenti pregevoli, tra cui una preziosa pianeta, medaglie, calici e candelieri tutti del ‘700.

Panaorama di Costa Serina con la chiesa parrocchiale
FRAZIONE ASCENSIONE, ANTICA CHIESA DELLA SS.MA ANNUNZIATA

Architettura: inizi sec. XVI; dipinti: affreschi del sec. XVI.

L’edificio. La chiesa sorge in piano tra pendii occupati da costruzioni recenti, sicché appare purtroppo estranea in quel contesto. Nel 1890 è stata demolita la prima delle tre campate di cui era costituita la chiesa; il resto dell’edificio è un gioiello conservatoci dalla storia, poiché ci ha tramandato l’impianto architettonico originario, con facciata a capanna, murature rustiche, navata ad aula unica coperta da un tetto sostenuto dai caratteristici arconi trasversali di stile ancora gotico. Si entra dal fianco destro attraverso un semplice portale gotico.

I dipinti. All’ingresso ci accoglie una gigantesca figura di San Cristoforo che porta il Bambin Gesù sulla spalla sinistra e tiene un lungo bastone sulla destra: era una consuetudine quella di rappresentare questo Santo sulle facciate delle chiese perché fungesse da guardia e sentinella del luogo sacro; qui il Santo ci guarda con una fissità bizantina, vicina ai modi dei pittori Baschenis. Le pareti interne sono rivestite di affreschi di grande fascino dei secoli XV e XVI, riportati alla luce negli anni ’70 e successivamente restaurati negli anni ’80. All’interno le pareti sono rivestite di affreschi: si tratta di opere devozionali, accostate senza ordine gerarchico con semplici cornici, ancora secondo il gusto della pittura medievale; il soggetto d’obbligo è la Madonna in trono con Bambino e Santi, con l’eccezione di due Crocifissioni e una bella Ultima cena, nella parete a sinistra del pulpito; qui l’anonimo frescante ha esibito le sue moderne conoscenze della prospettiva rinascimentale nelle piastrelle del pavimento e nel disegno del soffitto. Sulla parete dell’arcone che precede il presbiterio un’Annunciazione con architetture rinascimentali rappresentate in modo ingenuo; sotto si vedono due polittici originariamente con sei figure, che ricordano lo stile della bottega del pittore locale Maffiolo da Cazzano.Assai bella è anche la cinquecentesca ancona in legno dorato restaurata nel 1972.

L’antica chiesa di Ascensione
Affreschi della chiesa di Ascensione: una Crocifissione raffigurata sulle pareti interne e San Cristoforo, dipinto sulla parete laterale esterna
SANTUARIO DELLA MADONNA DELLA NEVE

Architettura: sec. XX; dipinti: pala fine sec. XVI, inizi sec. XVII.

L’edificio. Il fascino di questo santuario si deve alla posizione solitaria e alla splendida vista da cui si gode il panorama della valle. E’ collocato sulla strada che da Selvino porta a Serina, nel punto in cui si incrocia la strada che sale da Costa Serina: era un importante punto di riferimento e di sosta nella via Mercatorum, quando l’ingresso in valle Brembana seguiva il percorso Nembro (o Albino)-Selvino-Serina. Non si hanno notizie precise sulla nascita della devozione che venera la Madonna della Neve (che ricorre il 5 agosto); sappiamo che nel ‘500 esisteva un oratorio dedicato a Maria, arricchito e restaurato nel corso dei secoli. L’edificio attuale è una costruzione nuova degli inizi del sec. XX.

I dipinti. Il santuario conserva sopra l’altare una tela anonima, databile tra fine ‘500 e gli inizi del ‘600, che costituisce l’immagine di culto più importante: essa rappresenta una bella Pietà con San Giovanni, la Madonna, la Maddalena e i Santi Sebastiano e Rocco; il dolore composto non impedisce al pittore di raffigurare i due Santi in pose mosse e aggraziate. Sono opere del ‘700 quelle che raffigurano l’Annunciazione e la Natività, ai lati del presbiterio. Da notare anche un dipinto di Pietro Servalli, racchiuso in cornice mistilinea di gusto barocco (siamo però nel sec. XX!), che rappresenta la Madonna della Neve con i Santi Ambrogio e Lorenzo.

