È uscito il volume I BASCHENIS. Una famiglia di frescanti dalla Valle Brembana alle valli trentine, che contiene gli Atti del convegno di Bergamo del 26 settembre scorso: 16 relazioni sui Baschenis, proposte da studiosi di area lombarda e trentina. Il libro, curato dal Centro Storico nell’ambito del progetto “Le terre dei Baschenis”, viene presentato il 4 giugno nel Castello del Buonconsiglio di Trento e l’11 giugno nella sede della Provincia a Bergamo.
È stato presentato il 30 aprile, nella sala consiliare di San Pellegrino Terme, il libro dedicato allo stabilimento ex SASA, realizzato dal Centro Storico Culturale, con il concorso del Comune di San Pellegrino Terme.
Contestualmente, nell’atrio del municipio, è stata inaugurata la mostra di fotografie relative alla vita dello stabilimento negli anni seguiti al secodo dopoguerra. La mostra rimarrà esposta per alcuni mesi ed è visitabile negli orari di apertura del municipio.
L’occasione per questa iniziativa è legata proprio all’allestimento di questa mostra, che ha consentito di aprire uno squarcio sulla storia di questa fabbrica, dismessa da sessant’anni e ormai quasi dimenticata.
Il contributo fondamentale alla ricostruzione della vicenda proviene dalla ricerca didattica Un passato da scoprire in una fabbrica da demolire, realizzata nel 1988 da una classe del Liceo Scientifico di Zogno in occasione della riqualificazione dell’area su cui sorgeva la fabbrica, ormai in preda al degrado.
Il testo, le immagini e i documenti della ricerca sono pubblicati pressoché integralmente, fornendo una panoramica completa e dettagliata delle vicende che accompagnarono lo stabilimento dalla sua nascita, nel 1874, come setificio, alla successiva trasformazione in iutificio, ai vari passaggi di proprietà, fino alla chiusura nel 1961. Una storia importante, perché ci lavorarono migliaia di persone, in gran parte donne, in condizioni spesso difficili, fornendo un contributo non trascurabile all’economia locale.
L’opera, promossa dal Centro Storico Culturale Valle Brembana “Felice Riceputi” e sostenuta dalla partecipazione del Comune di San Pellegrino Terme, intende contribuire a riscoprire questo aspetto di storia economica e sociale alla quale sono legate le vite di tante famiglie di tutta la Valle Brembana.
La copertina del libro
Un aspetto della mostra fotografica sulla SASA, allestita nell’atrio del municipio di San Pellegrino Terme
Realizzato in occasione del restauro di due opere veronesiane della chiesa parrocchiale di Dossena (Decollazione di san Giovanni Battista e San Rocco tra i santi Vito e Modesto) il volume contiene lo studio artistico della prof.ssa Orietta Pinessi e la relazione del restauro eseguito da Antonio Zaccaria, oltre a un saggio sulla chiesa, curato da Tarcisio Bottani.
Promosso dalla Parrocchia, il restauro, coordinato da Barbara Mazzoleni, si è avvalso del sostegno di alcuni enti ed istituzioni, e in particolare del Centro Storico Culturale, che ha coperto i costi di edizione del volume.
Lo studio artistico della prof.ssa Pinessi ha consentito di appurare la paternità delle due tele, che risalgono alla seconda metà del Cinquecento. Quella di San Rocco è di mano del pittore Luigi Benfatto, noto col nome veneto di Alvise dal Friso (Verona, 1551 – Venezia, 1611), nipote e allievo di Paolo Veronese, nella cui casa dimorò lungamente. La pala della decollazione del Battista è stata invece confermata al Veronese, con probabile intervento del fratello Benedetto per il completamento di parti accessorie.
È in fase di completamento la consegna ai Soci delle copie del nostro Annuario QUADERNI BREMBANI 19, unitamente alla tessera per il 2021. Chi non è socio e desidera avere una copia dell’Annuario la può trovare nelle principali edicole e cartolerie della Valle Brembana e presso le librerie Legami e Arnoldi di Bergamo.
Purtroppo la pandemia, assieme ad altre cause, ha portato via ben nove soci, ai quali abbiamo dedicato un affettuoso ricordo nell’apposita sezione dei “Commiati”. E proprio alla pandemia, con l’eco dei tragici mesi di forzata chiusura, abbiamo dedicato un’altra sezione, dal titolo “Tempo di pandemia”, con le testimonianze di alcuni soci attivi in vari settori e significativi testi poetici.
L’edizione di quest’anno contiene in tutto una sessantina di contributi che ci propongono informazioni inedite su diversi aspetti della Valle Brembana ed espressioni di creatività poetica.
Vanno inoltre segnalati i testi legati a iniziative che hanno caratterizzato l’attività del Centro Storico nel corrente anno: la mostra delle antiche fotografie di Andrea Milesi e la carrellata delle opere vincitrici e segnalate del concorso “Eleganza discreta di una Valle. Concorso di fotografia Marco Fusco”, che è stato accolto favorevolmente e che riproporremo anche l’anno prossimo.
Non manca lo Scaffale brembano, che raccoglie anche quest’anno brevi recensioni dei libri di argomento locale, oltre ad alcune interessanti tesi di laurea.
Questo il Sommario degli articoli che vi sono pubblicati…
Architettura: ultimo quarto sec. XVIII su strutture preesistenti. Pittura: tele di Palma il Vecchio, inizi sec. XVI; di F. Cavagna, 1630; di E. Albricci, 1773 e V.A. Orelli, fine sec. XVIII; dipinti vari in sacrestia. Arredo: coro del 1788; mobili della sacrestia.
L’edificio. Si trova nella parte alta del paese dove anticamente sorgeva un castello; in cima al campanile svetta la monumentale statua in rame di San Lorenzo, che brilla come un’icona preziosa.
L’attuale chiesa fu costruita tra il 1770 e il 1798 in stile neoclassico, utilizzando parte delle strutture della chiesa quattrocentesca, testimoniate ad esempio dalla lunetta dipinta e dalla data incisa sull’architrave (2 maggio 1452) di una delle due porte del lato destro della chiesa, scoperte da un restauro moderno. La decorazione interna è di fine ‘800, ma gli affreschi sono precedenti (‘700).
L’architrave con la data del 1452
I dipinti. Il dipinto più importante della chiesa è la pala del primo altare a destra dipinta ai primi del ‘500, che rappresenta l’Adorazione dei pastori ed è attribuita al grande pittore di Serina Palma il Vecchio; la tela è un esemplare di pittura veneta: il caldo cromatismo, il paesaggio, l’equilibrio classico della composizione ricordano Giorgione e Tiziano. Nella controfacciata, sopra la bussola, grande tela anonima del ‘600, ricca di spunti drammatici, con la Fuga in Egitto. Negli altri tre altari da notare a sinistra la pala di Francesco Cavagna (figlio del più noto Gian Paolo), dipinta nell’anno della peste (1630) con i tradizionali Santi protettori San Rocco e San Sebastiano. Nel presbiterio, dietro l’altare principale della chiesa, grande pala di Vincenzo Angelo Orelli (1785 circa) con la Madonna e i Santi Lorenzo, Marco e Marcelliano: le posizioni in diagonale, i colori vivaci e le pose enfatiche esaltano il gusto tardo barocco del pittore ticinese, presunto autore anche degli affreschi della volta; ancora nel presbiterio si possono vedere gli affreschi di Enrico Albricci (1773), noto come pittore di comiche “bambocciate”, che qui si propone come pittore neoclassico.
L’Adorazione dei pastori di Palma il Vecchio
La scultura. Nel secondo altare a sinistra c’è un bel crocifisso ligneo del ‘600. Le sculture degli Apostoli che ornano la navata sono dello stesso Francesco Albera che a fine ‘800 ha ideato la statua di San Lorenzo in cima al campanile.
L’arredo. Tra gli arredi lignei: il coro intagliato nel 1788, i confessionali e la bussola dell’ingresso principale, tutte opere della famiglia di scultori zognesi detti i “Marina”. L’organo è un Bossi del 1908. Anche la sacrestia è ricca di pezzi interessanti: tele, affreschi strappati, mobili antichi tra i quali un bellissimo armadio con cassettiere del ’600.
FRAZIONE ENDENNA, PARROCCHIALE DI SANTA MARIA ASSUNTA
Architettura: ricostruzione del 1848, con preesistenze del sec. XV. Dipinti: trittico anonimo di San Bernardino, sec. XV; tracce di affreschi esterni, sec. XVI.Scultura: bassorilievo di fine sec. XV; statua dei Fantoni, sec. XVII. Arredo: tribuna dell’altare maggiore, secoli XVI-XVII
L’edificio. L’antica chiesa medievale è visibile nel portale a fasce, di gusto gotico; l’edificio è stato rifatto nell’800 in stile neoclassico. Tracce di affreschi sono state recuperate nella porzione di edificio che fronteggia il campanile: un angelo annunciante e figure di Santi nel sottarco.
I dipinti. Su una parete laterale c’è un’opera rara, è il Trittico di San Bernardino, originale tavola lignea di fine ‘400: al centro la figura di San Bernardino, dipinta su un fondo dorato, decorato con cornice intagliata a colonnine tortili, foglie, guglie e stemma raggiato; ai lati l’Annunciazione e Sant’Antonio abate e San Sebastiano in basso. Il dipinto è stato variamente attribuito a pittori locali (forse i Marinoni di Albino) o ad una bottega senese; lo stile è arcaico, ancora gotico, per la presenza dell’oro, per la staticità delle figure, per l’insistenza sul volto scavato di San Bernardino. Nella sacrestia una bella tela di una Pietà firmata dal veneto Nicola Grassi.
La scultura e l’arredo. Originale bassorilievo in alabastro del ‘400-‘500, che rappresenta un’Adorazione dei Magi; da ammirare anche un bel Crocifisso attribuito a un certo Zambelli e una statua dell’Immacolata dei Fantoni (1670). Capolavoro di scultura in legno è la tribuna dell’altare maggiore dove si intrecciano decorazioni vegetali, colonnine tortili, nicchie figure di Santi e angioletti, in un tripudio di oro e colori barocchi. L’organo è un Serassi del 1844.
Il Trittico di San Bernardino
FRAZIONE GRUMELLO DE’ ZANCHI, PARROCCHIALE DI SANTA MARIA ASSUNTA
Architettura: dal sec. XV al sec. XVII. Dipinti: tavole di V. Carpaccio, inizi sec. XVI; pala centrale di L. Bassano, fine sec. XVI; due tele di A. De Pieri detto lo Zoppo vicentino, 1725; affresco di V.A. Orelli, sec. XVIII
L’edificio. La costruzione è frutto di stratificazioni successive che vanno dal 1454 (data incisa sul portale laterale) al 1924, quando fu costruito il portico esterno. Prevale comunque l’intervento settecentesco, testimoniato dalla data 1724, incisa sul portale e dalla decorazione interna della chiesa.
I dipinti. La chiesa possiede una dotazione eccezionale di tele, in particolare, sull’altare nella parete sinistra, cinque tavole di Vittore Carpaccio, un unicum per la nostra provincia del grande pittore veneziano; si tratta di ciò che resta di un polittico smembrato con i Santi Giacomo e Giovanni Evangelista al centro, Dio Padre nella lunetta in alto e San Girolamo e Sant’Antonio abate in basso: è pittura di altissima qualità nell’atteggiamento delle due figure monumentali, improntate a un senso di sospesa meditazione e di forte senso plastico, e nell’intenso naturalismo dei paesaggi dei due Santi eremiti. La pala centrale con la Madonna del Rosario, San Domenico e papa Pio V è firmato da Leandro Bassano, altro protagonista della pittura veneziana tra fine ‘500 e ‘600; sempre nel coro due piccole tavole con Sant’Antonio abate, che tiene in mano il fuoco e Sant’Antonio da Padova, attribuite alla bottega di Palma il Vecchio. Lungo le pareti della navata due bellissime tele di Antonio De Pieri detto lo Zoppo, opere ricche di effetti scenografici e cromatici tipicamente veneti. Nella volta della sacrestia un originalissimo affresco di Vincenzo Angelo Orelli, che raffigura le allegorie delle Virtù su una mongolfiera, singolare sintesi “illuminista” tra spirito progressista e tradizione!