Il santuario della Madonna della neve

Cornalba

PARROCCHIALE DI SAN PIETRO APOSTOLO

Architettura: secoli XVII-XIX. Dipinti: resti di un polittico del sec. XV; tela di San Francesco alla Verna del Ceresa, sec. XVII; nella sacrestia tela della SS. Trinità e Santi, sec. XVII. Arredo: cantorie e pulpiti dei Caniana, sec. XVIII; vari manufatti di oreficeria dal sec. XVI al sec. XVIII.

L’edificio. La chiesa è al centro del paese, ben visibile dalla strada e priva di sagrato. Dell’antico edificio non resta traccia; quello attuale risale al 1744, mentre l’arioso portico esterno fu aggiunto nel 1885.

La parrocchiale di San Pietro apostolo

I dipinti. Come molte chiese del ‘700 la facciata è dipinta con finte decorazioni architettoniche, ben visibili sopra il portico. All’interno sono custodite alcune opere di un certo interesse: nel presbiterio, incastonate nel coro sulla destra, tre tavolette, probabilmente ciò che resta di un polittico del ‘400 che è stato smembrato; per lo stile plastico che le caratterizza sono il prodotto della bottega veneziana dei Vivarini (antagonista a quella più moderna dei Bellini) oppure del trevigliese Butinone. Una tela che rappresenta San Francesco alla Verna, nella controfacciata, è opera di Carlo Ceresa. Nella sacrestia è esposta una bella tela del ‘600 attribuita alla bottega di Palma il Giovane: una SS.ma Trinità con Dio Padre e Cristo crocifisso sostenuto da uno stuolo di angeli barocchi e quattro Santi, tra cui Pietro e Paolo. Le tele che, dietro l’altare, rappresentano episodi della vita di San Pietro e quelle che ornano le cantorie sono opere settecentesche del pittore Giovanni Carrobio, forse autore anche della Vergine Immacolata che fa da pala all’altare fantoniano.

L’arredo. Le cantorie e gli amboni con decorazioni ad altorilievo sono opere dei Caniana (‘700).

Nella dotazione degli arredi preziosi una croce e un calice d’argento del ‘5-‘600 e una “pace” d’argento sbalzato del ’600 (è una tavoletta decorata, baciata nel corso della messa). L’organo è un Serassi del 1794, restaurato agli inizi del ‘900.

San Francesco alla Verna, di Carlo Ceresa

Cassiglio

CHIESA PARROCCHIALE DI SAN BARTOLOMEO

L’edificio. A Cassiglio una chiesa antica fu consacrata dall’arcivescovo di Milano nel 1468; l’edificio attuale è frutto di ampliamenti e ristrutturazioni dal sec. XVII al sec. XIX.

I dipinti. L’edificio non avrebbe particolari motivi di interesse se nel 1985, durante alcuni lavori di restauro, non fossero venuti alla luce alcuni affreschi di una Danza macabra, databile a metà ‘500, forse dipinta da un membro della famiglia Baschenis; si tratta di due file di personaggi che rappresentano nella fascia superiore il papa, l’imperatore, nobili, cardinali e monaci, mentre nella fascia inferiore sono rappresentate figure diversificate per professione ed età: la morte non guarda in faccia a nessuno e, specialmente durante le morie causate dalla peste, questo messaggio veniva spesso ripetuto. Probabilmente questo antico affresco ispirò il pittore che due secoli dopo dipingerà, sulla vicina Casa Milesi lo stesso tema, ma con accenti più giocosi: la Serenata macabra. All’interno della chiesa alcune tele anonime dei secoli XVI e XVIII.

Arredo. Si notino gli arredi lignei: il banco del presbiterio intagliato e intarsiato, un armadio, un cassettone e un inginocchiatoio di gusto barocco. Tra gli oggetti preziosi, una croce astile e una “pace” d’argento sbalzato dei secoli XVI-XVII. L’organo è un Serassi del 1794.