Arredo. L’organo è un Serassi del 1789. Tra gli arredi preziosi si noti una croce astile con elementi figurati datata 1559. Nella attigua chiesetta un pulpito seicentesco ospita un piccolo dipinto di Bartolomeo Litterini (1717).
Due soggetti del polittico di Vittore Caarpaccio
FRAZIONE POSCANTE, PARROCCHIALE DI SAN GIOVANNI BATTISTA
Architettura: sec. XIX. Dipinti: affreschi nella cappella del Carmine,sec. XV; dipinti anonimi dei secoli XVII e XVIII; tela di F. Cavagna, sec. XVII; pala centrale di V.A. Orelli, sec. XVIII
L’edificio. L’esistenza di una chiesa quattrocentesca è testimoniata dalla data 27 aprile 1498, incisa sul basamento del campanile. L’edificio attuale fu costruito a metà ‘800, in stile neogotico; la facciata è moderna.
I dipinti. Si possono ammirare una serie di tele seicentesche, alcune anonime, altre di autori certi: il Battesimo di Gesù è opera di Francesco Cavagna, detto il Cavagnolo, la tela centrale, con San Giovanni Battista e i Santi Pietro e Andrea, è opera di Vincenzo Angelo Orelli, pittore ticinese tra rococò e neoclassicismo. Gli altri dipinti e gli affreschi sono moderni. Nella vicina cappella del Carmine si trova un affresco strappato che ritrae la Madonna col Bambino di stile tardo gotico e due dipinti settecenteschi del veneziano Gian Nicola Grassi, con forti effetti di luce e tagli diagonali di gusto tiepolesco.
Arredo. Notevole la dotazione di oggetti preziosi tra cui calici d’argento, lampade e candelieri in bronzo del ‘500 e ‘600 e abiti ecclesiastici del ‘600 e ‘700.
Affreschi della cappella del Carmine
FRAZIONE STABELLO, PARROCCHIALE DI SANTO STEFANO
Architettura: sec. XVIII. Dipinti: varie tele dei secoli XVII e XVIII. Arredo: arredi lignei del sec. XVII; notevole dotazione di manufatti preziosi
L’edificio. La chiesa si trova nel centro della frazione, seminascosta dalle case che la circondano.La costruzione attuale, in stile neoclassico, è opera del ‘700 con restauri dell’800 e decorazioni del ‘900; una croce in pietra assai primitiva, murata presso il portale sinistro della chiesa, testimonia una presenza antica, forse un oratorio. Sappiamo comunque che una chiesa esisteva a Stabello già nel ‘400.
I dipinti. La decorazione della chiesa è opera moderna, ma sono presenti anche molte opere del ‘600, tra cui una Pietà e una Madonna della cintura. Del secolo successivo c’è una Madonna del Rosario del veronese Pio Piatti, una Madonna che consegna la veste a Simone Stock, un’Adorazione dei pastori e un Transito di San Giuseppe.
L’arredo. La chiesa ha una ricca dotazione di arredi lignei: un bellissimo armadio in sacrestia, gli stalli del coro, il pulpito intagliato e intarsiato. Da notare anche la vasca battesimale e il lavabo in sacrestia: tutte opere del ‘600. Notevole anche la dotazione di paramenti sacri e di manufatti preziosi: reliquiari, candelieri, turiboli, carteglorie, un messale con guarnizioni d’argento del 1705, calici e vassoi in argento del ‘600 -‘700; tra gli abiti ecclesiastici: pianete del ‘600, ricamate e intessute. L’organo è un Serassi del 1886.
Architettura: fine sec. XVIII inizi XIX sec. Pittura: tele varie in chiesa e in sacrestia, dal XVI al XIX sec.: San Carlo, Madonna Assunta, Madonna di Loreto, Crocifissione. Sono presenti due strappi di affresco (San Sebastiano e Madonna con Bambino), di fattura semplice ma suggestiva, datati agli inizi del Quattrocento e provenienti dalla veccia chiesa e di Sant’Antonio demolita agli inizi Ottocento. Nella cappella di destra, dedicata alla Madonna, attorno alla statua inseriti in una lastra di marmo color grigio cenere 15 piccoli tondi con i misteri del Rosario opera del pittore Antonio Morali da San Giovanni Bianco. Nella tazza ovale della volta un grande affresco rappresentata la Chiesa e il Concilio Vaticano II, ed è del 1965, opera del pittore valdimagnino Agostino Manini. Arredo: coro ligneo settecentesco proveniente, così come uno dei due confessionali lignei, dalla chiesa di San Bartolomeo, antica prima chiesa parrocchiale di Vedeseta, ora in territorio di Taleggio; pila in marmo nero del 1711, dono dei valtaleggini attivi a Roma; paramenti in sacrestia. L’organo è dell’anno 1878 e fu “provvisto dalla Ditta Locatelli Saverio fabbricatore d’organi in Bergamo”.