Interno della parrocchiale di Cassiglio
La Danza macabra raffigurata sull’esterno della chiesa
La Serenata macabra di Casa Milesi

Carona

LA CHIESA PARROCCHIALE DI SAN GIOVANNI BATTISTA

Architettura: 1921. Dipinti: Carlo Ceresa, Madonna del Rosario, metà sec XVII; Giulia Lama, Crocifissione, prima metà sec. XVIII; tele del presbiterio con Nascita, Predicazione e Decollazione del Battista, sec. XVII. Arredi: reliquiari a ostensorio, a urna e a busto; nella sacrestia armadio del sec. XVII.

L’edificio. La chiesa sorge in bella posizione elevata al centro del paese, poco sopra la strada principale. L’edificio all’interno presenta, oltre ad una serie di decorazioni moderne, alcuni dipinti e manufatti storici provenienti dalla parrocchiale antica.

I dipinti. Sopra il primo altare a destra è visibile una Madonna del Rosario di Carlo Ceresa, il pittore brembano più conosciuto e apprezzato in ambito nazionale; si tratta di un soggetto tipico dell’iconografia religiosa secentesca che rappresenta la Madonna e Gesù Bambino nell’atto di mostrare il rosario a San Domenico e Santa Caterina, inginocchiati in posizione adorante, mentre gruppi di angioletti barocchi si affollano ridenti e compiaciuti. La parte più originale dell’opera è costituita dai visi dei Santi e della Madonna che sono efficaci ritratti di gusto realistico e pietistico, tipici del periodo; fa da contorno alla scena centrale una cornice dipinta con rappresentazioni in miniatura dei Misteri del Rosario. Un altro dipinto da vedere è una Crocifissione attribuita alla poco nota, ma assai interessante, pittrice Giulia Lama, donna colta appartenete ai circoli intellettuali veneziani, studiosa di matematica, filosofia ed esperta di ricamo. Qui il tema della Crocifissione è improntato a un forte chiaroscuro di lontana matrice caravaggesca, le figure sono molto drammatiche per le posizioni diagonali e scorciate, il nudo di Cristo è plastico e molto efficace. Altre tele interessanti sono collocate nel presbiterio dietro l’altare: si riferiscono a episodi della vita del Santo cui è dedicata la chiesa e cioè la Nascita, la Predicazione e la Decapitazione di San Giovanni Battista. Qui i soggetti sono trattati in modo leggero: prevale la descrizione dei bei costumi, delle pose eleganti e perfino la macabra esposizione della testa del Battista sembra un pretesto per esibire la ricchezza e lo sfarzo dell’abito femminile e la pittoresca tracotanza del boia.

Le reliquie. Nel secondo altare a destra sono in bella esibizione alcune reliquie di Santi in reliquiari di varia forma, tra i quali alcuni pittoreschi busti dipinti.

Arredo. Ancora uno sguardo merita nella sacrestia un armadio del ’600, opera dei Rovelli di Cusio, notevole per la presenza di intagli e intarsi.

L’ANTICA CHIESA PARROCCHIALE DI SAN GIOVANNI BATTISTA

Architettura: metà del sec. XV. Dipinti: affreschi dal sec. XV al sec. XVIII. Arredo: stucchi del sec. XVIII, altare del sec. XVII proveniente da Bergamo.

L’edificio. Questa piccola chiesa fu la parrocchiale di Carona fino al 1921, quando fu sostituita dalla nuova parrocchiale. L’edificio sorge in bella posizione all’inizio del paese ed ha le dimensioni che corrispondevano a quelle di una piccola comunità. Oggi, dopo il moderno restauro, essa ci appare in tutta la sua sobria eleganza, sottolineata dal prevalere dell’intonaco bianco. L’edificio ha una pianta a tre navate, visibili dalla facciata per il profilo più alto della navata centrale; il basso campanile, di gusto ancora romanico, presenta spigoli in pietra. Sul portale in pietra della parete destra è incisa la data 1578. All’interno la chiesa è divisa da lisce e bianche colonne, la navata centrale è coperta da volte a botte con alte finestre settecentesche da cui piove una cascata di luce.

Gli stucchi. Siamo subito colpiti dall’eleganza e dalla bellezza degli stucchi barocchi: l’alta e sporgente trabeazione che percorre le pareti ci offre un repertorio di intrecci vegetali, ovuli, dentelli, ove traspaiono, grazie al restauro, i fondi azzurri e rosa tipici del ‘700; l’esuberanza degli stucchi raggiunge il suo apice con gli angioletti in fondo alla navata destra.