L’edificio. La chiesa, con la notevole torre campanaria del 1912 alta 50 m, si staglia sull’abitato ma non lo soffoca e è stata costruita tra 1798 e 1803, con grandi lavori di palificazione che a distanza di tempo la mantengono dal punto di vista statico, perfetta. Sorge poco lontano dalla precedente, di origine quattrocentesca – che si trovava sull’area dell’attuale cineoratorio e era in cattive condizioni e troppo piccola per i bisogni della crescente popolazione (10 m X 5 circa) – e ha una, insolita e curiosa, forma a ellisse, quasi delle braccia aperte ad accogliere chi entra. Le prime celebrazioni pare già nel 1803 ma, ancora grandemente spoglia, venne benedetta e officiata nell’anno 1810. La facciata è di stile lineare, neoclassico, mai completata, ma abbellita pochi decenni fa di un portale interessante disegnato dall’architetto Cassinelli con interventi dello scultore Gregorio Cividini e dell’artista Franco Bianchetti. Nel corso dell’Ottocento, subirà diverse modifiche, come la formazione delle due cappelle laterali, dedicate l’una alla Madonna e l’altra a San Rocco (ora Sant’Antonio abate e, anche, Sacro Cuore), delle nicchie per ospitare le statue dei santi, della sacrestia, dell’organo, e nel secolo scorso, della porta di accesso al nuovo campanile costruito nel 1912. In contemporanea, lentamente ma progressivamente, si arricchirà, – soprattutto con il parroco don Artusi (1875-1922) – di quadri, statue, arredi, suppellettili. In parte provenienti anche dalle altre chiesette, soprattutto da San Bartolomeo, dalla vecchia chiesa di Sant’Antonio che nel 1567 era subentrata nelle funzioni parrocchiali a San Bartolomeo e dall’oratorio di San Giovanni Battista.Merita una visita la campestre chiesa di San Bartolomeo, la prima chiesa parrocchiale di Vedeseta, ora in territorio comunale di Taleggio.
La parrocchiale di Vedeseta
CHIESA DI SAN BARTOLOMEO
Chiesa, roccolo, ossario (sec. XVIII) e cippo confinario
Posta in alto sul dorso del costone d’Olda, in posizione centrale rispetto alla Valle, ma lontana da ogni centro abitato e, un tempo, da ogni casa, è la località San Bartolomeo con la sua chiesa, legata a Vedeseta e soprattutto alla sua parrocchia (che tutt’oggi è proprietaria dell’edificio e della piccola area del “sagrato”) ma da tempo passata in territorio di Taleggio. Ciò come risultato di un annoso contenzioso confinario tra le due comunità che dal 1428 hanno fatto scelte contrapposte restando una (Vedeseta) schierata con Milano e l’altra avendo optato per la Serenissima, nuova padrona di tanto territorio bergamasco. San Bartolomeo è luogo eminentemente religioso, legato in particolare al culto dei morti, isolato e solo da qualche decennio raggiungibile in macchina e con la novità, nei pressi, di un piccolo villaggio di seconde case. L’area costituisce un insieme suggestivo per il contesto naturale e per la contemporanea presenza dell’edificio religioso, di un ossario settecentesco, per i resti di una casa conventuale sempre settecentesca e di un antico roccolo con annessa santella, con affresco del 1734 del pittore della Valle Imagna Francesco Quarenghi, purtroppo quasi perduto. Da ricordare che gli abitanti della valle – ma un tempo anche dai paesi e dalle vallate circonvicine – tradizionalmente, nel giorno di Pasquetta, vengono a celebrare la festività con un pranzo al sacco su questi prati e chiamano la festa “Sanburtolamè” o, anche, ai “mörcc”.
L’edificio. La chiesa è un rifacimento novecentesco della precedente chiesa quattrocentesca (con aggiunte settecentesche) che risultava pericolante; tuttavia la struttura e l’aspetto esterno non risultano molto diversi dalla chiesa precedente. La presenza sul colle di un edificio religioso dedicato a San Bartolomeo è testimoniata già alla fine del XIII sec. Da prima della metà del 1400 sono certe le sue funzioni parrocchiali per la comunità di Vedeseta, trasferite poi, nel 1567, alla chiesa di Sant’Antonio, in paese, per maggiore comodità della popolazione. Nel passato la chiesa fu arricchita di arredi e suppellettili grazie a parroci benemeriti e anche per opera della colonia degli emigrati valtaleggini a Roma, dove in molti erano andati a cercare fortuna esercitando per lo più il mestiere dell’oste. La chiesa, che è stata oggetto all’esterno di diversi recenti interventi di manutenzione, presenta una facciata di gusto neoclassico con campanile settecentesco e un portico sul lato sinistro e un piacevole spazio sia davanti che intorno, mentre l’interno della chiesa è in stato di degrado e la sua stabilità minacciata dalla fragilità del terreno su cui sorge. Sul muro di contenimento dietro l’abside è murato un cippo confinario con data del 1760, epoca dell’ultima delimitazione di confine tra Milano e Venezia.
Il cippo confinario
L’ossario. Nel ‘700 vicino alla chiesa fu costruito una piccola cappella con funzione di ossario per riporvi le ossa dei molti morti sepolti nel cimitero che si trovava nell’area attorno alla chiesa stessa; dalla grata della cappella oggi restaurata si vedono le antiche ossa e i segni delle grazie ricevute.
Architettura: fine sec. XIX, inizi sec. XX. Dipinti: duepolittici degli inizi del sec. XVI; testa di Madonna di P. Mera del sec. XVII su rame. Arredi: altari e arredi lignei del sec. XVII; arredi preziosi dal sec. XVI al sec. XVIII. La chiesa pur essendo di fondazione molto antica (forse sec. XIII) fu ricostruita tra la fine del sec. XIX e gli inizi del sec. XX.
I dipinti. Testimonianze dell’edificio antico sono le murature della parte absidale, che all’esterno mostrano affreschi cinquecenteschi con Sant’Antonio abate e il leone di San Marco, emblema del dominio veneziano; tra queste immagini gli stemmi dei committenti: i Ragazzoni a sinistra e gli Annovazzi a destra.