Gli affreschi. Su fondo bianco delle pareti rimangono solo alcuni frammenti di affreschi dei tanti che ricoprivano le pareti della chiesa: nella navata destra un San Fermo con la palma del martirio e una curiosa apparizione di Dio Padre con la Madonna in primo piano, mentre un angelo è relegato in secondo piano; belli anche gli affreschi barocchi a finte decorazioni architettoniche sulla volta del presbiterio. L’altare maggiore, dalla forma di capitello, è frutto di un riutilizzo: proviene dalla chiesa dello Spasimo di Bergamo, quando questa fu soppressa in età napoleonica.

L’antica parrocchiale
LA CAPPELLA DI SAN ROCCO

Architettura: 1636. Dipinti: affresco dell’Annunciazione, 1636; tela con la Vergine, San Rocco e San Sebastiano, sec. XVII; tela con Ecce Homo, sec. XVII. Arredo: paliotto d’altare, sec. XVIII.

L’edificio. La cappella è situata nella parte superiore del paese, in posizione defilata e non visibile da lontano; per raggiungerla occorre percorrere la strada che costeggia il Brembo dalla centrale elettrica verso il lago e deviare a sinistra; qui tra antiche case in pietra ci appare preceduta da un piccolo spiazzo a prato: l’impatto è assai gradevole per la dimensione domestica del contesto. La facciata è dominata da un elegante portale architravato in pietra scura, che comprende la porta con chiavistello originale, due panche e due finestre simmetriche e una grande finestra a lunettone.

dipinti. Sopra, protetto dalla tettoia sporgente, un affresco con una rusticaAnnunciazione, in cui i tratti della Madonna e dell’angelo sembrano cogliere fisionomie di paese; al centro l’iscrizione dedicatoria di Cristoforo e Marcantonio Migliorini, cognome tuttora frequente a Carona. All’interno l’altare è ornato da un bel paliotto barocco con decorazioni vegetali che incorniciano la Vergine con Gesù bambino, San Sebastiano e San Rocco con il cane. Alle pareti due tele di un certo interesse: ancora la Vergine, Gesù Bambino e i Santi Rocco e Sebastiano, opera di un pittore anonimo del ‘600 legato a un’iconografia statica e tradizionale, l’altra con Cristo e i suoi torturatori, uno dei quali gli porge una canna a mo’ di scettro; anche qui il pittore è anonimo, ma siamo di fronte a un linguaggio più moderno, decisamente secentesco, fatto di pose dinamiche, anatomie forzate e forti contrasti di luci e ombre.

La cappella di San Rocco

Camerata Cornello

PARROCCHIALE DI SANTA MARIA ASSUNTA

Architettura: sec. XVIII. Dipinti: tele di C. Ceresa e di F. Zucco, sec. XVII; affreschi del sec. XVIII

L’edificio. La chiesa attuale fu consacrata nel 1737 sulle rovine di un’antica chiesa quattrocentesca. Agli inizi del ‘900 l’edificio fu prolungato di una campata e fu rifatta la facciata. L’interno presenta la tipica decorazione barocca, rinnovata a metà del ‘900.

I dipinti. L’interno presenta affreschi settecenteschi di autore ignoto con soggetti legati all’esaltazione della Vergine. Coerenti con la decorazione due tele sagomate sulle pareti con lo Sposalizio e la Morte della Madonna del ‘700; ai lati della pala centrale, con l’Assunzione di Maria (sempre del ‘700), due tele di Carlo Ceresa: un Sant’Antonio da Padova, proclamato in quegli anni (1652) protettore del territorio bergamasco e qui rappresentato con la tonaca e la toppa dei frati Cappuccini; l’altra opera del Ceresa è un Angelo custode che accompagna un bambino eseguito per “DEVOTIONE DELLE DONNE DI QUESTO COMUNE”, come è scritto sotto il piede della figura principale: l’immagine dell’Angelo è dolcissima e assai raffinata nell’accostamento dei bianchi e dei rosa. Il dipinto all’altare della Madonna del Rosario è una Madonna con San Domenico e Santa Caterina (1610), opera di uno dei più noti pittori bergamaschi del ‘600: Francesco Zucco, autore più vicino all’iconografia statica delle pale cinquecentesche, che attratto dal dinamismo barocco.

L’arredo. Bello il coro e il banco da parati eseguito tra il ‘600 e il ‘700. L’organo è stato costruito dalla ditta Giudici e Sgritta (allievi del Serassi) nel 1856. Ricca la dotazione di arredi e paramenti sacri tra cui un calice d’argento cesellato del 1620.

Carlo Ceresa, L’Angelo custode
FRAZIONE CORNELLO DEI TASSO, CHIESA DEI SANTI CORNELIO E CIPRIANO

Architettura: sec. XII-XIII; campanile sec. XV. Dipinti: affreschi sec. XV- XVII; tela della Crocifissione sec. XVII

L’edificio. Piccola chiesa di grande suggestione per il contesto intatto del borgo che, a sua volta, è immerso nel verde dei prati e dei boschi circostanti. La semplicità dell’insieme esalta il gusto rustico del romanico locale; il portale a sesto acuto e l’alto campanile testimoniano interventi più tardivi di stile gotico. L’interno ci mostra il tipico ambiente ad aula unica con arconi gotici che sostengono il tetto.

I dipinti. Le pareti della chiesa erano ricoperte interamente di affreschi, frutto della devozione popolare e nobiliare che poteva contare sulla famiglia dei Tasso. Ora le pareti bianche degli intonaci restaurati ci restituiscono solo una parte lacunosa degli originali (non bisogna dimenticare che tutti i dipinti murali restaurati si trovavano sotto strati di intonaci più recenti). Tuttavia alcuni affreschi sono ancora molto belli: il cosiddetto Polittico della Madonna dietro l’altare maggiore è un dipinto murale che imita le più costose pale con cornice lignea; la struttura architettonica imponente inquadra al centro la Madonna con angeli musicanti, ai lati i due Santi vescovi cui è dedicata la chiesa, sopra San Pietro e San Paolo e al centro una Pietà di Cristo sorretto da angeli (l’autore forse è un Baschenis d’Averara). Sulla sinistra della parete d’ingresso, sulla controfacciata, è visibile una gustosa rappresentazione di Sant’Eligio, protettore dei maniscalchi, collocato nella sua bottega in cui sono stati posti, in bella vista, i ferri del mestiere; a lato è raffigurata Santa Caterina d’Alessendria, protettrice dei corrieri postali. Tra gli altri dipinti, in una sorta di galleria di due secoli e più di pittura, sulla parete sinistra, una Crocifissione secentesca con bella cornice architettonica di gusto classico e immagini di forte risalto plastico.

Affreschi con la raffigurazione di Sant’Eligio e, a fianco, Santa Caterina d’Alessandria
FRAZIONE BRETTO, CHIESA DI SAN LUDOVICO

Architettura: fine sec. XV. Dipinti: affreschi inizio sec. XVI attribuiti ai Baschenis; affreschi del sec. XVII. La chiesetta è dedicata di San Ludovico d’Angiò, vescovo di Tolosa ed è stata di proprietà della famiglia Tasso del Bretto fino alla fine del ‘700.

L’edificio. La chiesa è raggiungibile con un sentiero dal Borgo del Bretto o da una strada carrabile da Camerata Cornello. Sorge isolata su un ripido pendio, che è stato spianato per ottenere uno spazio piano adatto a ospitare la chiesa: in realtà l’edificio è quasi nascosto dal ripido declivio del terreno; l’irregolarità della pianta, la semplicità dei volumi e dei materiali ne fanno un gioiello di architettura rustica, di gusto ancora medievale. Ha una facciata a capanna, un portale a sesto acuto e una finestra a lunetta, che testimonia interventi più tardi. L’interno è a navata unica, separata da un arco trionfale dal presbiterio coperto da volta a botte.