All’interno, sulle pareti del presbiterio, due polittici a sei scomparti in bellissime cornici originali intagliate e dorate: uno era l’ancona centrale della chiesa antica con al centro la statua lignea della Madonna, ai lati i Santi Ambrogio e Lorenzo, e sopra Sebastiano, Antonio abate e Rocco; in alto, sulla cimasa, Dio Padre tra due angeli. L’altro polittico, proveniente dall’oratorio di Sant’Antonio di Valtorta, rappresenta una Madonna con Bambino tra i Santi Antonio abate e Lorenzo, sopra una Pietà tra Sant’Ambrogio e Santa Caterina e, sulla cimasa, Dio padre e L’Annunciazione; la parte in basso, la predella, è dipinta con Cristo tra gli apostoli. Sono polittici anonimi ma assai belli, di gusto ancora gotico per le dorature e lo stesso formato a scompartimenti separati, ma di linguaggio rinascimentale per gli effetti plastici e naturalistici.
Il polittico della Vergine col Bambino
Sopra l’altare a sinistra del presbiterio, un altro dipinto che costituisce una rarità è una tavoletta in rame, con bella cornice barocca, firmata da Pietro Mera nel 1643, che rappresenta una testa della Vergine come un ritratto.
La Madonnina di Pietro Mera
Arredi. In fondo alla navata sinistra è collocato l’altare maggiore della chiesa antica, vero capolavoro di intaglio a forma di tempietto, con nicchie, colonnine e statuette; in fondo alla navata destra altare simile, con una pala seicentesca che rappresenta la Consacrazione di San Carlo. Belli anche il pulpito, un confessionale e altri arredi in sacrestia, tutti intagliati e intarsiati. Non manca un piccolo patrimonio di arredi preziosi e paramenti sacri dal ‘500 al ‘700, che fanno di questa chiesa un vero museo d’arte sacra.
CONTRADA TORRE, CHIESA DI SANT’ANTONIO ABATE
Architettura: sec XVI con interventi successivi. Dipinti: un affresco del sec XIV e affreschi del sec. XVI. Sulla strada che da Valtorta centro porta alle sciovie dei Piani di Bobbio-Ceresola, in un contesto di case antiche della contrada Torre, un campaniletto con bifore a sesto acuto segnala sulla destra in basso la presenza della chiesa di Sant’Antonio abate, costruita nel 1367 come oratorio privato, sotto il patronato della famiglia Ragazzoni.
L’edificio. La costruzione attuale è cinquecentesca, ma questa è stata edificata su un edificio trecentesco, che a sua volta è sorto sopra una precedente costruzione fortificata. La facciata è stata rifatta due volte a causa della caduta di valanghe e la data del 1702, scolpita sull’architrave del portale, testimonia l’ultimo rifacimento. L’interno ha la tipica struttura delle chiese del ‘400 e del ‘500 a navata unica con presbiterio e soffitto con travi a vista, sostenuto da due arcate trasversali.
I dipinti. All’esterno sulla parete sud, presso l’ingresso laterale, ci accoglie una monumentale figura di San Cristoforo con Gesù Bambino sulla spalla e una figura di Santo alla sua sinistra. All’interno l’affresco più antico rappresenta, sulla parete destra, la scena della donazione: il donatore, accompagnato da un Santo vescovo, offre il modello della chiesa a S. Antonio abate; sulla destra una Madonna con Bambino e una Trinità dentro una mandorla gotica, La chiesa contiene poi cicli di affreschi cinquecenteschi (in due punti appare la data 1529), tra i meglio conservati della valle: è interamente affrescata l’arcata trasversale sulla parte rivolta verso il presbiterio: da sinistra un Cristo che esce dal sepolcro con gli strumenti della passione, una Madonna con Bambino e San Rocco, un’Incoronazione della Vergine in un tripudio di angeli, una Crocifissione con i Santi Rocco e Sebastiano e infine una Natività con Giuseppe e Maria; sono soggetti devozionali dipinti da artisti locali, con accentuazioni patetiche e realistiche (Cristo in pietà o “vir dolorum”) o con aperture verso una spazialità più aperta (gli angeli nell’Incoronazione). Altri affreschi si trovano sulle pareti del presbiterio, dove in una successione di riquadri con didascalie, sono rappresentate le storie di Sant’Antonio abate: sono riconoscibili alcuni fantasiosi episodi con le tentazioni del demonio oppure la scena della morte del Santo equilibrata e prospetticamente ben strutturata.
Cristo nel sepolcro
Scena della vita di Sant’Antonio abate
FRAZIONE CANTELLO: BORGO E AFFRESCHI ESTERNI
La località Cantello è raggiungibile in auto in pochi minuti da una strada che, prima di Valtorta centro, sale sulla destra venendo da Bergamo. Lasciata l’auto sulla strada asfaltata si sale con un sentiero che in pochi metri porta alla parte più interessante del nucleo abitativo. Il borgo presenta una serie di edifici rustici in pietra con fronte rivolto a sud; al centro del nucleo di case più antico un tratto di via coperta e porticata. Quasi subito ci accoglie un bel dipinto devozionale con la Madonna e Gesù Bambino in trono tra Sant’Antonio abate e San Sebastiano: opera gustosa per la semplicità e il candore dei sentimenti espressi, purtroppo in cattivo stato di conservazione; sotto, quasi illeggibile, l’iscrizione: AVE REGINA CELORU XIX SETEMB…. MDLVIII. Proseguendo il sentiero, dopo il breve tratto di strada porticata, incontriamo la pittoresca casa Annovazzi, sulla cui facciata sono state dipinte rustiche decorazioni floreali, datate 1751, una Madonna con Bambino (ormai invisibile, forse residuo di uno strappo) e altre immagini di difficile identificazione (sulla sinistra un braccio e un capitello).