I dipinti. Il gruppo dei dipinti più antichi comprende un San Defendente in abiti quattrocenteschi con un offerente nella parete nord della navata; una Madonna che allatta con offerente, nella parete nord del presbiterio e San Vincenzo Ferrer e Sant’Antonio abate in cattedra nella parete opposta; Cristo Pantocratore con i simboli degli Evangelisti sulla volta del presbiterio. Recentemente, dietro la pala sull’altare sono state scoperte altre figure affrescate: una Trinità, una Madonna in trono, San Ludovico da Tolosa, un Cristo con la Maddalena e un altro santo non ancora identificato; sul lato destro del presbiterio, invece, una Madonna che allatta il Bambino, San Sebastiano, San Bartolomeo e un offerente. In questa occasione si è scoperta anche una scritta che non lascia dubbi sul committente: «Guariscus quondam Boni De Tasis f. f. pro testamento suo hoc opus», che significa «quest’opera venne fatta realizzare, a suo testamento, da Guarisco, figlio di Bono Tasso» quindi segue la data 1504. I dipinti più antichi della chiesa, forse opera di un pittore della famiglia dei Baschenis di Averara, sono tipici di una pittura devozionale che riproduce schemi secolari, derivati da canoni di tradizione bizantino-romanica: frontalità, gestualità rigida, schematizzazione delle forme naturali. Il Cristo Pantocratore incombe dall’alto della volta a botte, con una fissità ancora bizantina, il leone di San Marco e gli angeli che sgambettano parlano una sorta di dialetto figurativo. I dipinti più tardi sono di gusto barocco e si può supporre che appartengano al periodo dell’ampliamento della chiesa nel sec. XVII.

Affreschi della parete di fondo del presbiterio (1504)

Brembilla

LA PARROCCHIALE DI SAN GIOVANNI BATTISTA

Architettura. Seconda metà sec. XIX. Dipinti. Natività degli inizi del sec. XVI; Battesimo di anonimo inizi sec. XVI; tela di C. Ceresa con Madonna con Bambino in gloria e Santi, sec. XVII.

L’edificio. La chiesa è stata consacrata nel 1896 e si diversifica dalla maggior parte degli edifici costruiti in questo secolo perché l’architetto Elia Fornoni ha scelto lo stile neogotico anziché lo stile neoclassico. L’esterno presenta portali e finestre bifore e trifore a sesto acuto, decorazione ad archetti ciechi e guglie; l’interno suggerisce il caratteristico slancio gotico con pilastri e costoloni che reggono le vele della volta a crociera.

I dipinti. Alla parete di destra si trova una Natività del primo ‘500, cui è stata aggiunta, in età più tarda, la figura di un pastore. Ma l’opera più importante è quella del Ceresa che raffigura la Madonna con i Santi Pantaleone (con il manto d’ermellino), Antonio da Padova (con il giglio), due Disciplini e la Maddalena. Questo soggetto è molto interessante dal punto di vista dottrinale, perché mostra esplicitamente le anime del purgatorio che sono salvate grazie alle preghiere dei penitenti (i Disciplini) e alla intercessione dei Santi; i visi dei Disciplini sembrano due ritratti e quello di sinistra, che ci guarda direttamente, potrebbe essere un autoritratto del Ceresa; anche la figura della Maddalena che tiene in mano la coppa con i balsami è un ritratto patetico e realistico, ravvivato dai colori della veste verde e del mantello giallo. Vale la pena di ammirare anche i resti di una tavola del ‘500 raffigurante un Battesimo di Gesù, che presenta uno stile vicino alla bottega dei pittori di Santa Croce.

L’arredo. Belli i marmi intarsiati degli altari. Sono presenti reliquiari di varie tipologie: a busto, antropomorfi, a croce e a ostensorio; alcuni sono stati offerti dalle “Compagnie” di Genova e Venezia, ovvero Associazioni di lavoratori di Brembilla che da quelle città volevano onorare la loro parrocchia. L’organo è un Bossi del 1910.

Branzi

LA CHIESA DI SAN SEBASTIANO ALLA FRAZIONE CAGNOLI

L’edificio. Al centro del piccolo borgo di Cagnoli, collocato sulla riva sinistra del Brembo, è “nascosta” la chiesetta di San Sebastiano, in tutto simile a quella di San Rocco di Branzi, prima dell’intervento settecentesco. All’esterno l’oratorio è assai spoglio ed ha una facciata con un grande arco di scarico, all’interno del quale si trovano il portale e tre finestre.

I dipinti. Più interessante l’interno a pianta quadrata con un ingenuo dipinto murale sulla parete di fondo con la Madonna col Bambino, che porta una collana di corallo, tra i Santi Sebastiano e Rocco; sulla sinistra un grande affresco con l’Incoronazione della Vergine in trono con Gesù Bambino, affiancata dai Santi Sebastiano, Bartolomeo e Rocco, il cui anonimo autore è un pittore aggiornato, in grado di rappresentare elementi di prospettiva rinascimentale. Sulla parete destra: ancora San Rocco, Sant’Antonio abate, con i tradizionali attributi della campanella e del maialino. Anche in questo caso la ripetuta rappresentazione dei Santi protettori dalla peste è indicativa delle paure degli abitanti.

LA CHIESA DELLA MADONNA DELLA NEVE ALLA GARDATA

L’edificio.Nella frazione Gardata, il cui nome richiama alla memoria un’antica presenza di un posto di guardia, lungo la strada che corre a sinistra del Brembo, si trova questo oratorio in posizione isolata che ripete la tradizionale pianta rettangolare con facciata a capanna, tetto sporgente, portale con due finestre a fianco e una in alto; sotto le due finestre uno zoccolo a lastre di pietra e due panche.

I dipinti. All’esterno elemento particolare sono le due nicchie dipinte con immagini di Santi. In alto, sopra la grande finestra rettangolare, una cornice curvilinea, tipica del ‘700, racchiude la rappresentazione della Vergine. L’interno, completamente rinnovato in età moderna con stucchi e dorature, contiene una pala che rappresenta la Vergine con Gesù bambino tra San Rocco e San Sebastiano, racchiusa da una cornice mistilinea di gusto barocco: curiosa la posa sinuosa e asimmetrica di San Sebastiano.

Bracca

LA PARROCCHIALE DI SANT’ANDREA

Architettura: sec. XIX. Dipinti: pala della Visitazione di Maria, sec. XVII; nel coro due tele del sec. XVII e una Crocifissione del sec. XVIII. Arredo: organo Serassi del 1823.

L’edificio. La chiesa è al centro del paese di Bracca, inserita tra le case del centro storico, raggiungibile con una bella scalinata asimmetrica che ci porta al grazioso sagrato. La chiesa si presenta in perfetto stile neoclassico, con un’abside profonda e l’antico campanile.

I dipinti. All’ingresso, sulla sinistra, due affreschi strappati: uno con Cristo nel sepolcro con gli strumenti del martirio e l’altro con una Pietà; entrambi i dipinti, di provenienza ignota e di scuola locale, sono databili agli inizi del ‘500. C’è poi una bella pala seicentesca sulla parete sinistra con la Visitazione di Maria e i Santi Stefano e Lorenzo, attribuita al genovese Giovanni Paggi; la stessa pala in alto ha una lunetta con una delicata Annunciazione. Dietro l’altare sulla parete dell’abside tre grandi tele: quella di sinistra, una Madonna con Bambino e Santi, mostra chiaramente lo stile di Carlo Ceresa, specialmente nella figura dell’Angelo e di Sant’Antonio da Padova; la tela al centro con i Santi Andrea, Pietro, Giacomo, Rocco, Sebastiano, Giovanni Battista e Francesco, è firmata da O. Borzone, Genova 1631; la Crocifissione a destra è opera settecentesca di Pietro Olivieri di Cerete Alto.

La scultura e l’arredo. In una nicchia a sinistra del presbiterio c’è una bella statua di San Rocco. Tra gli arredi preziosi c’è un bellissimo calice d’argento dorato, cesellato e smaltato firmato da Pandolfo di Vertova nel 1448: è un capolavoro di gioielleria gotica.

Blello

La parrocchiale della SS.ma Annunciata e San Bartolomeo

Architettura: secoli XVI-XVIII. Dipinti: tela di F. Polazzo, meta sec. XVII; tela di F. Quarengo, 1724.

L’edificio. La costruzione è isolata rispetto al paese e mantiene il fascino di un insieme non deturpato da costruzioni recenti. Fa parte di un complesso che comprende altri corpi di fabbrica, uno dei quali occupa parzialmente la facciata. Per la semplicità e la sobrietà che lo caratterizzano, il complesso rivela la sua origine cinquecentesca tardomedievale. Infatti all’interno troviamo i caratteristici arconi trasversali che suddividono in tre campate la navata unica. Altri elementi dell’edificio sono frutto di interventi posteriori: sulla finestra a lunetta è incisa la data 1703.