Casa Annovazzi
FRAZIONE CANTELLO, ORATORIO DI SAN ROCCO E SEBASTIANO E DIPINTI MURALI IN BAITE E CAPPELLE
Architettura: oratorio sec. XVII. Dipinti: affreschi sulle baite sec. XVII-XIX
L’edificio. In località Cantello di Valtorta, oltre agli affreschi esterni, è possibile ammirare, al termine del borgo, dopo la casa Annovazzi, l’oratorio di San Rocco e Sebastiano, edificato da Paolo e Bernardo Annovazzi, per ringraziamento dallo scampato pericolo della peste (1630); il piccolo edificio si presenta intonacato da un recente restauro, con una finestrella a lunetta, il portale e un’altra piccola finestra sulla destra.
La chiesa del Cantello
I dipinti. All’interno la pala d’altare rappresenta la Vergine col Bambino tra San Sebastiano e San Rocco che solleva la veste per mostrare la piaga del morbo: opera anonima di poco posteriore alla edificazione della cappella (1659).
Gli affreschi delle baite. Al di fuori del borgo, sulle mulattiere e sulle baite che si affacciano sopra Cantello, percorrendo il sentiero che dalla frazione sale in direzione di Ornica o verso il pizzo dei Tre Signori, è facile imbattersi in dipinti murali realizzati dal sec. XVII al sec. XIX, a carattere prevalentemente devozionale, ma talvolta con scene di vita civile: è il caso della baita Agalì, dove un cavaliere che fuma la pipa riceve un omaggio di una caraffa di vino e di un ramoscello da parte di un uomo festante in abiti settecenteschi; nella splendida località Pigolotta due affreschi con Madonna e Santi; un piccolo dipinto del ’600, meglio leggibile, si trova sulla baita Madona; una bella edicola votiva dell’’800, che si trova sulla mulattiera per Costa, ci mostra tutte le pareti dipinte con una Pietà, San Giuseppe e San Rocco, l’Immacolata e una figura maschile che accompagna dei bambini, opera di un tal Antonio Pagnona.
Vergine col Bambino tra San Sebastiano e San Rocco
FRAZIONE RAVA, ORATORIO DI SAN GIOVANNI BATTISTA
L’edificio. Le prime notizie della chiesa risalgono al sec. XIX, quando abbiamo testimonianze di un ampliamento di un edificio più antico. Vale la pena di fare un’escursione nella frazione Rava soprattutto per vedere un bell’affresco riscoperto negli anni ’60, sotto un quadro ad olio di medesimo soggetto.
Il dipinto. Il dipinto rappresenta la Madonna con Bambino in trono tra San Giovanni Battista e San Lorenzo: si tratta di una composizione statica ancora cinquecentesca, anche se probabilmente fu eseguita più tardi da maestranze locali. La particolarità dell’opera è costituita dal fatto che la Madonna tiene in mano un fiore bianco, forse un croco primaverile: per questo è stata denominata la Madonna del fiore; da notare anche la finezza del broccato della dalmatica di San Lorenzo con motivi “a melagrana”.
Architettura: sec. XIX. Dipinti: opere dal sec. XVI al sec. XVIII tra cui una tela del Ceresa e una attribuita a Palma il Giovane; tela dell’Adorazione dei Magi di anonimo, sec. XVI
L’edificio. Venendo da Bergamo la parrocchiale appare sulla sinistra in alto, al centro del paese, con il suo campanile svettante per la presenza di una monumentale statua di San Michele. L’edificio è stato completamente ricostruito nell’‘800, in forme neoclassiche.
I dipinti. La decorazione generale è moderna e di scarso interesse. Viceversa la chiesa contiene dipinti di buon livello: un’Adorazione dei Magi anonima, opera cinquecentesca che ha un linguaggio estraneo a quello tipico degli autori locali o di scuola veneta: il rigore geometrico del pilastro in primo piano fa pensare al linguaggio toscano, la resa plastica degli abiti fa pensare a un pittore nordico; sempre nel coro c’è un bel Battesimo di Cristo attribuito a Jacopo Palma il Giovane(1544-1628), il pittore veneziano di grande successo originario di Serina; nel dipinto i due protagonisti manifestano la tipica gestualità manierista, nell’incedere di San Giovanni col braccio alzato e nel ritrarsi di Cristo con le braccia al petto; c’è poi la pala del Rosario di Carlo Ceresa, firmata e datata 1640, del tutto simile alla pala di Carona dello stesso autore. La parte centrale rappresenta la Madonna col Bambino circondata da angioletti, in primo piano vi sono San Domenico e Santa Caterina. Il Santo in piviale e triregno a sinistra è identificato con San Silvestro papa, quello con corazza e corona regale con Costantino imperatore; intorno al dipinto sono descritti i Misteri del Rosario in sequenza dall’Annunciazione all’Assunzione. Va segnalata anche la pala centrale, bella tela barocca del veneto Antonio Molinari (1688), che rappresenta la Madonna con bambino, San Michele che atterra il demonio e i Santi Giuseppe e Anna. Infine sulle pareti si segnalano due tele più modeste dei primi del ‘700 con la Flagellazione di Gesù e l’Orazione nell’orto.
L’arredo. Ai due altari laterali si notino due paliotti antichi in rame sbalzato. Tra gli arredi in legno notevoli gli stalli seicenteschi e gli armadi della sacrestia. Tra gli arredi preziosi un reliquiario a forma di tempietto del primo ‘500, una croce astile in rame argentato del 1578 e un calice d’argento con le immagini della Vergine, di San Michele e Sant’Antonio abate.
La Madonna del Rosario
L’Adorazione dei Magi
CHIESA DI SAN CARLO
Architettura del sec. XVII e XVIII. Dipinti: affreschi del sec. XIX
L’edificio. È una delle più antiche chiese dedicate a San Carlo, pochi anni dopo la sua canonizzazione avvenuta nel 1610. Sorge solitaria a sud del paese, facilmente visibile sulla destra per chi percorre la strada provinciale da Bergamo. Recuperata da uno stato di abbandono da un recente restauro, presenta un curioso frontone curvilineo, di gusto settecentesco. L’interno è costituito da una semplice aula a pianta rettangolare, coperta da volta a botte.