I dipinti. La pala centrale è una bella tela che rappresenta un “quadro dentro il quadro”: un’Annunciazione con l’angelo che entra nella cornice dorata del dipinto in cui ritrova la Madonna; all’esterno i Santi Giuseppe e Bartolomeo. È opera del pittore veneziano Francesco Polazzo, noto per le numerose committenze nel bergamasco in particolare per il duomo di Bergamo. La Crocifissione con i Santi Rocco Sebastiano e un drammatico Gesù in croce è firmata Francesco Quarengo, 1724.

L’arredo. Tra gli oggetti preziosi merita particolare interesse una croce astile d’argento con piccole figure in argento e oro niellato del sec. XVI: capolavoro di oreficeria che vale da solo una visita.

La parocchiale di Blello

Averara

AVERARA – PARROCCHIALE DI SAN GIACOMO MAGGIORE

Architettura: 1713 – 1732, preesistenze del sec. XV

Dipinti: affreschi esterni sotto il portico, sec. XV; affreschi strappati e conservati nella cappella sul lato destro della chiesa; pala di G. B. Guerinoni, 1576; pala centrale di A. Lion, 1621; pala con il Cristo morto portato da angeli con i Santi Francesco e Carlo, inizi sec. XVII; Battesimo di Cristo con parti attribuite a Carlo Ceresa, 1621.

Arredo: Confessionale, 1632; pulpito, coro e armadio della sacrestia di A. Rovelli di Cusio, 1691; organo dei Serassi del sec. XVIII, rifatto nel sec. XIX.

L’edificio. La costruzione attuale, che risale al ‘700, presenta navata unica con cappelle, facciata dipinta e notevole sviluppo del presbiterio; essa è ben visibile dal paese per la sua mole imponente. Sulla destra della facciata è collocato un interessante tempietto ottagonale dedicato ai morti della peste con affreschi macabri. La parte più antica dell’edificio è il portico esterno sul fianco sinistro, che è ciò che resta della primitiva chiesa quattrocentesca.

I dipinti. La chiesa è un repertorio di affreschi antichi, anche se ciò che resta è frammentario. Sotto il portico esterno vediamo varie immagini devozionali e stemmi; quasi tutte sono state strappate negli anni ’60. Vi rimane un affresco (assai degradato) che costituisce una rarità: la cosiddetta Torre della Sapienza; l’affresco, datato 1446, rappresenta una specie di tempietto con iscrizioni sulle strutture architettoniche dipinte, che costituiscono una specie di manuale catechistico in latino con caratteri gotici (sulle colonnine alla base della torre si legge ancora a fatica TEMPERANTIA, IUSTITIA, FORTITUDO, PRUDENTIA). Gli altri affreschi strappati dalle pareti del portico e appartenenti alla chiesa antica sono conservati in una cappella-museo costruita nell’800 a fianco della chiesa parrocchiale: la si visiti perché i dipinti sono tra i più antichi della valle; tra gli altri vediamo una Madonna con Bambino e sei Santi, tra cui i medici taumaturghi Cosma, Damiano e Pantaleone.

Gli affreschi del portico della parrocchiale di Averara con la Torre della Sapienza

Tra i dipinti presenti all’interno della chiesa si noti nell’ultima cappella a destra la tela della Madonna in trono con Sante di Giovan Battista, esponente di spicco del gusto veneto-bergamasco nella seconda metà del ‘500, che riprende in tono rustico e locale l’iconografia delle pale veneziane del tempo. In un’altra cappella della parete sinistra un pittore anonimo del ’600 ha dipinto in primo piano una Pietà con angeli, San Francesco e San Carlo e sullo sfondo la strada porticata di Averara e il portico della chiesa primitiva: una bella “fotografia” di Averara nel ‘600! Si noti ancora che sotto il coro ligneo sono stati scoperti dei dipinti trecenteschi di pregio, purtroppo in uno stato frammentario: aprendo apposite “finestre” del bel coro si possono ammirare brani raffinati di pittura raffiguranti San Pietro, San Giacomo e vivaci cornici geometriche.