I dipinti. L’interno è stato privato di tutte le opere mobili, per questo rimangono solo gli stucchi barocchi e una serie di affreschi nel presbiterio e sulla cupola: rappresentano la Madonna Immacolata tra San Rocco e San Luigi Gonzaga nella lunetta, e San Carlo che amministra la prima comunione a San Luigi Gonzaga in alto sulla cupola; sono dipinti ottocenteschi con gustose scene di costumi e architetture “da operetta”.
Architettura: costruita dall’architetto svizzero Antonio Bergio, 1720. Dipinti. tele sagomate di A. Cifrondi, 1730; due tele con l’Annunciazione e Sant’Antonio da Padova di C. Ceresa; diverse opere di G.P. Cavagna tra cui Sant’Antonio abate che fa da pala ad un altare; ai lati del presbiterio due grandi tele con l’Adorazione dei Magi e dei Pastori di G. Locati, sec. XVIII; altre tele anonime dipinte tra ‘600 e ‘700.
L’edificio. Sorge in posizione assai isolata, sostenuta da sostruzioni artificiali, prima del paese di Valleve per chi viene da Bergamo; a causa della collocazione sotto il monte Pegherolo è stato più volte investita da valanghe, anche recentemente. E’ stata progettata dall’architetto svizzero Antonio Bergio che la iniziò nel 1720, in periodo tardo barocco. All’esterno la costruzione è spoglia con un portico sul lato destro, all’interno presenta la consueta decorazione barocca.
La parrocchiale di Valleve
I dipinti. Un ciclo pittorico di Antonio Cifrondi costituito da 5 tele raffiguranti i Misteri gloriosi, a cornice lobata, è inserito nella volta; lo stile è quello tipico del ‘700: gli scorci sono arditi, la disposizione delle figure è dinamica, coerente con le forme dei telai, che alternando contorni curvi e dritti si dilatano e si restringono in un dialogo con le immagini rappresentate. Tra gli altri dipinti un capolavoro assoluto è l’Annunciazione di Carlo Ceresa, perché emblematica della cultura delle valli basata sulla devozione religiosa, manifestata nei gesti, nei volti e negli oggetti della vita quotidiana; il modello scelto per l’angelo è un giovane paesano che recita con impaccio la parte assegnatagli, la Vergine mostra un sentimento di devozione rassegnata: nulla di più anticlassico si potrebbe immaginare! Vicina al Cavagna è la tela di Sant’Antonio abate, su un altare ricco di marmi e lapislazzuli con sette piccoli ovali dipinti. Belle anche le due grandi tele dell’Adorazione dei Magi (1732) e dei Pastori (1735) di Giacomo Locati.
L’arredo. Per l’effetto barocco si noti la balaustra tra il presbiterio e i due altari laterali, le cantorie e il pulpito in legno. L’organo è un Bossi del 1858.
L’Annunciazione di Carlo Ceresa
L’ORATORIO DI SAN ROCCO
L’ORATORIO DI SAN ROCCO
Dipinti: tela con ancona del sec. XVII; tela di G.P. Cavagna degli inizi del sec. XVII; affreschi strappati
Sculture e arredi: tabernacolo; angeli reggicandela; sculture lignee di San Pietro e Paolo
L’edificio. A differenza della parrocchiale del paese, che sorge isolata, questa chiesetta è inserita nel centro storico del paese e si affaccia sulla suggestiva piazzetta centrale, su cui si affacciano gli altri edifici più antichi del paese. Questo oratorio era usato d’inverno, quando si rendeva difficile praticare la parrocchiale; anche oggi è usato per le celebrazioni feriali e invernali.
L’edificio presenta la semplicità delle chiese ad aula del ‘600, sull’architrave del portale è incisa la data di costruzione 16IHS53 (dove le tre lettere centrali sono l’abbreviazione del nome Gesù). L’edificio è stato usato come contenitore sicuro di opere provenienti da Cambrembo e dalla stessa parrocchiale.
I dipinti. Sulla parete sud si trova un’ancona lignea con colonne tortili e una tela di autore ignoto del ‘600 che ritrae la Madonna con bambino i Santi Rocco, Sebastiano, Nicola e Gottardo. Troviamo anche una tela di Gian Paolo Cavagna che rappresenta una Madonna del Rosario con San Domenico e un paesaggio sulla sinistra in basso che forse ritrae la parrocchiale di Valleve, da cui proviene questo dipinto. Sono stati portati in questo oratorio anche tre affreschi strappati dall’oratorio di Santa Elisabetta di Cambrembo, dove sono stati portati alla luce affreschi più antichi che si trovavano sotto questi; si tratta di un Angelo custode che conduce un fanciullo, di un San Giacomo apostolo e di un San Domenico tra i Santi Rocco e Filippo Neri.
Le sculture e l’arredo. Sempre provenienti dall’oratorio di Cambrembo sono due sculture di angeli reggicandela e il tabernacolo in legno intagliato e dorato a forma di tempietto. Allo stesso secolo appartengono una statua lignea di Sant’Antonio abate e un Crocifisso dipinto. Le due statue dei Santi Pietro e Paolo, patroni della parrocchiale, poste ai lati del presbiterio, si trovavano in una nicchia della facciata della parrocchiale, dove sono state sostituite da copie in bronzo.
La pala dell’oratorio di an Rocco
FRAZIONE CAMBREMBO, ORATORIO DI SANTA ELISABETTA O DELLA VISITAZIONE
Architettura: sec. XVII, con preesistenze del sec. XV. Dipinti: affreschi dal sec. XVI al XVII
Lungo la strada che da Valleve conduce a Foppolo si devia verso la località sciistica di San Simone; si incontra subito la frazione Cambrembo e, dopo alcuni tornanti, appare in bella posizione isolata la chiesetta della Visitazione o di Santa Elisabetta, oggi frequentata dai turisti e un tempo al servizio della popolazione locale dedita alla pastorizia nei mesi estivi.
L’edificio. Un antico oratorio esisteva fin dal ‘300 e gli affreschi interni testimoniano che parte delle murature appartengono ad un edificio più antico di quello attuale, che fu ricostruito nel sec XVII, così come appare nell’iscrizione sull’architrave del portale (1674). L’oratorio ha il tipico aspetto delle chiese più antiche presenti in valle: semplice facciata a capanna, pianta ad aula e campanile inserito all’interno della struttura muraria della chiesa stessa. All’interno lo spazio è suddiviso in due campate da un arcone in pietra squadrata.
I dipinti. Sulla parete di fondo a sinistra si vede una Madonna col Bambino tra San Sebastiano e Sant’Antonio e un’altra Madonna col Bambino a destra. Su un’altra parete è dipinta ancora una Madonna col Bambino dello stesso periodo (inizi sec. XVI): belli i costumi, ingenua e ripetitiva la resa di particolari come i visi, le mani e i piedi.
A nord si apre una cappella con un affresco che ritrae la Madonna del Rosario con il Bambin Gesù tra San Carlo e San Rocco (‘600); è interessante notare che sopra questo affresco era stato dipinto un altro affresco (vedi i segni delle scalpellature), che è stato tolto con la tecnica dello strappo e che attualmente è conservato nella chiesa di San Rocco di Valleve. Al centro della volta a botte del presbiterio è raffigurata la visita della Vergine ad Elisabetta, futura madre di San Giovanni Battista, Santa invocata nei periodi di siccità o troppo piovosi; anche in questo caso alcuni arredi come il tabernacolo e due angeli reggi candela sono stati portati nella chiesa di San Rocco a Valleve per motivi di sicurezza: infatti questo oratorio è stato oggetto di furti più volte. Nella piccola sacrestia è visibile un altro affresco con il Crocifisso. Una campana della chiesa porta la data 1542, una delle più antiche della valle.
Architettura: sec. XVIII. Dipinti: opere del sec XVII di F. Zucco, G.P. Cavagna, C. Ceresa; del sec XVIII di V.A. Orelli e G. Manzoni; resti di affreschi quattrocenteschi nella casa parrocchiale.
L’edificio. Bella la posizione della chiesa collocata nel borgo storico tra il Castello (oggi sede di ristorante) e il Brembo; si può arrivare al borgo a piedi dalla provinciale della Valle Brembana, attraversando il Brembo per mezzo dell’originale ponte pedonale e poi percorrere la suggestiva scalinata. Incantevole angolo “medievale” tra acqua, verde e antiche costruzioni.
I dipinti. Nella casa parrocchiale sono state messe in vista parti di affreschi appartenenti alla sacrestia dell’antica chiesa: un Cristo Pantocratore e angeli con i simboli degli Evangelisti.
La piccola chiesa contiene alcuni dipinti di rilievo tra ‘600 e ‘700: un Battesimo di Gesù che ricorda lo stile di Gian Paolo Cavagna, forse opera del figlio Francesco; un San Vincenzo Martire che chiede pietà alla Vergine e a Cristo di Francesco Zucco (1623), dove è visibile una bella rappresentazione di Bergamo alta con le mura venete e, sotto, un arioso edificio porticato, probabilmente un convento; un Sant’Antonio da Padova di Carlo Ceresa, secondo il suo tipico stile devozionale; i Misteri del Rosario all’altare omonimo, opera di Vincenzo Angelo Orelli, che in queste gustose rappresentazioni mostra le sue capacità di pittore rococò (dinamismo, colorismo, prevalenza di forme mosse ed aggraziate). La grande pala centrale con i Santi Gottardo e Antonio abate è opera del pittore Gioacchino Manzoni, che segna il passaggio dalla scuola veneta all’equilibrio e alla moderazione cromatica del Neoclassicismo (1805).
Arredo. Alcuni oggetti d’argento del ‘700, in particolare calici e incensieri, arricchiscono il patrimonio della chiesa.
La parrocchiale di Clanezzo
La pala di Francesco Zucco
LA CHIESA DEI SANTI BARTOLOMEO E BERNARDINO DI UBIALE
L’attuale edificio fu costruito nel 1738 ma si hanno testimonianze relative ad una chiesa precedente che dovrebbe risalire al 1360: viene citata infatti nel Nota ecclesiarum, un elenco voluto da Bernabò Visconti che indicava quali erano i tributi imposti e versati dalle chiese di Bergamo alla famiglia Visconti di Milano e alla chiesa di Roma, e successivamente anche negli atti della visita apostolica di San Carlo Borromeo che la visitò nell’autunno del 1575. Fu chiesa sussidiaria fino al 1775, quando ottenne il titolo di parrocchia dopo il distacco dalla chiesa di San Giacomo di Sedrina. Consacrata nel 1900 dal vescovo Guindani, che la intitolò anche a San Bernardino, vide solo in seguito la realizzazione di opere decorative all’interno dell’aula e l’elevazione della torre campanaria con la posa della cipolla ottagonale.
L’edificio si presenta esternamente con una facciata intonacata la cui sezione centrale è tripartita da quattro coppie di lesene che terminano con capitelli reggenti la trabeazione completa di timpano triangolare. Ai lati vi sono due sezioni di misura inferiore, ciascuna delle quali presenta un oculo centrale che porta luce alle navate. L’interno si sviluppa su tre navate unite da lesene, in stucco lucido con capitelli d’ordine corinzio, collegate alle arcate. La zona presbiteriale è a pianta rettangolare e preceduta da tre gradini in pietra, mentre il catino absidale ha copertura a volta. La chiesa conserva il dipinto di Vincenzo Angelo Orelli raffigurante la Sacra conversazione di Maria con i due santi patroni.